Barreto, tra mitologia e meditazione

Ma niente paura: il momento no passerà molto presto
Lo confessiamo: arrivando fin quaggiù, dopo un viaggio ai confini dell’inferno (e ritorno) attraversando una strada che, storicamente, tutto sembra fuorché autostrada, non abbiamo percepito presagi positivi. Sentivamo che questa di Catania non sarebbe stata la partita della rinascita, quella che avrebbe dato la spinta definitiva al ciclo negativo, no. Lo abbiamo percepito soprattutto mentre attraversavamo lo stretto di Messina, con l’immancabile Caronte (mai nome fu così azzeccato) e con l’idea malvagia che quel tratto di mare sarebbe stato ricoperto da inutili e dannose tonnellate di cemento armato. Guardando in lontananza l’Etna innevato a sfiorare il cielo bellissimo siciliano man mano che ci avvicinavamo al capoluogo etneo, complice anche il nostro fedele Battiato a tingere l’atmosfera musicale in auto, quasi ci è sembrato che lo stesso vulcano sputasse massi e lava incandescente sulle “giubbe” biancorosse di Ventura.
E, difatti, sempre a proposito di Battiato, “come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando o come uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina affamati” si sono abbattuti sulla squadra di Matarrese quattro gol di cui avevamo perso il ricordo.
Una sincera “stranizza d’amuri”: dopo una sconfitta di tali proporzioni, trainata da altre consecutive, la prima cosa che viene in mente è quella di abbandonare tutto e pensare ad altro, per esempio lasciarsi accarezzare dal barocco e tuffarsi nella mitologia.
E a Catania le atmosfere per distrarsi ce ne sono eccome. Ci perdonino i malvagi e coloro i quali si sentono padrieterni ma noi, che oltre ad essere dei vecchi romanticoni del calcio (e non solo del calcio) – a differenza loro – siamo immuni come quelli che hanno già contratto l’epatite dopo una mangiata di cozze crude, avendone viste tante di queste disfatte, tutto abbiamo pensato fuorché di abbandonare la squadra, anzi, ce ne siamo ancor di più innamorati quasi fosse una eterna fidanzata su cui si sono abbattute sciare di menzogne e cattiverie, una fidanzata che, almeno lei, non ci tradirà mai e che mai come adesso necessita del nostro amore.
Lo abbiamo scritto la settimana scorsa all’indomani della terza sconfitta col Milan, lo ribadiamo adesso: doveva arrivare un momento-no, era fisiologico, lo è sempre stato per tutte le squadre da quando esiste il calcio, è arrivato al Bari dopo un inizio di stagione in cui ha fatto sognare i tifosi e riteniamo che l’essere giunto a febbraio, a cavallo di marzo, quando mezza squadra è ancora out a causa dei noti infortuni, sia paradossalmente un bene perché lo stesso periodo-no non può durare all’infinito. C’è tempo per recuperare e per poter tirare lo sprint salvezza nel corso di queste ultime partite magari utilizzando qualche giocatore di peso nel frattempo recuperato. Siamo certi che la nostra eterna fidanzata risalirà la china.
Un 4-0 che ci ha fatto tornare alla mente fantasmi di certe prestazioni imbarazzanti che credevamo aver rimosso dalla mente ma, per la serie nella vita mai dire mai, li abbiamo rivisti attraversare Via Etnea, freneticamente bella più che mai che quasi divide in due, con una spada, la città, giungere in Piazza Duomo e sovrastare il celebre elefante (il “liotru”) e sbandierare i loro vessilli rossoazzurri. Una sconfitta parente stretta dei tempi in cui i biancorossi si lasciavano, colpevolmente, prendere a cazzotti dappertutto in B ma stavolta non tragga in inganno il roboante lavico risultato: sempre sospinti dai versi di Battiato, dal momento che è proprio da certi sguardi che si intravede l’infinito, e con la mente alla terapeutica Waterloo natalizia griffata Lecce di qualche anno fa, abbiamo interpretato la prestazione degli uomini di Ventura tutt’altro che negativa, anzi come un buon presagio.
