Bari non cambia: l’addio commosso di Perinetti

“Non è vero che abbia chiesto investimenti chissà di quale portata, al massimo chiedo chiarezza”
Scosso, rammaricato, visibilmente emozionato. Interrompe due volte un’affollatissima conferenza stampa di commiato da Bari e dal Bari, perché commosso. Una sola assenza pesante in sala, quella del presidente Matarrese che arriva prima di tutti per salutare freddamente l’uomo che ha riportato il calcio in città e per dirgli di farsi “rispettare a Siena”.
Il direttore sportivo, ormai ex da questa mattina, Giorgio Perinetti se ne va senza fare polemiche né chiasso. Come è nel suo stile, ringrazia tutti dalla società ai giocatori, dai tifosi alla stampa, passando per la città che gli ha regalato “emozioni incredibili”.
“Non credevo fosse così dura”, esordisce. Il momento però non è riservato ai saluti e basta. Qualcosina in più rispetto a una situazione impensabile fino a un mese e mezzo fa (“Perinetti è il Bari e Bari è Perinetti” tuonò Vincenzo Matarrese rispondendo con toni poco moderati alla legittima domanda di una collega di Telenorba), la chiarisce. “I perché possono essere tanti e uno solo”, dice ancora, “certo, non vado a Siena per guadagnare di più o per fare la Coppa dei Campioni: la mia è una scelta, non è detto sia la più indovinata”. Per inciso, il Siena riparte dalla serie B.
Quasi cristallino, Perinetti accenna all’oggettiva difficoltà di poter dare continuità e qualità al proprio lavoro, come in passato, e al divorzio “promosso e subito da entrambe le parti (lui e Matarrese, ndr)”. “Quando si avverte la stanchezza nel rapporto, tutto rischia di sgretolarsi: se si comincia a pensare che la si vede diversamente, niente è più come prima”. Ribadisce che il suo “non è detto sia il miglior modo di lavorare” e che, questo lo diciamo noi, il feeling con la proprietà è finito da un bel pezzo.
E pensare che si sarebbe comunque fermato Perinetti. Aveva deciso di restare ai box per un po’ (pur avendo un contratto, rescisso questa mattina, per altri due anni con il Bari), ma poi il Siena lo ha convinto. “E forse è meglio così”, dichiara alla stampa e ai tifosi presenti, “è meglio lavorare che rimuginare”. Sulla rottura di un rapporto che sembrava indissolubile e su una favola finita probabilmente.
Così vola in Toscana, salutando tutti e richiamando alla sua “coerenza”, a scelte inevitabili nel momento in cui “se uno non riesce a rimanere se stesso è giusto che vada via”. “I compromessi, il tenersi le cose dentro” non fanno per lui.
E dopo la domanda del nostro collega Massimo Longo, dice ancora di più: “Non è vero che io abbia chiesto investimenti chissà di quale portata: al massimo chiedo chiarezza”. La stessa che ora (e da molti anni in verità) chiedono tutti alla proprietà. “Una società meno forte economicamente è”, evidenzia Perinetti, “più organizzata deve essere”. Osservatori, reparti giovanili, qualche decisione più vigorosa sulle comproprietà. Questi i probabili punti che hanno portato al disamore tra i due. “Qualche volta è mancata condivisione, ma non c’è mai stata nessuna lite con Sgobba, né con altri: con Matarrese manterrò un buon rapporto, credo”.
Errori commessi in prima persona? “Certo, sarebbe facile dire Langella, ma non è lui perché ci ha consentito di avere Barreto”, conclude Giorgio Perinetti. Ammette però che “forse a gennaio non sono stato capace di insistere su alcune situazioni che ci avrebbero aiutato a fare meglio”. Anche se a dirla tutta, si insiste laddove ci sono dei margini per discutere.
Poi, sono arrivati Castillo, Pisano e il giovane ungherese dal cognome impronunciabile.
Commenti
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Purtroppo vedendo le reazioni deboli od inesistenti del tifo organizzato, la latitanza complice di più della metà della stampa locale,la rassegnazione sconfortata dei più non mi resta altro che dire che sono fiero di tifare per il Bari al contrario di vari personaggi,tra cui anche qualche noto utente di Barilive, che tifano per l’Associazione sportiva Matarrese spa: le 2 cose sono incompatibili!
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anche il presidente borlotti della longobarda disse: la longobarda è aristotiles, e aristotiles è la longobarda, e poi chiese a oronzo canà di non schierarlo nella partita decisiva 🙂
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Con rispetto per la società per cui ha lavorato, Perinetti ha smascherato di fatto le “cattive” intenzioni della famiglia Matarrese. Nessun programma, nessun investimento. Solo mediocrità! Siamo stanchi di questa proprietà, vogliamo sognare. Vendetela, gli acquirenti ci sono. Basta con le mezze verità!!! Chiediamo chiarezza. Oggi non si è neanche presentato in sala stampa il presidente. Non è giusto!!!!
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In una logica AFFARISTICA in cui oramai siamo abituati a vedere in tutti i settori, dalla politica all’imprenditoria spicciola degna di non essere chiamata neppure piccolo imprenditore, l’unica arma che abbiamo è l’INDIFFERENZA. Lasciamoli tutto e lasciamoli soli, ritornado nelle periferie dei campetti di periferia. Troveremo sicuramente più umanità e passione e vero GIORNALISMO.






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