Arbitrato sul lavoro, la nostra indegna fine
Un nuovo modo di legiferare al quale dobbiamo abituarci
Diciamocelo,
le norme sull’arbitrato rinviate alle camere dal Presidente della Repubblica hanno consolidato un nuovo modo di legiferare.
Anche per le leggi varrà l’effetto annuncio. Non è importante il contenuto ma quello che viene annunciato. Sarà così per quella cosa tanto annunciata e tanto rinviata che chiamano federalismo fiscale.
In attesa di un federalismo fiscale sempre annunciato e rimandato, becchiamoci l’arbitrato sul lavoro, ma solo come anticipo su quello che sarà il nuovo modo di legiferare. L’iter di queste norme sull’arbitrato sul lavoro è già di per sè paradigmatico.
L’idea di demolire l’art. 18 dello statuto dei lavoratori è stato sempre nelle intenzioni dei nostri legislatori. Quest’ultimo tentativo non è una novità ma è nuovo il modo per riproporlo. Si tratta della ripresentazione di provvedimenti della prima finanziaria del governo Berlusconi, quella del 2008.La stesura del 2008 era composta di 9 articoli. Nove articoli sono leggibili anche dalla nostra pigra rappresentanza politica per cui dopo essere passati dalla Camera al Senato giacquero per improvvido pudore in letargo per due anni.
Quando dopo due anni sono stati riproposti alla Camera non erano molto presentabili in senso estetico . Occorreva un trattamento di maquillage. Chili di belletto per nascondere la faccia impresentabile del provvedimento.
Stava proprio male, così come era scritta. Pareva brutto. Bisognava camuffarla. Non più 9 articoli ma un dispositivo di 52 articoli infarcito di un sacco di altre cose che non centravano con l’arbitrato e poi un titolo fuorviante: Deleghe al Governo in materia di lavoro.
Abituiamoci ai titoli fuorvianti. Sotto il titolo: Provvedimenti in materia di regolamento per l’allevamento dei bachi da seta , potremo trovare le più innovative riforme del dopoguerra. Per l’arbitrato sul lavoro nessuno sarebbe andato a leggere tutto il disegno di legge 1167-.B ed in particolare l’art. 31.
Nessuno avrebbe colto l’ironia del titolo. Chiamare provvedimenti per il lavoro un nuovo modo di licenziare i dipendenti .
Nessuno sarebbe andato al di là del titolo per leggere un aggiramento soft dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Nessuno avrebbe letto tra i 52 articoli quello per cui un lavoratore potrebbe sottoscrivere un contratto nel quale rinuncia ad avvalersi di un giudice togato a favore di una decisione arbitrale .
Ma questo è il mercato, bellezza. Oppure: è l’Europa a volerlo.
L’Europa ci dice invece il contrario. Ci dice con la direttiva del ‘99 che il contratto standard a tempo indeterminato è la regola e che i contratti atipici devono essere l’eccezione. In Italia chi entra nel mondo del lavoro per il 70 per cento lo fa con contratti a progetto ed facile immaginare con quale forza contrattuale per opporsi all’arbitrato . Ma si continua ad inseguire la facilità di licenziamento ed il costo del lavoro come unica prospettiva per l’occupazione. Atteggiamento contraddittorio ed incoerente rispetto ad una logica di mercato internazionale. Ci sarà sempre un paese con un costo del lavoro inferiore. La concorrenza si misura sulla quantità di innovazione contenuta nei prodotti. Non si può pensare di continuare a fare cucchiai di legno e di essere concorrenziali. Ma quale innovazione potrà dare un lavoratore che sa di rimanere in azienda solo per qualche mese?
Quale innovazione potrà dare un apprendista che, grazie a questa nuova legge, potrà firmare un contratto di lavoro a 15 anni?
Perché intitolare come provvedimenti per il lavoro norme che riguardano solo l’uscita dal lavoro?
Commenti
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In quale altro paese europeo esiste una tutela reale come quella prevista dall’art.18? In quale altra nazione non si può licenziare chi ruba? A chi conviene aspettare anche 10 anni per una reintegrazione nel posto di lavoro illegittimamente perduto? L’arbitrato non abroga nulla, prevede solo un differente sistema di risoluzione delle controversie. E non è detto che l’arbitro sia meno imparziale del giudice.
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Dante, la semplice verità è che la destra ha sempre detestato l’art.18 perchè protegge il lavoratore da chi ha sempre il coltello dalla parte del manico.La legge Sacconi è chiarissimamente sbilanciata sugli interessi dell’impresa, e tra le tante “beffe” vìola la legalità cercando di impedire il pieno controllo giurisdizionale sulla “certificazione” del contratto di lavoro e sulle singole clausole,ecc… Il lavoratore nella legge in esame è un cittadino di “serie b”. Finalmente sarete contenti.






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