Abbiamo intravisto un Bari diverso, un Bari reattivo, capace di imbastire trame di gioco anche se spesso approssimative e con qualche errore singolo di troppo, un Bari vivace soprattutto dopo l’ingresso di Rivas, un Bari capace di procurarsi 7-8 palle gol purtroppo andate a male, rigore (puntuale) sbagliato a parte. Abbiamo visto, finalmente, un Castillo in progress, e un Almiron in netta ripresa, dunque pensiamo che da adesso in poi, con l’innesto imminente del nostro amico Parisi che quanto ad esperienza non è secondo a nessuno oltre che a bravura, la squadra di Ventura saprà rialzarsi dalla sciara che lo ha travolto.
Per contro abbiamo intravisto una squadra col solito debito di ossigeno soprattutto osservando Bonucci al quale, a questo punto, visto che con Alvarez sta tirando il carro dall’inizio, occorrerebbe un terapeutico periodo di riposo affinché, anche lui, possa ritrovare quell’alba dentro l’imbrunire fondamentale per racimolare alla svelta i punti necessari alla salvezza.
Non vogliamo credere che la causa del periodo-no sia dovuta all’assenza di Ranocchia in difesa: l’umbro è un giocatore bravo, forte, e con la testa sulle spalle, senza maserati sfreccianti in piazza ferrarese: a giugno, come nelle previsioni, ci dovrà lasciare per lidi più prestigiosi, ma non possiamo credere che venendo meno lui, sia venuto meno l’equilibrio in difesa anche perché, tutto sommato, l’impressione è che, bene o male, quel reparto sia sempre uno dei più affidabili.
Noi, anticonformisti per natura, e ghettizzati (per fortuna aggiungiamo) dal potere becero di quattro faccendieri presuntuosi ignoranti e arroganti che si credono padrieterni ed invece sono solo piccoli uomini travestiti da graduati con le stellette, invidiosi della libertà di taluni e opportunamente incapaci di interpretare il pensiero altrui, preferendo sederci dalla parte del torto in quanto gli altri sono perennemente occupati dai loro servi, crediamo di poter affermare con certezza che una (e ripetiamo una) delle cause della debacle biancorossa sia da ricercarsi dal tradimento di alcuni giocatori che, contravvenendo alle regole della più logica community, si siano un po’ troppo lasciati andare, forse montandosi la testa, non facendo gruppo, e pensando più che altro a scorazzare con auto di lusso per la movida barese.
Pensiamo a uno, due giocatori, il cui valore non si discute, intendiamoci, ma che hanno un po’ tradito il credo di Ventura perché non è possibile che un giocatore dal peso specifico incidente, un giocatore strapagato, debba fare l’anarchico. Non osiamo immaginare cosa sarebbe stato il Bari con gente d’esperienza come Almiron, Langella e Donati, preso però dopo un periodo di riposo e non a campionato inglese iniziato: probabilmente molti di quei punti persi tra la Via Emilia, la Val Camonica e gli Appennini toscani si sarebbero potuti recuperare. Non abbiamo riscontri ma, a pelle, crediamo che questa sia una delle concause.
Dunque, niente drammi per favore. Comprendiamo la delusione dei tifosi e lo stato quasi depressivo secernente dalle bacheche di facebook ma niente prozac, è inutile. E’ che storicamente dai diamanti non nasce niente, ma è dal letame che nascono i fiori, ne abbiamo prova. Siamo convinti che presto, molto presto, il Bari rialzerà la china e Mister Ventura, che di esperienza ne ha da vendere, saprà trovare la ricetta giusta.
