Le scelte di Ulisse narrate da Eva Cantarella

Lorenzo Vendemiale

Il rettore Corrado Petrocelli mentore in Laterza

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Si torna in Laterza, per l’occasione più gradita, un ritrovo fra letterati per parlare dell’antico. Corrado Petrocelli, magnifico rettore dell’Ateneo barese; Eva Cantarella, giurista dell’università di Milano; Alessandro Laterza, amministratore delegato della celebre ed omonima casa editrice e presidente di Confindustria Bari; Giacomo Annibaldis, giornalista e scrittore. Per un pomeriggio, solo e soltanto felici ed appassionati antichisti, chi irreprensibile filologo, chi profondo conoscitore del diritto antico, chi ‘semplice’ dottore in lettere classiche. E se parte generosa del Dipartimento di Antichistica barese (e non) trasloca nel salotto Laterza, è per giusta causa: la presentazione di ‘Sopporta, cuore …’ ultima uscita letteraria della Cantarella, scrittrice poliedrica, ‘amante dell’antico e dotata di invidiabile capacità divulgativa’, secondo l’introduzione di Alessandro Laterza, cicerone inappuntabile.
‘Ringrazio Eva per avermi costretto a rileggere Omero, e avermi regalato l’ennesima occasione di scoprirvi cose sconosciute, risposte ancora nuove, libere dalla pesantezza di estenuanti riferimenti bibliografici che troppo spesso inaridiscono spirito e dottrina di noi professori’. Corrado Petrocelli presenta così il libro della sua collega, prima di lanciarsi in un lungo ed epidermico excursus sui topoi fondamentali della cultura classica: Odisseo, la metis, Elena, il sistema della ‘shame culture’, l’ate degli dei, il logos; fra le strade più battute dei poemi omerici, con andatura maestosa, forse appena arrugginita.
Solo poi è la volta dell’autrice, che centra la conversazione sullo specifico dell’opera presentata e del suo contenuto. A partire dalle motivazioni delle proprie scelte editoriali e di ricerca, singolari per una giurista: ‘Mio padre era un grecista, è questa la ragione fondamentale per cui mi occupo di antichità. Per non fare la classica ‘figlia di papà’, mi iscrissi a legge invece che a lettere come avrei voluto. Poi ho scoperto la bellezza del diritto, ma non ho potuto cancellare un’infanzia vissuta fra i testi classici. Così, è stato naturale andare a cercare le basi dei miei studi in quell’Omero che mio padre mi leggeva a mo’ di favola per farmi addormentare. E le ho trovate’.
Oggetto di ‘Cuore, sopporta’ è il tanto discusso rapporto tra necessità e determinazione nell’antica società greca che Snell risolveva perentoriamente in favore della prima, e che invece la Cantarella – e non solo lei – rivisita e riequilibra valorizzando la possibilità di scelta dell’uomo greco. ‘Si parla delle leggi di Dracone come punto di partenza del diritto moderno. Ma i concetti di ‘colpa’ e di ‘responsabilità’ esistevano già in Omero!’.
Folle negarlo. E’ l’essenza dell’eroicità dell’uomo classico, della perfezione del mondo a cui è lecito consacrare la propria vita. Un mondo dove tutto era scritto, e tutto da scegliere: il miracolo, il mistero della sublimazione dell’animo umano attraverso l’umanissimo travaglio della scelta. Un mondo d’una perfezione dunque armonica, pervaso dalla volontà divina, superiore e legittimante, e al contempo segnato dall’arbitrio degli uomini. Un uomo di uomini coscienti, e per questo veri: convinti della sovradeterminazione delle proprie azioni, pure non si rimettevano a cuor leggero il più piccolo sbaglio. La modernità, al severo e irrinunciabile autolesionismo di Edipo, trascinato dalla Tuke e rovinato dall’Ate, sostanzialmente incolpevole, oggi forse non saprebbe opporre che alibi e lassismo.
Nonostante un titolo ‘alla Susanna Tamaro’ – come lo definisce la stessa autrice –, ‘Cuore, sopporta’ tenta di indagare alcuni capisaldi fondamentali del pensiero classico, dialogando con la poesia del testo omerico, con tono spigliato e rapidità d’esecuzione. L’impressione, e in fondo anche l’augurio, è che le 90 pagine della Cantarella possano essere un godibile opuscoletto per gli adepti alla sacra teologia dell’antichità, ma soprattutto un prezioso, divertente ed insieme profondo, momento d’iniziazione per i profani.

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