Ciao Rino, qui Puglia

Onofrio Capurso
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Quest’anno Rino Gaetano, il 28 ottobre precisamente, avrebbe compiuto 60 anni e invece è morto a soli 31 anni per incidente stradale. Lui ormai è ricordato dalla maggior parte della popolazione per pochissime canzoni, riproposte quasi ossessivamente in pubblicità, come “il cielo è sempre più blu”, o in feste e momenti “ricreativi”, come succede con “Gianna” (l’ultima riproposizione pubblica durante la manifestazione PDL di sabato scorso a Roma), snaturando la sua vera indole e il suo vero pensiero.

Le sue canzoni erano bollate dai critici di allora (come gli attuali del resto) come canzonette non-sense, perchè in esse vedevano l’aspetto meramente ludico (i contenuti facevano malissimo). Rino infatti, seppur con ironia (a dir la verità neanche tanta), dipingeva un’Italia dai forti contrasti di chiaro-scuro: accostava sempre la genuina, seppur drammatica, situazione del popolo di provincia e del sud con le vicende dei ricchi, siano essi politici, personaggi televisivi, petrolieri, banchieri. Notava e sottolineava con estrema efficacia come chi gestiva e deteneva il potere statale entrava nelle vite dei poveri per lucrare su di essi. A lui piaceva il sud, l’unione dell’uomo con la natura, composta da tanti innocenti riti, ma dubitava che qualcuno, se non uno come lui, potesse capire tutto ciò. Tanti erano gli argomenti che inseriva nelle sue canzoni (per citarne qualcuno: il petrolio, l’amianto di Berta, l’emigrante che partiva con un bimbo da sfamare, la speculazione edilizia), inseriti nel paesaggio della provincia, del sud, su cui aleggia sempre l’ombra degli approfittatori senza scrupoli. Rino sempre parlava di questi due mondi (del popolo e del potere), separati ma comunicanti, l’uno sottoposto alle angherie dell’altro. E non mancava mai di pronunciare violente invettive contro il potere: nel testo di una canzone si può leggere “Beati i bulli di quartiere perché non sanno ciò che fanno // ed i parlamentari ladri che sicuramente lo sanno“. E il suo non era solo qualunquismo e populismo, era espressione di una situazione vissuta personalmente: ricordiamo che Rino Gaetano era calabrese, nato a Crotone, e trasferitosi a Roma a 10 anni, per motivi legati al lavoro dei suoi genitori (una storia comune di migranti del sud ceh si spostavano nel ricco nord).

Ma ora, se fosse vivo, all’età di 59 anni, quasi 60, cosa avrebbe pensato? Che idea avrebbe avuto di ciò che noi stiamo vivendo? Quali potevano essere i suoi pensieri in questo momento, in cui ci si appresta a votare per le elezioni regionali? Le regioni, come si sa, sono il ponte fra la realtà locale e lo Stato centrale, il campo in cui egli stesso meglio si trovava: egli era radicato nel sud, ma era una condizione che non gli impediva, ma anzi lo aiutava, ad avere uno sguardo e un pensiero del tutto nazionale. Senza essere irrispettosi della sua persona e del suo pensiero, immaginiamo per un attimo cosa avrebbe pensato della Puglia. Certo non era la sua regione, ma penso che si sarebbe interessato alla nostra terra, per quanto florida di idee e progetti sia diventata. Innazitutto avrebbe notato la situazione ambietale pugliese: mentre si sta cercando di andare verso il mondo delle energie rinnovabili e la creazione di parchi naturali protetti, puntualmente c’è qualcuno che vuole costruire centrali nucleari o vuole scavare nel fondale marino per trovare ancora una volta il benedetto vetusto petrolio</strong>; oppure avrebbe notato come si sta cercando di dar spazio ai giovani e alle loro idee; o ancora l’aumento degli investimenti sulle risorse territoriali, senza dover necessariamente andare ad investire al nord. Avrebbe disegnato una Puglia che vuole raggiungere finalmente la modernità, ma è ancora legata a pesanti eredità del passato, difficili da estirpare in pochi anni: l’Ilva di Taranto, la situazione della sanità, il lavoro nero, la corruzione nei vari piani della politica pugliese. Sicuramente avrebbe criticato tutta (o quasi tutta) questa campagna elettorale, fatta per la maggior parte delle volte di inutile rumore, dove spesso non vengono messi in rilievo i contenuti, i bisogni delle persone, del popolo, ma le apparenze, i bisogni personali dei singoli partecipanti alla tornata elettorale: avrebbe criticato l’impoverimento vero e proprio della politica, non solo pugliese, ma anche e soprattutto italiana.

Sto immaginando: non sappiamo e non sapremo mai, cosa sul serio avrebbe pensato Rino Gaetano dell’Italia oggi e in particolare della nostra Puglia. Non sappiamo se si sarebbe arreso dinanzi a tutto ciò rimanendo in silenzio, ma mi piace pensare che avrebbe continuato con le sue canzoni, come ha sempre fatto. La realtà è che manca oggi qualcuno che possa scrivere canzoni come quelle di Rino, con la stessa vis polemica, con lo stesso spirito critico meridionale e contemporaneamente nazionale, con la stessa vitalità: manca e, a mio modesto parere, se ne sente la mancanza.
Ripeto: non so cosa avrebbe detto oggi a 60 anni Rino Gaetano, ma sono convinto che, in ogni caso, avrebbe cantato con malinconia, tristezza, ironia, con la sua voce incofondibile, la sua poesia d’amore all’Italia “Aida la costituente// la democrazia// e chi ce l’ha// Aida come sei bella”.

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