Ieri sera, davanti ad uno dei mille chioschi, celebri punti di incontro della gens catanese da sempre, al cospetto di suoni di campane che hanno accarezzato immagini barocche, tra i vicoli pullulanti di gente felice, orgogliosa di essere siciliana, gente disponibilissima, sicuramente più di noi baresi (lo abbiamo constatato personalmente), abbiamo provato a parlare con qualcuno di loro e, ascoltandone le loro tenere parole, son sembrati convinti che quella vittoria così eclatante fosse si strameritata ma più che altro casuale e che vincere così facilmente sarà dura per loro.
E noi che preferiamo vedere “l’altra parte del calcio” ci siamo lasciati cullare dalle loro parole, dalle atmosfere barocche e dall’incanto dei nobili palazzi tracimanti di storia con immagini di un passato che, da queste parti, ha visto transitare un po’ tutte le popolazioni complici anche un cielo limpido con una temperatura più che primaverile tanto da volerci far coinvolgere dalla loro tenerezza.
Tornati in albergo e osservando attraverso le zanzariere della nostra finestra, ci è apparso uno scorcio, forse, tra i più belli che Catania potesse offrire, con un campanile appena illuminato ad esaltarne lo stile, abbiamo subito pensato che era il momento di lasciarci consolare, come da tradizione, con un piatto di pasta alla Norma e, perché no, anche con due linguine ai ricci che anche da queste parti sono eccellenti, forse più di quelli della Forcatella e di Polignano, anzi, sicuramente.
Dopo ci siamo spostati sul mare sedendoci su uno scoglio di pietra lavica a meditare e ad ascoltare il silenzio svuotando ogni pensiero rumoroso che questa sconfitta ci ha provocato scrutando in lontananza tracce di un passato mitologico pensando a Barreto e al suo ennesimo rigore sbagliato, alla fiera malinconia di Belmonte, ad Ulisse che proprio qui fece scalo e a Polifemo che gli lanciava faraglioni a go-go orbo all’unico occhio trafitto dall’ira del navigatore, quasi fossimo tutti in compagnia a stemperare una situazione pesante, magari con la supervisione di Omero: una lode all’inviolato con un suono di un’arpa eolica che d’incanto quasi si è materializzata dal mare quasi a significarci che, infondo, la storia è importante, senza della quale non c’è presente e futuro. Dunque avanti Bari, è stato solo un capitolo aggiuntivo dell’Odissea.
Commenti
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Sembri il Socrate dei poveri, il calcio è altro, il problema è che chi scrive un articolo e non come vuoi sembrare tu, un editoriale sulla BARI, dovrebbe capire che il momento non è dei più felici, sia per il morale che per i risultati.
Contro il MILAN, non ho avuto modo di replicare, in quanto forse non hai capito che la Bari non ha il “mestiere” della grande squadra. -
dimenticavo, un ultimo consiglio ad uno dei due occhiblue60, magari quello destro: le consiglio di proseguire i suoi studi su Konrad e le sue famose papere: vedrà che continuando ad occuparsi di ornitologia lei darà il meglio di se
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chapeau!
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Avrei voluto commentare quanto scritto dal giornalista, ma leggendo i commenti sento il dovere di dire al Sig. Massimo Longo che ha sprecato il suo tempo a rispondere ad alcuni utenti che si commentano da soli perché arroganti ed illetterati.
Nessuno costringe loro a leggere quanto scritto su Barilive, possono liberamente fare altro o perlomeno muovere critiche costruttive se solo fossero in grado di farlo. -
Quindi Sig. Longo continui pure con il suo lavoro, siamo in molti a stimarla e a leggerla proprio per lo stile atipico e incomparabile che La distingue da altri Suoi stimabili colleghi.
– Occhiblue60 forse non riesce ad
assimilare i Suoi articoli perché
carente in materie letterarie e
quindi non comprende i collegamenti
che Lei fa tra la città dove gioca la
squadra e il passato memorabile della
stessa. -
– BariLiveFan che insegue le virgole e
oltre ad offendere Lei lo fa anche
con il Sig. Montanaro potrebbe
imparare a scrivere meglio lui invece
di fare “il maestrino del villaggio”.Buon lavoro Sig. Longo !
