Liborio Romano, l’inventore del trasformismo

Lorenzo Vendemiale

Luciano Canfora torna in Laterza per presentare l’ultima fatica di Nico Perrone

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"L’inventore del trasformismo” risponde Nico Perrone alla domanda Liborio Romano, chi era costui?
Novello Carneade, o ignoto protagonista della storia d’Italia: il dubbio sorge spontaneo e ineludibile agli astanti della presentazione dell’ultima, e già menzionata, fatica di Perrone, saggista, giornalista, storico e docente universitario dell’Ateneo barese.
‘Ministro, patriota, meridionalista, e personaggio storico’: l’epitaffio proposto da Maddalena Tulanti orienta gli ascoltatori, persino i più scettici, verso la seconda delle due possibilità.
Liborio – questo sconosciuto – fu uno degli artefici materiali del Risorgimento italiano: fu colui che lavorò nell’ombra per evitare alla sua città d’adozione, Napoli, un bagno di sangue, e realizzare un progetto politico che col senno di poi si sarebbe rivelato evento storico epocale.
Liborio consegnò la capitale del Regno delle Due Sicilie nelle mani di Garibaldi; un anno dopo, nel 1861, fu eletto come deputato nel primo parlamento del Regno d’Italia; poi scomparve, all’improvviso e nel nulla, nelle tenebre della dimenticanza, probabilmente per essersi trasformato, lui, maestro ed inventore del trasformismo, nella ‘personaggio’ sbagliato.
Perrone ne scrive una biografia, un saggio storico ch’è ancor prima un’interessantissima ricerca: attraverso la collazione e l’analisi di documenti a lungo sottovalutati, ne ricostruisce l’azione politica, il profilo umano. Prendendo per mano e conducendo tra le vie di questo tortuoso ma affascinante percorso lettori, habituè o semplici avventori della libreria Laterza.
Ospite dell’incontro, Luciano Canfora. E vien da pensare: cosa potrà mai c’entrare l’esimio professore con Liborio? Nulla, o forse tutto: perché Canfora, fedele ai suoi modelli eruditi della classicità, discetta con pari competenza enciclopedica che si tratti di democrazia ateniese, rivoluzione francese o risorgimento italiano.
Da buon filologo, Canfora pone l’accento del suo intervento sulla parte documentaria dell’opera, ‘preziosa e sorprendente’: un carteggio fra Liborio e Cavour, che lascia intendere l’esistenza di un accordo, neanche poi troppo tacito, con cui il Prefetto della Polizia di Francesco II si apprestava a tradire, e a traghettare il Mezzogiorno dai Borboni ai Savoia; un Memoriale con cui lo stesso Liborio ammoniva Cavour riguardo i suoi progetti di annessione semplice ed immediata del Sud Italia allo Stato sabaudo, riflettendo sull’opportunità di ricercare formule alternative d’unità. Liborio, personaggio duttile da sfiorare l’ambiguità, amatissimo dal popolo e dai politici ma anche pericolosamente vicino alla Camorra, sfruttò proprio l’azione ed il favore delle cosche locali per tramandare alla storia l’azione di quei ‘980 spostati’ capitanati da Garibaldi; poi, verosimilmente per troppo ardire, per non aver compreso le nuove meccaniche di potere del nuovo regno, fu relegato nell’oblio.
Canfora elargisce alla platea la solita, disinvolta ed impagabile lezione di storia, politica e pensiero tout court, che in soli venti minuti è capace di illuminare con aura sapienziale la figura di Liborio, e anche il cupo presente della nostra società, con continui riferimenti e collegamenti all’attualità politica, nonché di far dimenticare i fastidiosi sintomi di un’influenza galoppante. E conclude sottolineando: ‘Liborio immola la sua immagine esteriore per una causa in cui sostanzialmente crede. C’entra poco allora, se mi permettete, il trasformismo: la conversione, che può essere politica o ideologica e non soltanto religiosa, se non è venale, è un fenomeno per cui bisognerebbe nutrire profondo rispetto!’.
‘L’inventore del trasformismo’ è un libro scritto dunque quasi unicamente allo scopo di riabilitare Liborio Romano, protagonista – a suo modo – del Risorgimento italiano, e vittima di una damnatio memoriae che al termine delle 209 pagine scopriremo esser stata profondamente ingiusta. E in questa riflessione sta la misura del successo di Perrone. Con la preziosa compartecipazione di Luciano Canfora.

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