Maria e Cosimo

Carlo Paolini*
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Le difficoltà della vita con il disagio che ne deriva si manifestano in tante forme diverse, ma approdano quasi sempre a condizioni di solitudine estrema, come quella in cui vivevano l’anziana madre e il figlio disabile, trovati morti qualche giorno fa l’uno accanto all’altra in pieno centro cittadino, nell’anno europeo della povertà e dell’esclusione sociale. La loro vita si svolgeva ormai quasi tutta all’interno della loro casa, dove si è poi drammaticamente conclusa. La loro tragica fine ripropone ancora una volta alla mia sensibilità di concittadino e di amministratore una serie di interrogativi di non facile risposta. Come riuscire a prevenire situazioni sempre più diffuse di povertà (non solo materiale) e di isolamento così dolorose? La perdita di persone care, dei legami parentali e delle relazioni sociali, la mancanza del lavoro, l’età avanzata e la disabilità: tante sono oggi le cause che producono l’emarginazione di persone e nuclei familiari, che in breve tempo si ritrovano escluse dal contesto cittadino, sempre meno ‘comunità’ nel senso letterale del termine. Anche nei condomini, si vive gli uni accanto agli altri, ma solo raramente le diverse vite s’incontrano. Che fare allora?
Leggo sulla stampa che la signora Maria e suo figlio Cosimo “non erano conosciuti” dai servizi sociali, anche perché forse la loro condizione economica era tale da non richiedere interventi in tal senso. Ma forse questo minuscolo nucleo familiare, sopravvissuto alle intemperie della vita, aveva bisogno di altri aiuti e sostegni, quelli che spesso vengono tacitamente delegati al mondo del volontariato, che si fa carico di far sentire vicina una presenza umana amichevole e solidale. Come poteva infatti una signora così anziana farsi carico da sola di tutto, dalla spesa alle pulizie di casa, dalla manutenzione ai pagamenti fino alle visite mediche, dato che aveva a carico oltre sé stessa anche un figlio disabile già grande? L’esperienza dimostra come gli anziani hanno bisogno di assistenza a tutto tondo, compresa la necessità di avere qualcuno con cui scambiare qualche parola e a cui delegare le incombenze più faticose. A volte sono le persone che stanno veramente male che non sono nemmeno in grado di chiedere aiuto.Per questo l’azione politica non può delegare tutto al volontariato o esaurirsi entro i confini di semplici azioni di assistenza o di carità.
Quali azioni ed interventi allora erano possibili e necessari nella situazione di solitudine e di disagio interiore e fisico dell’anziana madre e di suo figlio? Possibile che nessun momento della loro vita sia stato intercettato dalla rete dei servizi sociali? Penso che sia doverosa una risposta delle Istituzioni, ma l’interrogativo va posto a tutta la comunità cittadina ed in particolare a quella parte di cittadini che ha occhi per vedere e che invece li gira sistematicamente da un’altra parte! Dobbiamo avere oggi la consapevolezza che il concetto di povertà sta ampliando la propria sfera inclusiva con altri fattori, non avendo più l’esclusivo parametro del reddito: la marginalizzazione affettiva e territoriale, la fragilità del proprio essere e quindi la propria vulnerabilità, la mancanza di conoscenze per la limitata forma comunicativa che limita di fatto scelte e partecipazione. E allora, per l’amministrazione investire nella prevenzione significa anche battere strade nuove e sviluppare forme inedite di comunicazione per ampliare il raggio d’azione verso tutte quelle persone svantaggiate ed emarginate, che rimangono fuori dai molteplici circuiti cittadini.
È tempo che gli organi istituzionali a tutti i livelli trovino finalmente mezzi e strumenti strategici per uscire dall’intervento sociale di tipo assistenziale: raggiungere gli “invisibili” è sicuramente difficile, perché significa attivarsi in mille direzioni, in modo sinergico, per scoprire un numero sempre maggiore di persone e di famiglie in difficoltà, prima che sia troppo tardi. Conoscere a fondo la cittadinanza al di là dei semplici numeri statistici, attraverso un’azione concreta di intreccio fra solidarietà e sussidiarietà, significa non attendere che le persone in preda al disagio si affaccino negli uffici comunali e/o circoscrizionali. Molte di esse per pudore, per dignità o per la semplice mancanza di comunicazione restano completamente isolate dalla rete di protezione sociale, come è successo in corso Cavour e a tante altre persone di cui si occupano le cronache di ogni giorno. Non basta una convenzione per attivare un numero di Pronto intervento, se poi questo numero rimane di fatto sconosciuto … 
* Consigliere Comunale Lista Emiliano e Presidente Commissione Politiche Sociali

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Commenti

  • wadirum (utente non verificato)

    Più i giorni passano, più mi chiedo: ma come fa questa città ad andare avanti (si fa per dire…) da sola, senza governo? Pochi amministratori lavorano seriamente, poche sono le persone competenti al posto giusto, pochissimi i cittadini disposti ad uscire dal torpore e dalla rassegnazione che sta paralizzando tutti. Caro Paolini, lei sembra una “vox clamans in deserto”, non si stanchi per favore!