Studenti pugliesi economici ma poco eccellenti

Silvia Dipinto

Valentina Aprea: �Il modello della scuola statale � un fallimento, la scolarizzazione di massa non funziona�

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Costa poco allo Stato, è omogenea su tutto il territorio regionale, ma produce poche eccellenze: la scuola pubblica pugliese, stando alla regola delle “3 E”, è “equa” ed “efficiente”, sebbene non altrettanto “efficace”. Questi i risultati dei 15.000 questionari somministrati ai docenti di 8 regioni campione, scelte dalla Fondazione Agnelli per stilare il rapporto 2010 sulla scuola pubblica italiana (edito da Laterza): per ogni studente pugliese lo Stato spende 5.834 euro all’anno, a fronte dei 9915 euro procapite investiti per gli alunni del Trentino Alto Adige e di un costo medio per studente che in Italia supera i 6.000 euro annuali. Una maggiore dimensione dei plessi scolastici (più densamente popolati per la favorevole morfologia del territorio pugliese, che consente di accorpare gli studenti in poche classi, ma “affollate”), insieme alla scarsa diffusione del tempo pieno e prolungato e ad un più alto numero di allievi disabili per ogni insegnante di sostegno, sono i fattori che giustificherebbero gli scarsi finanziamenti statali alla scuola pugliese, rea, di contro (e forse anche di conseguenza) di non far raggiungere standard di apprendimento qualitativamente soddisfacenti.
“Il solo fatto di andare a scuola nel Nord Italia comporta un vantaggio pari ad un anno e mezzo di scuola in più rispetto al Sud”, denuncia Andrea Gavosto, direttore della Fondazione, “questo è inaccettabile per un Paese civile: ciò che entra nella scuola è identico, ciò che ne esce è profondamente diverso”.
Una scuola in cui resistono forti differenze territoriali, dunque, ma anche “divari” di genere, socioculturali, etnici e di indirizzo (l’offerta formativa è estremamente segmentata, con una netta spaccatura tra i licei e gli istituti tecnico-professionali), oltre che tecnologici (emblematico che il 37% degli studenti pugliesi non utilizza quasi per nulla il computer in classe, mentre a Bolzano solo il 13% degli alunni lamenta la stessa mancanza): un gap, quest’ultimo, che rischia di allontanare molti “nativi tecnologici” dalle classi ed aumentare il rischio di dispersione scolastica, aggravando l’anomalia tutta italiana, per cui i casi di abbandono sono il doppio della media europea.
“Abbiamo sempre meno insegnanti e sempre più demotivati”, continua Gavosto, “i docenti intervistati manifestano pesanti disagi, però accolgono le nostre proposte su una maggiore differenziazione delle retribuzioni, sull’abolizione delle graduatorie e sull’inserimento di diversi sistemi di valutazione”.
“Con il passaggio al federalismo scolastico si rischia che ci siano regioni più ricche pronte ad organizzare le ‘loro’ scuole, subentrando (ben preparate) alle funzioni che lo Stato lascia, altre no”, conclude, “la Lombardia, per esempio, investe nell’istruzione il 2,2% del proprio P.I.L., la Calabria il 6, 8% (la Puglia il 5, 4%, n.d.r.): ovvio che la prima potrà permettersi di aumentare questa percentuale, la seconda no di certo”.
“La scuola Pugliese è ‘virtuosa’? Beh, in realtà è penalizzata dai bassi investimenti, lo credo bene che abbiamo il 30% di studenti sotto la soglia della sufficienza”, dichiara Lucrezia Stellacci, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, “se il federalismo scolastico deve essere solo una riduzione dei costi, il Ministro Gelmini l’ha già fatto”.
“Oggi la scuola e l’università sono un salvadanaio per il Governo”, rincara la dose Gianfranco Viesti, Assessore al Sud e al Diritto allo Studio, “sono stati tagliati i fondi PAN FAS all’istruzione, si applicherà da settembre una Riforma che non è nemmeno nella Gazzetta Ufficiale, con un’operazione sciatta e disperata. Noi non vogliamo finanziamenti aggiuntivi perenni, ma fondi temporanei, monitorati, valutati e sanzionati, se non raggiungiamo gli obiettivi prefissi”.
Accuse respinte dalla Presidente della VII Commissione Cultura alla Camera, Valentina Aprea, contestata da un gruppo di studenti ed insegnanti: “siamo una società di replicanti, quanti insegnanti sono disposti a mettersi in discussione per digitalizzare la didattica? I ragazzi si annoiano in classe”, replica con toni accesi, “se i risultati sono questi, il modello della scuola statale ha fallito”. “Se il Sud non accetta il partenariato privato non si salverà, lo Stato da solo non ce la può fare”, continua la Aprea, elencando le soluzioni contenute nella proposta di legge che porta il suo nome, “ci vuole una nuova governance nelle scuole, comitati tecnici, valutazione degli insegnanti ed assunzioni decise da reti territoriali”. I tagli? “Siamo stati costretti a farli. E poi, li avrebbero fatti anche Fioroni e Padoa Schioppa se non fosse caduto il governo Prodi”.

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