Link Bari: il documento per Petrocelli

Da Scienze Politiche Occupata

Le richieste degli studenti occupanti al Rettore dell’Ateneo barese

0 commenta

Noi, studentesse e studenti in mobilitazione dell’Università degli Studi di Bari della Facoltà di Scienze Politiche Occupata non ci battiamo per una difesa corporativa di nostri piccoli interessi e grandi diritti, ma per la difesa complessiva del sistema universitario barese e nazionale, per salvare la formazione pubblica e il diritto universale di accesso ai saperi.
Siamo in mobilitazione per un’Altra Università pubblica e di qualità. Di fronte a un attacco spietato ai diritti ed alla dignità degli studenti, ai tagli all’Università e alla Ricerca che mettono a rischio la sopravvivenza del nostro stesso Ateneo, di fronte alla chiusura dei corsi di laurea e ad un aumento delle tasse che colpisce anche le fasce più deboli, oltre che ad un taglio dei servizi vergognoso, abbiamo deciso di non stare a guardare.
Primo obiettivo dell’occupazione è rafforzare il movimento studentesco. Abbiamo trasformato lo spazio della Facoltà di Scienze Politiche in un laboratorio a disposizione di tutte e tutti coloro i quali vogliano impegnarsi in prima persona nella nostra lotta per il sapere come bene pubblico. Un momento di passaggio centrale nella protesta è finalizzato ad approfondire i temi e le proposte per un’altra idea di università e per decidere insieme le forme di lotta e coordinamento tra le facoltà.
UNITA’
In questi mesi le nostre rivendicazioni e le nostre proposte concrete sono state puntualmente disattese o ignorate.
Questa occupazione non è semplicemente un gesto di protesta, ma un’occasione per elaborare un’alternativa valida al DDL Gelmini e agli attuali meccanismi di funzionamento del nostro Ateneo.
Per questo noi rivendichiamo una didattica di qualità e più servizi per gli studenti. Diciamo no alla proposta di aumento delle tasse avanzata in commissione bilancio.
Anche per questo sosteniamo in maniera non simbolica la protesta dei ricercatori, di cui condividiamo contenuti e pratiche. Chiediamo inoltre che i docenti associati e ordinari non assumano gli incarichi di insegnamento lasciati scoperti dai ricercatori.

L’occupazione pacifica e partecipata afferma con convinzione la propria identità antifascista.

Intendiamo proseguire nella nostra lotta senza chiuderci nelle pareti di questa Facoltà, ma rivolgendoci verso tutti gli studenti e i cittadini, promuovendo forme di sensibilizzazione e mobilitazioni in tutte le Facoltà. Anche coordinandoci a livello nazionale, auspichiamo che la nostra protesta sia di esempio e stimolo per il resto d’Italia.

Le nostre rivendicazioni.

Per quanto concerne l’Università degli Studi di Bari, chiediamo:

– Ritiro della proposta di aumento delle tasse presentata in commissione bilancio che mira a incrementare le tasse del 25% alle fasce di reddito dai 13.000 € ai 25.000 € e del 27,41 % per i redditi superiori. Chiediamo inoltre la convocazione della commissione tasse, l’unica legittimata a svolgere una tale discussione. Il metodo fin’ora affrontato nella discussione su un tema così delicato è, difatti, scarsamente rispettoso della componente studentesca.
– Modifiche regolamentari finalizzate ad aumentare il gettito senza modificare l’organizzazione della tassazione.
– Proponiamo la ridefinizione dell’attuale composizione delle fasce di contribuzione universitaria, mirata a un abbassamento della contribuzione per le fasce deboli a partire dall’ampliamento della no tax-area, e una maggiore progressività fondata sul principio per cui paghino tutti e paghino il giusto.
– E’ necessaria una lotta serrata all’evasione e all’elusione fiscale mediante l’istituzione di una convenzione con la Guardia di Finanza in collaborazione con l’ADISU e gli altri Atenei pugliesi, nonché l’istituzione di una convenzione con i CAAF per eliminare l’autocertificazione dell’ISEEU, che consente attualmente ulteriori fenomeni di evasione.
– Istituzione di misure anti-crisi -di concerto con la Regione Puglia- che sostengano con interventi straordinari gli studi di coloro che hanno visto mutare il proprio reddito nell’anno in corso a causa della crisi economica e dei conseguenti licenziamenti e cassa integrazione.
– Vendita degli immobili e terreni inutilizzati di proprietà dell’Università degli Studi di Bari.
– Razionalizzazione degli appalti e delle spese correnti dell’università.

