Post in doppia fila – Facebook e twitter? buzz-ecole stando a gmail
Quella era stata una settimana 2.0 felice. Di basso profilo. Avevo segnato il mio nuovo record al word-challenge. Ero ancora allo stadio “abilità lessicali di un wrestler”, però avevo risorpassato mia cugina di 6 anni, e ripristinato così il mio status di “paroliere di famiglia”. Sò soddisfazioni! Non pago, avevo avuto 16 “mi piace” al mio ultimo aggiornamento di status e aggiunto 7 nuovi amici (di cui 5 di sesso opposto al mio e nessuno con tendenze criminali). Il mio rapitore seriale, preso da improvvisa passione per l’arte, mi aveva finalmente risparmiato la segregazione a Bogotà, preferendole una più romantica Parigi. Che siano i primi effetti della sindrome di Stoccolma? Insomma, stavo bene.
Ero sicuro di me. Mi sentivo come un domatore che aveva domato un bestia indomabile. Un arginatore della protezione civile (vabbè facciamo, della Croce Rossa visti i tempi) che aveva arginato un fiume inarginabile. Un residente al quartiere murat, che aveva parcheggiato una macchina imparcheggiabile (ossia a meno di 2 quartieri e 3 doppie file da casa).
Insomma, avessi consultato i biscotti della fortuna, avrei pescato sicuramente un settembrino della mulino bianco. Come lui mi sentivo “fico”. Quel logout da Facebook, emise un click che suonava come il “victoire” finale di “fuga per la vittoria”. Ero Pelè, ma avevo ancora la spalla al suo posto.
Ma com’è che si dice? “Mai cantar Vittoria troppo presto”. Ecco, appunto.
Puntai la freccetta del mouse sull’icona del mio Gmail. Una decina di messaggi non letti, “la solita spammatoria di fine serata” penso. “Non mi colpisce manco di striscio”. E invece la mail aveva uno strano brusio, come un “bisbigliare”. Ero abituato ai cinguetti dei miei amici che mi invitavano a nidificare su Twitter. Un osso di seppia digitale, e quelli li avevo sistemati. Ma questo bisbigliare era diverso. Ricordava le voci nella giungla di Lost: si chiamava Buzz e come logo aveva la ruota con le lauree multicolore del Trivial.
La fiera, fiera, si ribellò al domatore. Il fiume arginò l’arginatore. Il vigile multò il parcheggiatore (pulizia strade). Direttamente da Mountain View arrivava una nuova valanga dal nome “prova Buzz”. Il click è ormai un riflesso pavloviano. Il danno è fatto. Una nuova foto fica da trovare, un nuovo profilo da modificare, un nuovo status da aggiornare. Altro che Berlusconi, noi del web sì che siamo riformisti. Basta vedere quante volte aggiorniamo lo Status.
Più che l’utente di un social, mi sembra di essere uno dell’agenzia Tarricone comparto fedifraghi : “stai già seguendo questa persona”, “seguilo a tua volta”. E poi c’è quel messaggio assolutamente inquietante : “altre 15 persone hanno iniziato a seguirti”. Roba che neanche Forrest Gump quando si da al footing!
Ormai è troppo tardi. Sono nella “m…a” fino al collo. Infatti c’è Buzz ovunque. Promemoria. Notifica a me stesso : “Aggiungi un nemico” : “quelli di Gmail”. Sono indifendibili, è sicuro che l’hanno fatto ap-posta.
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