La Russa, è ora di dimettersi

Antonio Scotti

Troppi scivoloni per un ministro della Difesa. Se Scajola pagò per un “rompic….”

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Una gazzarra mista a pantomima. Il Ministro della Difesa parte da dietro e con la forza allontana dalla sala Rocco Carlomagno, attivista politico fattosi registrare come freelance all’ingresso della sede romana del PdL. L’accusa è quella di aver formulato alcune domande al Premier, sovrapponendosi ad altri giornalisti che stavano chiedendo spiegazioni a Berlusconi su quel gran pasticcio delle liste, ricostruito senza un ministro dell’Interno che sulla materia avrebbe carte e titoli per dover e poter intervenire.

Una scena, diciamocelo con tutta franchezza, che avremmo davvero fatto a meno di vedere. Al limite della vergogna. Perché da un ministro della Repubblica che sovraintende all’amministrazione militare e civile della difesa ci si aspetta di tutto, tranne che decida di farsi giustizia da sé per dipanare anche banali controversie come quelle andate in onda ieri pomeriggio. Scene che il contenitore propagandistico del sistema berlusconiano (Tg1, ndr) non ha mandato in onda perché ovviamente stridenti con una linea editoriale che volutamente decide di sostituire semanticamente il valore della parola assoluzione con quello di prescrizione. E che usa la legge della par condicio per condizionare i palinsesti anche del servizio pubblico. Inbavagliando il dibattito politico e mettendo alla berlina chiunque si permetta di violare le regole.

Ignazio La Russa dovrebbe dimettersi. Si tratta di un atto di coraggio e lealtà verso le istituzioni repubblicane. Ripetiamo: non si può accettare che un ministro prenda dal bavaro del cappotto chi si permette di fare una domanda. Così come non si può tollerare che in un Paese civile un ministro si esprima sul caos liste dicendo che “è pronto a tutto” se lo cose se non si mettono a posto. Alludendo a che cosa? ad una tentata sovversione dell’ordine dello Stato? Ad una manifestazione di piazza? O ad una diretta a reti unificante del grande capo?

La Russa ha replicato che a quella conferenza stampa era nella veste di dirigente del PdL e non da ministro della Difesa. Una spiegazione che più che rassicurare, lascia per l’ennesima volta attoniti: un ministro è un ministro sempre, in ogni minuto e in circostanza del proprio mandato. Su Facebook, intanto, la solidarietà a ‘Rocco Carlomagno impazza. “Ha diritto di esprimersi” e “Uno di noi: siamo tutti villani”, affermano migliaia di persone nell’arena politica più larga e democratica del momento.  

Se vero che Scajola è stato allontanato dopo aver definito un “rompicoglioni” Marco Biagi, assassinato a Bologna, è arrivato anche per la Russa il momento di presentare le dimissioni. Anche perché non vorremmo che sia la piazza ad essere “disposta a tutto” pur di difendere le istituzioni da logiche che di democratico hanno davvero poco. Le dimissioni ci consentirebbero, infine, di evitare la santificazione di un freelance che in tempo di vacche magre rischia di ergersi a icona del giornalismo d’inchiesta.

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