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Come mai questo nervosismo dilagante, se Lei, Massimo LONGO, sente di essere l’Oracolo di Delfo, perchè se la prende tanto. Le fantasie vanno riscontrate nella vita reale, io sono uno del borgo quindi del popolo e dico sempre quello che penso. Un vero professionista deve saper accettare anche le critiche. Per quanto attiene alla “salsa gioiese”, ti assicuro che come investigatore non hai stoffa.
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Loro sono liberi di dire quello che vogliono ma soprattutto di scrivere quello che vogliono, a tempo perso. A patto, però, che tra una boiata ed un’altra non scrivino che “non avrei parlato del Bari e del suo momento-no” perchè è assolutamente falso come da evidenza. Mi raccomando a mantenerli sempre aperti quegli occhiblue perchè l’oracolo di Delphi sostiene che a chiuderli non ci vuole molto
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Giusto qualche puntalizzazione prima di lasciarvi: 1- che il nervosismo lo percepite solo voi, io sono calmissimo e lucidissimo, mi adeguo alle castronerie scritte ma soprattutto tento di difendermi. 2- l’oracolo cui fa menzione è di Delpfhi (o Delfi italianizzato) e non Delfo, si informi: non basta far finta di conoscere Socrate. (cont)
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Forse anteporre qualche volta un sano libro di storia greca (il Musti è ottimo) ad internet e quanto gravita intorno ade esso è sempre più produttivo ma soprattuto aiuta alla conoscenza e a rimanere meno ignoranti. 3- se lei è del popolo io sono del sottopopolo, suburra pura, quella che versava immondizia e quant’altro dai balconi nell’antica roma, per intenderci. (cont)
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4- la fantasia, spesso, si materializza davanti a certe situazioni al punto che da tali diventano reali. 5- non sono professionista ma pubblicista. 6 – il punto più importante – constato un’ennesima castroneria riguardo le critiche che, secondo lei, non accetterei. Le critiche le ho sempre accettate e ci sono metri quadri di pagine che lo dimostrano qua e la in internet:(cont)
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è che da qualche tempo, chissà perchè, nessuno osa più criticarmi preferendo trovare il classico pelo nell’uovo tra virgole abbondanti, un tempo sbagliato o un accento errato o minacciarmi. Se poi trovo gente come lei (voi pardon) che invece di criticarmi o intavolare una civile discussione scrivete eresie, non mi accusi, poi, di non accettare le critiche, devo pur difendermi, non trovate?(cont)
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I commenti sono sempre ben accetti ma avrebbero più spessore se solo fossero critici e non pregiudizievoli. Per i pregiudizi ci sono sempre i forum calcistici.
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per peppino80, fortunata e Tartarro: grazie per le vostre parole, so che siete tanti.
Vedete, questa è la prova lampante che i miei “editoriali” centrano sempre l’obiettivo in quanto non ho mai riscontrato nei commenti una critica o un dialogo costruttivo relativo al mio pensiero che può essere diverso dal loro ma solo “giudizi” sul mio operato grammaticale o, come per i due ineffabili organi facciali color cobalto, chiare manifestazioni di gelosia ed invidia. (continua) -
Dal prossimo “editoriale”, cerca di essere più concreto e non prolisso, ai lettori, interessa solo ed esclusivamente la BARI e non: il ponte sullo stretto, la Divina Commedia, la luna, gli occhi azzurri o in generale il volgare discuire.
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Caro occhiblue60, ce ne fossero giornalisti “sportivi” come Massimo Longo. E’ certamente difficile immaginare il calcio fuori dalle quattro fesserie che di solito si scrivono sui giornali. Ma Massimo ha dei precedenti illustri e persino venerati fra gli addetti ai lavori. Rileggiti Gianni Brera ma anche il grandissimo Andrea Castellaneta. Per lo stile più, come dire, popolare abbiamo sempre Christian Montanaro.
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Massimo Longo è indiscutibilmente prolisso. E ha dei gravissimi problemi, forse irrisolvibili vista la sua età, con l’impiego della virgola.