Nell’Università di Bari vi sono stati numerosi episodi di sprechi e errori scellerati: assunzioni selvagge, mancata previsione degli scatti stipendiali, permanenza in servizio di docenti e ricercatori già in età pensionabile, acquisto e manutenzione di immobili mai utilizzati. Tutto questo ha portato all’approvazione del bilancio di previsione 2010 con un disavanzo di oltre 52 milioni di euro.

– L’assunzione del figlio del revisore dei conti, dott. Rocco Marone, cinque giorni prima della commissione bilancio che rivelava l’entità del disavanzo di bilancio dell’Università di Bari, e del consequenziale blocco delle assunzioni, pone un profondo problema di fiducia nei confronti del Revisore dei Conti. Non mettiamo in dubbio la legittimità legale dell’operazione, quanto piuttosto l’eticità di tale gesto, chiediamo pertanto le dimissioni del Revisore dei Conti Marone.

– Chiediamo le dimissioni del direttore amministrativo, a nostro avviso il principale responsabile del disavanzo di bilancio e della sua mancata previsione e/o comunicazione. Chiediamo a tutti i rappresentanti degli studenti in Consiglio di Amministrazione di sottoscrivere una mozione di sfiducia nei confronti del Direttore Amministrativo Giorgio De Santis;
– Proponiamo un inasprimento del codice etico per quanto concerne l’incompatibilità per i parenti dei docenti estendendola dai dipartimenti alle macroaree disciplinari dei dipendenti dell’Università, compreso il personale tecnico-amministrativo, e che sia reso maggiormente vincolante in caso del suo mancato rispetto;
– L’inasprimento delle sanzioni del codice etico per i docenti fannulloni e inadempienti;
– L’immediata approvazione dello Statuto dei Diritti delle Studentesse e degli Studenti, da tempo in discussione in Senato Accademico.

La situazione del diritto allo studio in Puglia e in Italia è drammatica, e tale diritto costituzionale è lontano dall’essere realmente applicato. Nel resto d’Europa i modelli di sostegno al diritto allo studio sono profondamente differenti dalla situazione italiana. Nel nostro Paese non esistono infatti modalità di sostegno all’autonomia sociale degli studenti che consentano libertà di scelta e che rendano possibile lasciare la casa dei genitori. Guardiamo con interesse alle forme di reddito per i soggetti in formazione presenti nelle altre nazioni europee, consapevoli che però prima c’è molto da fare per colmare le lacune dell’attuale sistema di diritto allo studio universitario. Chiediamo pertanto alla Regione Puglia e all’ADISU:

– Copertura del 100% delle borse di studio per gli studenti risultati idonei, attraverso un investimento importante della Regione sul fondo integrativo destinato al diritto allo studio;
– Intensificazione controlli dichiarazioni ISEEU e CFU;
– Inserimento della tassa regionale a scalare in base alle dichiarazioni ISEE;
– Velocizzazione del sistema di restituzione della tassa regionale;
– Erogazione delle borse entro i termini indicati dal bando (31 dicembre);
– Possibilità, per coloro i quali cambiano Corso di Laurea per la prima volta, di essere considerati come matricole (una volta ottenuta la copertura del 100% delle borse di studio);
– Di destinare un contributo alle università pugliesi in crisi, finalizzato a politiche di intervento strutturale e non contingentale per il miglioramento dei servizi agli studenti;
– Maggiori controlli sulla qualità del servizio mensa;
– 2 pasti giornalieri gratuiti per i Borsisti Fuorisede, un pasto al giorno per studenti pendolari e studenti in sede, senza che ciò diminuisca l’importo della Borsa di Studio da erogare in contanti;
– Possibilità di decidere o meno se fruire del servizio mensa, in caso contrario ricevere il corrispettivo in denaro;
– Possibilità di sostituire il tesserino mensa con un tesserino prepagato convenzionato con ristoranti, rosticcerie, supermarket ecc., con restituzione della somma non spesa in denaro;
– Allestire un’area cottura ampia a disposizione di ogni collegio (sale servizi per il Fresa, mensa CUM per il Petrone e il CUM, mensa per il Dell’Andro);
– Riapertura della Casa dello Studente, sita in Largo Fraccacreta;
– Bus navetta centro – collegi a percorrenza quotidiana e quindi anche notturna;
– Possibilità per i laureandi di rimanere nel collegio fino al termine dell’anno accademico;
– Contributi trasporto per tutti i pendolari;

