Mutazioni ed omologazioni
Goffredo Fofi in Laterza con la sua ‘vocazione minoritaria’
La vocazione minoritaria è un moto dell’animo e della coscienza, un’identità, un modo di vivere e di esistere, perchè a volte, spesso, la maggioranza è omologazione e annullamento dell’essere.
Ma è anche un libro, un lavoro a quattro mani firmato da Oreste Pivetta – scrittore e giornalista dell’Unità – e da Goffredo Fofi – critico cinematografico, scrittore, ma soprattutto ‘punto di riferimento culturale di più d’una generazione’, come secondo partecipata presentazione di Maria Laterza. Un’intervista, un botta e risposta lungo quasi duecento pagine: I toni intimistici della chiaccherata fra amici, con la profondità frammista ad un pizzico di nostalgica disillusione ch’è propria della notte fonda ed inebriata; la competenza e le idee dei giganti del pensiero, Pasolini, Revelli, Siti, che Fofi chiama in causa quasi per coinvolgerli in una conversazione da pari a pari.
L’argomento è il tutto, e il niente: il particolare delle scelte di uomini e donne che hanno cercato criticamente di indicare vie alternative – nel lavoro, nella scuola e nell’educazione, nel modello del vivere cittadino; il generale dell’Italia, del nostro paese e del nostro tempo che non sono più i nostri, o almeno non sono più com’eravamo abituati a pensarli.
Spiega Nicola Lagioia: ‘Attraverso le pagine di Fofi uno si chiarisce l’idee sulla grande mutazione dell’Italia negli ultimi decenni. In parole dirette, chiare, ben diverse e più comprensibili del linguaggio pubblicitario dei politici che ormai tutti adoperano e che non fa capire niente’.
Libro e presentazione non hanno àncora, dialoghi maieuticamente densi e profondi, conversazioni meravigliose e d’altri tempi che catturano l’uditorio nutritissimo e ringiovanito del salotto Laterza.
‘La tragedia per la mia generazione – commenta l’autore – è stata quella di assistere impotente alla mutazione, vedere un popolo che aveva storia, cultura, ideologia, aveva vitalità, voltare le spalle al suo passato e alla sua identità e omologarsi ad un livello di mediocrità’.
L’inevitabile e totale borghesizzazione del popolo italiano – per dirla in termine pasoliniani – si erge a paradigma, catalizza l’attenzione di ospiti e spettatori. Si parla dei poveri che non sono più antagonisti del potere, che non sono più massa rivoluzionaria ma massa velleitaria, automi ed aspiranti padroni. Si annuisce, e si sorride d’amaro fiele. Abolite le categorie gloriose ed orgogliose del contadino e dell’operaio, resta solo il piccolo borghese, ch’è noioso, mai intensamente peccaminoso, davvero troppo misero e meschino… E’ il “miracolo” capitalistico, confezionato dal Berlusconismo, la sua arma segreta: aver reso corruttibile l’incorruttibile, aver reclutato al soldo del capitalismo l’anima del popolo, con i suoi sogni. Chapeau.
A noi, piccoli borghesi rivoltosi, non resta che la consapevolezza e la parola. E il cupo presintemento che la mutazione sia ormai irreversibile…
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