Internet è Informazione: esperienze a confronto

Fortunata Dell'Orzo

Tra passato, presente e futuro il ponte è sempre quello della Verità

0 commenta

Con l’umiltà di chi sta percorrendo strade nuove in vecchie scarpe, senza alcuna pretesa di dare ultime e definitive interpretazioni su una materia magmatica e in costante evoluzione, ecco questo piccolo contributo che ha preso forma dopo aver partecipato all’evento di cui si parla di spalla. Anche se la firma è della sottoscritta, tutti i partecipanti hanno in un certo modo contribuito a scrivere questo “pezzo” ed a loro va dunque il mio ringraziamento. E la richiesta, se credono, di inviare e redazione@barilive.it  le loro note su quanto ci siamo scambiati sabato in Tribunale.

1. Giornalisti e giornalismo in rete

Il nostro mestiere ci preme. Lo facciamo per amore e per disperazione. L’amore delle scelte profonde e personalissime, la disperazione d’ogni creazione che impasta la creatura dei nostri perché e dei nostri non so. Mai, come in questo scorcio temporale a cavallo di due secoli e due millenni, abbiamo dovuto affrontare tanti cambiamenti e così rapidi. Non solo da giornalisti, ma in quanto esseri umani, senzienti e volitivi. Liberi, certo non tutti, ma liberi come auspicabile condizione d’arrivo per chiunque decida di fare dell’informazione, della comunicazione la propria scelta di vita ed il proprio ambito professionale (e si spera che le due variabili coincidano).

A volte, nel corso dei secoli, ci siamo confusi (o ci hanno preso) per storici: Erodoto è davvero eccellente cronista, preciso ed immediato e anche Cesare sarebbe stato un ottimo corrispondente di guerra. Servivano mesi perché le notizie viaggiassero fra luoghi anche relativamente vicini e comunque scrittura e lettura erano lussi, lussi rari anche al momento in cui la stampa a caratteri mobili segna la svolta epocale che ci riguarda più da vicino. La mano potente della storia, possiamo dirlo, gira pagina e una nuova era comincia.

Oggi siamo rete diffusa: siamo pulviscolo informativo planetario. Potremmo dire che lo gran mar dell’essere ci permea come amebe facendoci sentire tutti un unico organismo pulsante, senza peraltro aver perso le feroci spinte individualiste che fan di noi, almeno per il momento, quell’unicum che tutti sappiamo.
Cerchiamo dunque di orientarci, per quanto sia possibile, su queste nuove coordinate spazio-temporali che hanno l’hic e il nunc come note dominanti, con un rischio evidente di appiattimento e banalizzazione di una straordinaria stagione umana.

2. Il giornalista glocale

La rete ha stravolto le classiche suddivisioni di un tempo. Oggi chiunque abbia un sito internet con vocazione editoriale può occuparsi di Tibet e del proprio quartiere. Il “senso del luogo” insomma, coincide con il mondo intero. Il Glocalismo trionfa e, come ogni prodotto umano, può essere un bene e può essere un male.
E’ un bene perché anche sui problemi più astrusi e lontani da noi, è necessario che ognuno dica la sua e può essere un male perché è sempre più semplice occuparsi di ciò che sostanzialmente non ci riguarda piuttosto che impattare con ciò che ci attanaglia più da vicino.
Ma il glocalismo è anche la dimostrazione pratica che la rete ha abrogato per sempre le barriere spazio temporali: il che ci costringerà probabilmente a riformulare, ad esempio, la suddivisione in “fusi orari” del globo terrestre e adottare un tempo standard, valido in ogni angolo del mondo e in ciascun istante, come nei migliori film di fantascienza (a livello galattico!!).

3. La scrittura per la rete

Rapidità, sintesi, efficacia semantico-sintattica, neologismi, immagini e suoni a corredo, freschezza stilistica e capacità sincretiche. La scrittura per la rete è tridimensionale, segue coerentemente la formula multimediale ed ipertestuale che sin dal primo istante ha contraddistinto il nuovo medium, sperimenta e si sperimenta in continuazione, unendo una straordinaria carica innovativa a singolari ritorni al passato, filtrati soprattutto dai luoghi virtuali delle chat e dei blog. In questo senso, l’uso delle icone e degli avatar (due parole antichissime ad indicare l’indicibilmente nuovo) ha reintrodotto una sorta di linguaggio ideogrammatico molto più evidente in inglese che in italiano.
Certo il giornalista se ne serve con misuratissima moderazione, ma è indubbio che con l’avanzare del blog come strumento di comunicazione pura, bisognerà fare sempre più i conti, anche con il mitico tesserino in tasca, con queste nuove forme di espressione scritta che occhieggiano di per se stesse alla commistione dei linguaggi.