Negli ultimi anni all’acuirsi dell’intensità dell’attacco all’università la posizione della Conferenza dei Rettori è andata via via affievolendosi, assumendo posizioni sempre più arrendevoli e dannose per l’Università italiana. Chiediamo che sulle successive rivendicazioni il Rettore e gli organi di Governo dell’Università di Bari si esprimano, appoggiando la nostra protesta. Per quanto riguarda il Governo nazionale crediamo vi debba essere una radicale inversione di tendenza. La nostra idea di università prevede che si debba procedere con:

– Il ritiro immediato del DDL Gelmini che attacca la democrazia e l’autonomia di governo degli atenei, in concomitanza con l’apertura di una fase di profonda discussione partecipata in tutti gli atenei per una vera riforma dell’università;
– Abrogazione dei tagli programmati dalla L.133/08;
– Piano straordinario di investimenti che porti in tre anni al 7% del PIL il finanziamento in formazione, università e ricerca, ed in particolare che i sovvenzionamenti all’università passino da 8`026 a 11`512 dollari per studente (media Ocse), insieme ad una ripartizione equa dell’FFO sulla base dei costi effettivi;
– Controllo dei bilanci degli Atenei per evitare il dissesto finanziario. Diciamo No alla ripartizione di quote di FFO su base di criteri premiali e punitivi, il cui unico risultato è quello di aggravare le situazioni di deficit. Vogliamo un monitoraggio efficace da parte del governo e interventi mirati anche in deroga all’autonomia per impedire operazioni potenzialmente pericolose per la stabilità economica di un ateneo. Riteniamo inaccettabile la penalizzazione economica degli atenei secondo criteri come il numero di studenti che si inseriscono nel mercato del lavoro e il numero di fuoricorso. Vogliamo una reale valorizzazione dei questionari sulla valutazione didattica compilati dagli studenti come strumento di valutazione degli atenei;
– Riforme della tassazione su base territoriale in base di criteri di equità e progressività ed esigiamo il rispetto della soglia del 20% come quota massima del bilancio di ateneo coperta dalla tassazione e contribuzione studentesca;
– Copertura totale delle borse di studio in tutta Italia mediante un incremento dei trasferimenti statali alle regioni. Per raggiungere tale obiettivo è necessario un investimento pari a circa 100 milioni di euro, in maniera tale da coprire gli oltre 30 mila studenti che per legge avrebbero diritto alla borsa di studio ma, di fatto, non la ricevono;
– Dopo aver raggiunto la copertura totale delle borse di studio, è necessario un ampliamento degli idonei, estendendo i criteri di reddito sulla base dei quali viene assegnata la borsa di studio. Devono inoltre essere fissati per legge dallo Stato i livelli essenziali delle prestazioni erogate dalle Regioni, ed in particolare l’entità minima garantita delle borse di studio;
– Abolizione del prestito d’onore e di ogni forma di sostegno al diritto allo studio che preveda l’indebitamento degli studenti. In particolare nel contesto attuale di carenza di finanziamenti sul diritto allo studio riteniamo che l’incentivazione del merito vada perseguita con opportunità di formazione di qualità e non con “mance” ed erogazioni monetarie;
– Istituzione di una “borsa preventiva” di carattere nazionale, erogata agli studenti iscritti all’ultimo anno della scuola superiore per favorire la loro libera scelta, indipendentemente dalla regione nella quale lo studente scelga di studiare;
– Piano pluriennale di finanziamento straordinario per l’edilizia universitaria, che sovvenzioni la realizzazione, tramite il recupero di determinate aree urbane, di nuove case dello studente e di alloggi pubblici a canone concordato. Servono inoltre iniziative, come lo “sportello casa” gestito da Università e Comune, in grado di favorire la lotta al sommerso.

Questo documento articolato è in costante aggiornamento, ed è aperto alle proposte di tutti gli studenti e di tutte le assemblee delle facoltà in mobilitazione. Intendiamo proseguire nella mobilitazione perché da questo documento emerge un’altra idea di università per la quale crediamo valga la pena di lottare, per la quale continueremo a infondere energie e impegno quotidiano. Non intendiamo fermarci qui. Hanno rapito il nostro futuro. Siamo qui per riprendercelo.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!