E le Fabbriche di Nichi?

Antonio Scotti

Manca un progetto chiaro sul futuro di questi spazi di partecipazione

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Ripartire dal basso e dalla voglia dei cittadini di costruire un percorso di futuro condiviso. Si sono mosse con questo obiettivo le oramai celebri Fabbriche di Nichi. Giulio Tremonti le ha ribattezzate, in modo provocatorio, come “i centri sociali del Presidente della Regione”. In realtà sono nate con uno spirito di attivazione che andava ben al di là della messa in scena dei semplici, e a volte banali, comitati elettorali. L’idea era quella di mettere in rete le persone, elaborando un programma che potesse mettere a valore quanto di buono si era prodotto con le politiche del primo mandato. Ciò unito allo sforzo di comprendere da dove partire per creare un programma di governo che sapesse replicare lo stesso slancio del primo quinquennio.

In poco meno di tre mesi, si sono aperte in Puglia più di duecento fabbriche. Riunioni, incontri, cineforum, concerti, feste, merchandising. Attorno al carisma di Nichi sono nate affiliazioni anche in altre città italiane tra cui Roma, Milano, Bologna, Torino, Padova, Trieste e Novara. Risultato: un turbine di idee e partecipazione in grado di suscitare entusiasmo, ma anche forti aspettative sul futuro.
Sembrerà strano, ma dopo la riconferma di Nichi Vendola in quel di via Capruzzi, alcune Fabbriche hanno iniziato a chiudere la saracinesca.
Nel quartiere Madonnella, per esempio, un cartello fittasi campeggia inesorabile sul locale che fino a qualche mese fa era diventato il crocevia di simpatizzanti e non. Parlando con alcuni ragazzi cha hanno frequentato alcune Fabbriche nate a Bari, si comprende come oltre a problemi di natura economica (chi paga la baracca?) c’è anche molta confusione sul progetto che s’intende promuovere in questa nuova fase. Qualcuno ritiene sia utile trasferire tutto in Sinistra, Ecologia e Libertà. Altri, invece, sostengono che la forza delle Fabbriche sia rappresentata dalla capacità di far convergere persone non in un partito, ma in un luogo dove progettare politiche condivise a prescindere dalle tessere contenute nel portafoglio. . Per dirla alla Vendola, un grande spazio di partecipazione democratica che riconsegni alla gente il primato del dibattito politico. Un movimento, per intenderci, con una propria soggettività politica.

La rete dovrebbe garantire la connessione tra quanti hanno sostenuto la campagna elettorale. Ma se manca uno sviluppo progettuale-politico, la stessa idea della Fabbrica virtuale potrebbe scemare. Il legame con la gente ha bisogno anche del contatto umano, del dialogo, dell’ascolto, della partecipazione che solo con i presidi territoriali è possibile garantire. “Ogni fabbrica – si legge nel sito – può raccogliere fondi in molti modi, per esempio animando il territorio con eventi e attività di fundraising”. Va bene. Ma se si chiede alle persone di investire di tasca propria su una attività, c’è anche bisogno di capire in che cosa si decide di puntare. Gli Stati generali delle Fabbriche sono state annunciate dallo stesso Vendola all’indomani della vittoria elettorale. Tutti attendono di conoscere il futuro di questi cantieri. Le Fabbriche di Roma e Milano hanno organizzato per giovedì prossimo un incontro “per condividere una nuova forma di confronto e partecipazione”. Lo sguardo è rivolto alle elezioni politiche del 2013. Per crescere in autorevolezza, però, c’è bisogno di far maturare anzitutto il laboratorio Puglia. A meno che non si voglia mettere in affitto anche quello. Ma non ci crediamo.

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Commenti

  • toniolibero (utente non verificato)

    Gentile Dott. Scotti, Le consiglierei d’informarsi prima di dare per scontato le cose…” parlando con alcuni ragazzi che hanno frequentato alcune fabbriche”, è dimostrazione di una sua “indagine giornalistica” a dir poco approsimativa e incerta. Per cui, le chiedo scusa, ma da buon lettore considero il suo pezzo uno dei peggiori che sia stato mai scritto dalla vostra redazione.buon lavoro. tonio

  • anto82 (utente non verificato)

    gentile Toniolibero, il pezzo non ha alcuna velleità di essere una indagine giornalistica. Ma è solo un punto di vista che nasce da una serie di riflessioni che stanno maturando in seno ad una esperienza politica che, secondo noi, merita di essere sviluppata. Lo potrebbe chiamare, se vuole, un editoriale. I generi gironalistici sono diversi.Le auguro buon lavoro

  • pescerosso (utente non verificato)

    complimenti per l’articolo(farò rodere toniolibero). bisogna cercare di capire cosa le fabbriche intendono fare:partito? movimento? associazione culturale stile arci? va bene tutto, l’importante è saperlo perchè avere di fronte degli interlocutori(molto spesso giovani) a volte anche loro inconsapevoli del ruolo che svolgono nel dibattito politico contribuisce ad allargare il senso di smarrimento nel popolo di sinistra.

  • toniolibero (utente non verificato)

    Daccordo, vogliamo chiamarlo editoriale, chiamiamolo in questo modo. Comunque ciò non toglie che sia abbastanza approsimativo se lo si scrive sulla base di “alcune voci di alcuni ragazzi”. A questo punto Scotti si assumesse la responsabilità e scrivesse quello che pensa ma attraverso le sue riflessioni e non voci di corridorio. buon lavoro. tonio

  • Legion (utente non verificato)

    A questo punto l’utente toniolibero non può esimersi dallo scrivere la sua verità sulle Fabbriche di Nichi. Barilive pubblicherà sicuramente la nota. Se così non facesse l’atteggiamento di toniolibero finirebbe con l’essere derubricato come il solito commento da bravo omertoso meridionale.

  • anto82 (utente non verificato)

    Si sta indicando il processo di riflessione in corso in alcune fabbriche. Non ci sono virgolette, ma una sintesi di quanto emerge in alcune realtà. Essendo un editoriale, è evidente che è un mio pensiero (non c’è bisogno di un atto notarile). Le Fabbriche sono un esempio straordinario di fare rete per una politica a migliore. Ora c’è bisogno di indicare una rotta, senza la quale questo tipo di esperienze rischiano di tramontare. Non ti voglio convincere…è solo una Mia riflessione personale

  • svravaz (utente non verificato)

    non mi stupisce la chiusura:se non erro per le fabbriche prima regola è l’autofinanziamento.poi:richiedono forte impegno,tempo.e,come dice scotti,una certezza di collocazione.in SEL il dibattito è aperto,si veda il sito nazionale:le fabbriche come nuove forme di sezione di partito?esterne ad esso?certo,hanno aperto una nuova porta nel panorama politico di sx:una porta tenuta aperta dalla forma che SEL sta assumendo,aperta e libera da vecchi vizi di partito.il tesseramento online ne è un segno.

  • torreamare (utente non verificato)

    Sono pienamente d’accordo con il giornalista Scotti. Alcune Fabbriche stanno brancolando nel buio.
    Prima si convocano gli Stati generali e meglio è!
    NICHI SEI TUTTI NOI!