Emanuele Pirella: il genio della semplicità

Bari era fra le sue mete preferite
Nel 2008 Raffaele Valletta lo aveva portato a Bari: erano anni che gli parlava delle sue cose e del suo master in comunicazione d’impresa. Si conoscevano da molto tempo e si erano visti crescere ciascuno nel suo universo relativo. Ma Emanuele, che davvero poteva dirsi nella stratosfera più esclusiva, non aveva mai disdegnato l’amicizia del comunicatore salentino, fra i primi ad intuire l’importanza della formazione post universitaria.
E così, l’indimenticabile seminario proprio con Emanuele Pirella, davatti a quasi cinquecento giovani e giovanissimi aspiranti comunicatori. Pirella aveva preparato un paio di cd, in cui raccontava come stava evolvendo il mondo dell’advertising, partendo dalle prime rozze e commoventi prove americane o inglesi.
Per sè e per i suoi straordinari colpi di genio, aveva riservato poco spazio: ma dovette cedere al pubblico curioso e appassionato, che già conosceva gran parte della sua storia e raccontare di Pomì, dei jeans “blasfemi”, del maglione che sembra sempre nuovo, del visual di Repubblica ( oggi copiato dalla totalità o quasi dei cartacei), di Fulvia al sabato sera, quella straordinaria striscia fatta con il socio di una vita, Tullio Pericoli.
Il suo era il genio della semplicità: la sua comunicazone aveva un nitore ed una immediatezza inarrivabili e si distinguevano alla prima occhiata. Ovviamente vi si rappresentava una società tutta, un modo di essere ma anche di evolvere. Negli anni settanta, così duri e infuocati dallo scontro sociale che sarebbe culminato con l’omicidio Moro e la fine del grande partito comunista italiano, i suoi spot portavano serenità senza addormentare, normalità senza piattezza.
Non solo slogan, dunque, ma vere e propire minifiction, nulla da paragonare con i vecchi carosello pieni di pupazzetti, finti cow boy, caffettiere parlanti e buoni sentimenti democristiani. La società evoluta che Pirella disegnava era anche un auspicio per i futuro, frutto di una mente brillante e gentile, di una vita intera passata studiando che in tarda maturità aveva scoperto la gioia di scovare nuovi talenti.
Ci auguriamo che la sua scuola, quella cui aveva dedicato tutte le energie che gli stava lasciando il male che poi lo ha ucciso, non resti solo un ricordo. Noi, qui a Bari, faremo di tutto perchè Emanuele Pirella, in qualche modo, continuia stupirci con la semplicità del suo genio, la gentilezza del suo animo, il coraggio delle sue scelte. Chi ha avuto il privilegio di incontrarlo sente l’urgenza i non disperdere qyuesto suo meraviglioso insegnamento.
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