Acqua buona, acqua Aqp

Antonella Ardito

Troppo basse le royalties sulle acue minerali: il dossier di Legambiente lancia l’allarme

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Acqua buona, pulita ed economica: l’Acquedotto Pugliese e Legambiente rilanciano da Bari e dal cuore del borgo antico la battaglia per l’utilizzo dell’acqua di rubinetto come bevanda e non solo per gli usi domestici. “Posso assicurare che sull’acqua Aqp ogni anno vengono fatti 250 mila controlli – ricorda Massimiliano Bianco, direttore generale dell’Acquedotto Pugliese – abbiamo installato stazioni di filtraggio al carbone attivo e con un investimento di 50 milioni di euro stiamo avviando il telecontrollo per monitorare gli indici di potabilità dell’acqua”. L’Italia beve troppa acqua minerale, ben 12 miliardi di litri all’anno che generano 350 mila tonnellate di plastica e 910 mila tonnellate di Co2 visto che il trasporto delle acqua imbottigliate avviene quasi sempre su tir, che viaggiano sotto il sole anche per mille chilometri. Sul tema delle acque minerali il dossier di Legambiente delinea il far west dei canoni di concessione sulle acque minerali: la Puglia è bocciata, insieme a Liguria, Calabria, Molise, Emilia Romagna, Sardegna perché fanno pagare solo in base alla superficie della concessione e non sui metri cubi. La Puglia, in particolare, oggi non chiede nessun corrispettivo per l’imbottigliamento dei circa 92 milioni di litri d’acqua che viene effettuato sul suo territorio e che potrebbe invece far incassare annualmente 230mila euro in più. Tuttavia, la nostra regione, dopo numerose battaglie di Legambiente, è finalmente passata dall’irrisorio 1,033 euro a 50 euro ad ettaro nell’aprile scorso per le 16 società imbottigliatrici presenti sul territorio regionale. Legambiente chiede comunque che la legge venga rivista perché il canone sia proporzionale ai volumi d’acqua prelevati o imbottigliati sul territorio per garantire la tutela delle falde dagli sprechi e dallo sfruttamento.

La battaglia a favore dell’acqua di rubinetto non vuole agire contro le leggi di mercato ma valorizzare un bene che comunque paghiamo: “Non bere l’acqua di casa significa rinunciare ad una risorsa sana – ricorda il presidente pugliese di Legambiente Francesco Tarantini – questa iniziativa per valorizzare l’acqua di rubinetto la stiamo proponendo in tutti i circoli e anche negli ipermercati”. Intanto attraverso la pagina face book dell’Acquedotto Pugliese è possibile conoscere la composizione dell’acqua che beviamo dal rubinetto di casa attraverso l’iniziativa Fontanina 2.0. Peccato però che le vere fontanine dell’Aqp, quelle alte 128 centimetri stiano sparendo dalle cittadine pugliesi, portate via durante i lavori di rifacimento delle strade, oggetto di furti su commissione, a volte rotte e mai riparate. E pensare che fino agli anni ’60 del ‘900 le fontane sono state l’unica fonte di approvvigionamento di tante famiglie pugliesi che non avevano l’acqua corrente in casa. Altri tempi, senza il boom delle acque minerali.

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