Largo 2 giugno per il Bangladesh
Posta la prima pietra per un monumento che ricorda un eccidio del popolo bengalese
E’ stata posta la prima pietra. Un monumento che la comunità del Bangladesh presente a Bari ha fortemente voluto in segno di amicizia tra il popolo barese e quello bengalese. L’Amministrazione comunale, dunque, ha accolto la richiesta di questa comunità di collocare un monumento, con una stele ricordo, in largo 2 giugno. Una breve cerimonia si è tenuta per la posa della corona di alloro in corrispondenza dello scavo entro il quale tra un paio di settimane sarà allocato il monumento. Vi hanno presenziato Mr. Maynul Kabir, primo Segretario dell’ambasciata del Bangladesh in Italia, l’assessore alle Politiche giovanili, accoglienza e pace del comune di Bari, Fabio Losito, in rappresentanza del sindaco Emiliano. E’ stata apposta una targa che ricorda un episodio che ha segnato la storia stessa di questa Nazione la cui nascita è frutto di molte sofferenze.
L’Unesco ha proclamato il 21 febbraio giorno internazionale della lingua madre dei popoli, a seguito di una precedente dichiarazione del 17 novembre 1999. Ben “188 Paesi promuovono la diversità linguistica e l’istruzione multilingue per diffondere la tradizione culturale sulla base della comprensione, della tolleranza e del dialogo”, si legge nella richiesta inviata al Sindaco di Bari, per ottenere l’autorizzazione. L’episodio cui fa riferimento il simbolo collocato in largo 2 giugno risale al lontano 1952. Per comprendere, bisogna fare un passo indietro. Nel 1947, una regione a cavallo tra India e Pakistan, il Bengala, fu spezzata in due. La parte occidentale rimase entro i confini dell’India. La parte orientale fu concessa al Pakistan. I pakistani cercarono da subito di imporre alla minoranza bengalese usi e costumi propri, in modo particolare l’uso della lingua urdu. I bengalesi parlano la propria lingua, il bangla. Sorse un movimento in difesa della lingua bengalese. Da qui, i primi contrasti che sfociarono nella lotta di secessione e nella nascita di uno Stato autonomo, il Bangladesh. Nel 1952, a seguito di moti di piazza, vi fu una feroce repressione da parte delle autorità pakistane. Il monumento intende ricordare quell’eccidio. “Le mie orecchie hanno ascoltato la prima parola in una lingua, così sono cresciuto e quella lingua voglio parlare nella mia vita”, ci racconta in modo appassionato uno studente bengalese. Quando chiediamo a questo gruppo di cittadini del Bangladesh a quale dei 2 Stati asiatici si sentano vicini, non hanno esitazione: “India!”. Ma quella è un’area del globo in cui le tensioni restano acute ancora oggi. Qualcuno suggerisce l’esistenza di forti interessi britannici, nell’area, che costituirebbero ulteriore benzina sul fuoco. Il console ha ricordato la dichiarazione dell’Unesco del 1999. “Il 21 febbraio, è la giornata internazionale della madrelingua. La celebrazione di quella giornata consente a noi di commemorare il tributo di sangue versato dal nostro popolo per potere riappropriarsi della propria identità culturale. A partire da quel giorno, il popolo del Bangladesh ha avuto come unico obiettivo quello di liberare il suolo patrio da ogni dominazione straniera. L’autonomia statuale e politica l’abbiamo ottenuta nel 1971”. Il passo ulteriore sarà il riconoscimento del bangla come lingua internazionale. Tra non molto, il console spera che anche il comune di Roma possa concedere la stessa autorizzazione per un identico spazio all’interno della città eterna, come quello in largo 2 giugno, a Bari.
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