Post in doppia fila – Il colloquio ai tempi di Facebook (Parte Seconda)

Fabio Fanelli
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“L’asso non s’allassa” pensò, “però se non riesci a piazzarlo in terra e qualcun altro al tavolo chiude, ti costa 15 punti”. Il Burraco, il gioco delle donne di casa Capurso da lui sempre odiato, diventava metafora di vita. Il nodo alla cravatta ne aveva ferito l’orgoglio, “l’asso” traditore ne annientò l’autostima.
“ARU”, l’amico sconosciuto di qualche giorno prima, diventava oggi la stretta di mano della sua chance di entrare in azienda. Trovare lavoro. Cambiare la Smart. Andare a vivere da solo, lontano da chi quella mattina lo aveva tenuto per un guinzaglio regimental. Voleva bene ai suoi. Ne voleva il doppio a suo padre. Ma quella bandiera nerazzurra che sarebbe spuntata il sabato sera sul suo balcone, lui proprio non l’avrebbe potuta accettare.

ARU aveva lo stesso identico sorriso del suo avatar facebook. Aveva la mano allungata verso la stampante nell’atteggiamento tipico di chi aspetta un foglio caldo per aprire le danze. La stampante emise un sibilo leggero, a Marco Capurso parve il rullo di tamburi che annuncia il boia. Ed il boia arrivò:
“Dunque vediamo, vedovo, orientamento religioso Ultras, orientamento politico secessionista “Via il Salento dalla Puglia”. Recentemente iscritto al gruppo: ‘fare sesso sulla scrivania dell’ufficio’. Le piace la mia segretaria?”. Aveva un sorriso da iena. E come una iena stava infierendo su una carcassa inerme. La carcassa, nel frattempo, non riusciva a togliersi dalla testa l’altro sorrisetto, quello ammiccante della segretaria al suo ingresso. Galletto? Pollo al massimo!

“Ovviamente, sono tutte battute. Mi piace scherzare ….” balbettò. “Massì, ma si figuri, se noi andiamu a giudicare i nostri candidati sulla base delle loro pagine facebook.” Lo interruppe l’avatar animato, “è solo per conoscerci meglio”. “Ad esempio io mica lo sapevo di questo gruppo ‘scusate per ieri sera’ dove ci si scusa per le proprie sbornie. Tu hai insegnato qualcosa a noi.” “Inoltre” continuò ARU, “ho trovato molto illuminante il messaggio che hai postato sulla bacheca del gruppo lo scorso giovedì alle 4.25: ‘ok ok ok, mi serve una scusa per bidonare quelli del colloquio di domattina. Sto troppo fatto.’ Immagino, abbia vinto ‘ l’imprevisto familiare’, almeno così mi riferì venerdì la mia segretaria’.

Un brivido passò per la schiena di Marco. Un moto di orgoglio. La sua dignità che si ribellava: “con tutto il rispetto dottor Ulivieri, o ARU come preferisce, posto che io sappia ciò che posto, e posto che non credo di avere chance alcuna di ottenere questo posto, perché mi ha fatto venire qui?”.
ARU sorrise: “abbiamo un amico in comune che ci ha caldamente consigliato di prenderti per uno stage qui da noi. Ho bisogno di un’assistente, e adesso, sai di cosa ti occuperai. Ricostruirai per noi i profili dei nostri stagisti, dipendenti, clienti, attraverso i loro movimenti internet. Dai gusti alla personalità, dalle abitudini ai vizi, ai talenti. Sarai il nostro ‘amico comune’. Che ne pensi?”.
“Magari ci penso su, se per voi va bene”.

Arrivò a casa un’oretta dopo. Era scattato il burraco. Lui corse al pc e si collegò a facebook. Una notifica: “Sara Marconi ha pubblicato una foto in cui ci sei tu ‘salviamo la medusa bianca’”. In foto, pallide natiche emergevano dall’acqua. Riconobbe le sue. Sorrise, e aggiornò il suo status: “Ho sempre sognato di lavorare con voi”. Qualche mese dopo diventò un libro con sottotitolo: “Come costruirsi il Curriculum Facebook”. Alla presentazione in libreria ci andò con la Smart.

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