Giuliana Sgrena: “In Italia c’è una emergenza democratica”

“Il servizio pubblico televisivo non rappresenta il Paese reale”
Ha deciso di ritornare in Iraq dopo cinque anni dall’incubo. Un sequestro, poi la liberazione e la tragica uccisione di Nicola Calipari per mano dell’esercito statunitense, che sparò contro l’auto che avrebbe condotto entrambi in Italia. Giuliana Sgrena, giornalista de ‘Il Manifesto’, porta dentro di sé quella esperienza. Il racconto è racchiuso nel libro “Il ritorno”, che ripercorre il suo viaggio interiore osservando le trasformazioni sociali e culturali che stanno attraversando l’Iraq.
Noi di Barilive.it l’abbiamo fermata per una intervista durante l’incontro svoltosi in serata alla Taverna del Maltese, nell’ambito della rassegna “About a revolution”.
Cosa rappresenta oggi per lei l’Iraq?
In quella terra si è prodotto un trauma che ha cambiato la mia vita. All’inizio pensavo di dover ignorare l’Iraq, rimuoverlo per sempre dalla mia mente. Poi ho verificato che non si può dimenticare e quindi ho scelto di riconfrontarmi con quei luoghi. In questo modo la mia esperienza drammatica, passata attraverso il sequestro e la successiva morte di Nicola Calipari, ha fatto sì che mi sentissi più vicina emotivamente al travaglio che la popolazione irachena ha dovuto subire in questi anni di guerra. E’ un Paese che mi porterò sempre dentro.
Il giorno della sua liberazione l’Italia non fece in tempo a gioire che arrivò la notizia della barbara uccisione di Nicola Calipari. A distanza di cinque anni non pensa che il ricordo dell’agente sia rimasto ai margini della memoria collettiva del Paese?
Sono d’accordo. Questo, purtroppo, è un Paese che non ha memoria. Nessuno si ricorda più di Calipari dopo che è stato celebrato come un eroe. Senza memoria non potremo avere un futuro.
Dopo la guerra è migliorata o peggiorata la condizione delle donne in Iraq?
Peggiorata senza dubbio. Le donne sotto il regime di Saddam Hussein erano sicuramente più emancipate e godevano di molti più diritti rispetto ad oggi. Quando è caduto il regime sono arrivati i partiti religiosi, le milizie religiose che hanno cancellato nei fatti i loro diritti. L’anno scorso sono ritornata e ho visto che ora le donne stanno cercando di riprendere la situazione nelle loro mani. Stanno recuperando terreno, ma sono molto indietro rispetto al passato.
Un esempio?
Leggevo due giorni fa che per le donne il periodo di maternità sotto Saddam era di un anno, ora è solo di sei mesi. Nella nuova costituzione c’è l’articolo 41 che dice che il codice della famiglia potrebbe essere cambiato e disciplinato in base all’appartenenza religiosa. Si potrebbe così riprodurre ciò che accade in Afghanistan, dove per le donne sciite hanno approvato un codice della famiglia che legalizza lo stupro. In Iraq le donne si mobilitate, hanno presentato un ricorso alla commissione per la revisione della costituzione e il prossimo parlamento dovrà decidere. Insomma sono tornate attive, ma hanno tanto da recuperare rispetto al passato.
Al di là delle polemiche prodotte dalla chiusura dei talk-show come se la passa, secondo lei, l’informazione italiana? Trova che il web possa costituire un’alternativa al sistema mediatico incentrato sulla tv?
In Italia l’opinione pubblica italiana si forma sulla base di quello che viene detto in televisione. Secondo me c’è una emergenza democratica perchè esiste un servizio pubblico televisivo che non rappresenta il Paese reale in cui viviamo. E’ come se tutto fosse un reality show. Il web? al momento serve una certa categoria di popolazione, molto alfabetizzata ed elevata intellettualmente. Non tutti ancora oggi hanno accesso alla rete e ciò che fa sì che tutto ruoti attorno alla televisione.
Lei scrive per un giornale che si definisce in prima pagina quotidiano comunista? Per lei cosa significa?
Per me scrivere su un giornale come il Manifesto rappresenta la libertà di scrivere quello penso. Le assicuro che in questi tempi non è poco.
Commenti
-
perkè a nessuno viene in mente ke il vero bersaglio dell’agguato fosse calipari, molto + ke la sgrena, visto ke il funzionario sismi doveva testimoniare poki giorni dopo al processo sul rapimento di abu omar da parte di persone della cia, con l’ausilio della cricca del sismi di pollari e mancini, un’entità parallela interna al servizio segreto militare, di cui calipari, n° 3 dopo gli altri 2, nn faceva parte ma su cui avrebbe potuto offrire scomodi scordi di verità, essendo persona integra?
-
Pare che abbia fatto un biglietto di sola andata. Tanto il ritorno lo paghiamo noi…
-
…..certo, esattamente come abbiamo pagarto il biglietto di ritorno dei 3 mercenari italiani rapiti in irak nel 2004 e andati là solo per farsi i soldi!
-
o come le due simone comuniste che, andate in Irak per organizzazioni ng (leggi contro USA & alleati), sono tornate a spese nostre. Certa gente doveva rimanere in Irak nelle mani di chi credevano eroi e che invece ammazzavano italiani. Vergogna loro e chi li difende.






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito