“Giù le mani dall’acqua”

Convegno all’hotel Excelsior della Federazione della sinistra sul no alla privatizzazione
“Giù le mani dall’acqua”. Questo il tema emblematico di un convegno organizzato all’hotel Excelsior, nei pressi della sede della regione Puglia, dalla Federazione della sinistra. L’incontro è stata occasione di riflessioni sul tema della ripubblicizzazione. A dimostrazione di come la privatizzazione in sè non rappresenti sempre un fatto positivo, è stato ricordato il caso della Sicilia. Hanno privatizzato la risorsa idrica ma la fanno pagare “cifre enormi e per giunta arriva acqua sporca” al pubblico. Che l’Acquedotto Pugliese sia pubblico non lo scopriamo oggi. E’ un elemento che risale “ai regimi liberali antichi, pre-fascisti. Sono stati conservati interessi pubblici sull’acqua durante il fascismo e poi con la DC”. Nel convegno I relatori hanno convenuto sul fatto che “hanno lasciato che gli impianti si deteriorassero sempre più. Oggi, sono necessari lavori importanti per porre un freno alle perdite”. Don Angelo Cassano, parroco impegnato nel sociale ha ricordato “il periodo dell’occupazione da parte dei somali, una comunità che si autodeterminava, ma non aveva acqua nè luce. Oggi, hanno l’acqua ma non hanno la luce”. Per il sacerdote, questioni sociali, ambientali e dell’acqua vanno insieme. I teologi della liberazione, in sud America, parlano dell’acqua come “dono e diritto”.
L’uomo ha una sua responsabilità nei confronti della tutela delle risorse naturali. Deve limitarsi ad amministrare un bene che gli è stato donato da Dio. In caso contrario, all’uomo non basterà più il pianeta terra per il soddisfacimento dei suoi capricci. Margherita Ciervo, del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua ha compiuto uno studio sulla problematica. “Il mercato si ha quando una risorsa scarseggia. L’acqua è la risorsa più abbondante esistente sul pianeta ma sta diventando sempre più scarsa”. Il motivo risiede, per la giovane studiosa, a causa della presenza di un sistema produttivo ed economico dominante. In particolare, una agricoltura dell’agro-business, una industria che inquina l’acqua in misura incredibile. La decisione del governo di aprire il settore idrico alla mano privata sarebbe legata al potere economico delle multinazionali che, con gli organismi sovranazionali, si traduce in potere politico, di lobby, di gruppi di pressione sugli Stati. “E’ qualcosa di pianificato a tavolino”. Il primo Forum mondiale delle multinazionali dell’acqua è nato nel 1997. Chi lo presiede? Il presidente della Societè des eaux de Marseille posseduta dalla Veolia e da Suez, le prime due multinazionali al mondo nel settore. “Dal Forum escono principi come quello per cui l’acqua non è un diritto, ma un bisogno”. La prima multinazionale ha un fatturato pari a 33 miliardi di euro, nel 2008. La Bolivia, il primo Paese a subire la guerra dell’acqua, aveva nel 2008 un Prodotto Interno Lordo pari a 9,2 miliardi di dollari. Queste entità economiche mondiali detterebbero, per Ciervo, le linee politiche ai singoli Stati. Riccardo Petrella ha concluso i lavori con un suo intervento nel quale si condensano le sue conoscenze e l’esperienza accumulata alla guida di uno dei più importanti acquedotti europei.
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