D’altra parte, se è vero che paragonarlo a Brera è una bestemmia imperdonabile, è altrettanto vero che i suoi articoli hanno un loro perchè.
Dunque, facciamo buon viso a cattiva sorte, e se l’alternativa è Montanaro – che non dovrebbe scrivere neanche su un fazzoletto, figuriamoci su un giornale – teniamocelo stretto… -
Caro Massimo Longo, in giro non esiste solamente la gente che vuole la mera cronaca; a me e a tanti altri come me piace molto il tuo “essere prolisso” e non ti nascondo che attendo ansioso ogni settimana il tuo articolo sulla partita del Bari. A te ed alla nostra amata luna va la mia solidarietà
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occhiblu ma se non ti piacciono gli articoli c cos legg a fa?? vatt a fa nu ggir sopr alla rotond secondo me non sai neanche chi è socrate.. vero? ahaha
gran bell’articolo -
Per i due Bonnie e Clyde occhiblue60 in salsa pugliese, gioiese l’una, barese-leccese l’altro: non voglio far polemica nè, tanto meno, abboccare alle loro provocazioni dal momento che, con una parola scritta troppo frettolosamente, son venuti allo scoperto, dunque, sorvolo. Mi limito solo a far notare che, evidentemente, non hanno letto bene il mio “editoriale” perchè non è affatto vero che non parlo del Bari e del suo momento-no. Ci parlo per il 90%. (continua)
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I signori occhiblue60 lo possono riscontrare tanto qui, quando scrivo che questo è un momento negativo fisiologico previsto e che, anzi, mi auspicavo arrivasse ora piuttosto che sul finale del torneo quando sarebbe stato troppo tardi dando un mio giudizio, quanto nei precedenti. Dunque, attenzione a scrivere boiate. Comprendo l’invidia e la gelosia di chi si sente roso per essere stati scoperti ma almeno che cerchino di trovare, a due mani, altri spunti per esaltare la loro rabbia. (continua)
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Un consiglio per i prossimi commenti: capisco che bisogna passare il tempo per i due vecchi amanti con le pupille ma per manifestare la loro invidia e gelosia con pretesti inesistenti sarebbe opportuno che lo facciano, magari, durante una pausa dell’esaltazione dei loro corpi, ormai decadente. Buona fortuna
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per barilivefan: intanto i gravissimi problemi li avrà lei, di buona educazione e non si permetta più di offendermi, perchè se fosse pur vero che le mie virgole abbondino, è altrettanto vero che sono sempre azzeccate. Dunque taccia, meglio. Quanto all’accusa di essere prolisso, rispondo che forse l’utente non conosce la differenza tra editoriale ed articolo. Una domanda: ma ha mai letto, o comunque, visto gli editoriali sulle prime pagine dei vari quotidiani, quelli a sinistra? (continua)
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Si accorgerà che sono il triplo dei miei. Una cosa è un articolo, un’altra è un editoriale. E aggiungo che, probabilmente, l’utente non ha mai letto i miei “articoli” che, come previsto dal giornalismo, vogliono essere brevi concisi e compendiosi, così come gli altri che ho scritto. (continua)
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Se lo ritiene opportuno gli mando i link dei mille “articoli” o, se preferisce, i relativi cartacei così da smentirlo. Dunque, caro fandibarilive, attenzione anche a lei nello scrivere falsità perchè la posso smentire alla grande. Due parole, infine, sul paragone con Montanaro: da lui ho sempre da imparare per il suo modo preciso di descrivere un evento, dunque eviti di offendere anche lui visto che non centra nulla, si limiti a farlo con me. Mi stia bene
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Criticare è una cosa (ben vengano, magari), accusare di aver detto o scritto falsità è un’altra. E poi, infine, decidetevei una volta per tutte: ci diamo del lei o del tu, visto che avete iniziato il commento mantenendo le distanze con il “lei” e poi finirlo con un troppo confidenziale “tu”?






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