4. Notizia

Sono i giornalisti a determinare cosa sia o cosa non sia notizia, esercitando una arbitrio professionale deprecabile ma in genere accettato. La rete potrebbe mettere in discussione questo autocratismo restituendo al lettore, al fruitore, la possibilità di “scegliere” fra la miriade di informazioni quella che merita il titolo di notizia. In rete la lettura, infatti, è ancora più selettiva che su carta stampata, in quanto è ciccando sui titoli, in genere, che si va al testo completo della notizia. Ed ognuno di quei clic può essere conteggiato e valutato.
Non esiste sistema di controllo più valido e preciso: nessun auditel, nessun data media o altro sistema di rilevazione che riguardi radio, tv, giornali può vantare la stessa affidabilità che per la rete si sta rivelando preziosa per la vendita di spazi pubblicitari.
E’ dunque il pubblico, cliccando sulla notizia, a determinarne il successo e a decretarne la permanenza nella spazio visibile del sito: la maggior parte dei giornali on line hanno, infatti, una sezione dedicata ai “più cliccati”. Impossibile anche immaginare un espediente simile per la carta stampata, per la radio o la televisione.

5. Multi-media

In principio fu l’ipertesto. Le nostre scrivanie si ripulirono immediatamente da decine di tomi, fogli e appunti. Chi ha più di 40 anni ha ancora in memoria le “ricerche” di una volta, i libri aperti sul tavolo, i fogli volanti, gli stickers gialli a segnare i passi importanti. L’ipertesto, quel testo a tre dimensioni che contiene in sé i rimandi ad altri testi e che può procedere in frattale e infinito tragitto verso il fondo di ogni sapere, ci regalò impreviste ed esaltanti possibilità di consultazione, anche se non ha del tutto abolito la necessità del libro scritto e di un compulsare spesso affettuoso.
La multimedialità è una delle varianti più sontuose di questa specie di pozzo di San Patrizio del rimando e della citazione multipla.
Nella stessa notizia possiamo avere il testo scritto, la galleria di foto, l’intervista audio-video a corredo. E, ovviamente, tutti i collegamenti che vogliamo ad altre notizie, ad altre gallerie, ad altri contributi audio-video. Il meccanismo è ormai consolidato al punto che nessun giornalista che scriva in rete esce per seguire un evento senza macchina fotografica digitale e/o telecamerina ugualmente digitale. Nella maggior parte dei casi (e per le foto, la totalità) è lo stesso giornalista a inserire il contributo multimediale a corredo del suo “pezzo”.

6. Etica professionale

Il giornalista glocale deve attenersi ad un etica professionale ancora più rigida e sicura. In rete passano tutti, non vi sono censure (e meno male) e non sempre il controllo parentale è assicurato. Per cui al giornalista in rete è richiesto uno sforzo ulteriore per non offendere i minori, evitando di pubblicare documenti o foto che possano in qualche modo violare la Carta di Treviso .
La rete impone ai giornalisti una formazione ancora più accurata, che badi all’interesse dell’utenza ancora più strettamente. E che riconfiguri alcuni luoghi comuni della professione, come lo scoop, ad esempio, o l’inchiesta che proprio grazie alla rete può prendere nuovo slancio, nuovo significato e nuovo pubblico.

7. Frontiere

La rete le ha apparentemente abolite: una semplice connessione wireless può consentire ovunque alla maggior parte dei giornalisti di “raccontare” al mondo intero le notizie quasi mentre accadono. E di corredarle di immagini quasi allo stesso momento in cui vengono scattate le foto o effettuate le riprese. Certo il giornalista può essere sempre arrestato e ucciso, ma oggi molto più difficile di un tempo nascondere le cose brutte, farle ignorare al mondo. La globalizzazione, in questo caso, è amica della democrazia e della libertà di pensiero. Le dittature potrebbe più facilmente essere sconfitte grazie alla rete. Anche se prudenza richiede di non riporre sconfinata fiuciain questo potere taumaturgico della rete: in Cina, per esempio, dopo le Olimpiadi le cose non sono poi così diverse rispetto al prima, e la censura informatica è sempre molto vigile.

8. Formazione

Il giornalista glocale deve essere colto e curioso, lettore instancabile, grande frequentatore di musei, teatri, cinema. Viaggiatore appassionato, versatile conversatore, instancabile analista della realtà politica, sociale, economica. Prima di specializzarsi deve toccare tutti gli aspetti della professione e poi farsi travolgere da quello che sente affine. Deve amare molto quello che fa. E rispettare il pubblico per cui lo fa. Deve imparare dai più esperti, assorbire da loro ogni segreto, ogni trucco. Ma deve essere sempre profondamente onesto.
Onesto intellettualmente, onesto nella vita minuta e nei gesti quotidiani. Sentirsi sempre e comunque in prima linea, perché dall’informazione passa la formazione dei nostri simili e dunque il destino delle nazioni e la felicità dei singoli. Potrà schierarsi politicamente, ma dovrà avversare il potere, chiunque lo detenga. Raccontare sempre e comunque ciò che ritiene sia vero. Cercare e ricercare sempre il punto di vista del debole, dell’ammutolito, dello sconfitto.
Potrà avere fede, ma dovrà scrivere da laico. Solo da laici si difende la libertà religiosa. Essere in rete, ma non in trappola. Questo è fondamentale.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!