Regione: sbarrato lo sbarramento

Valentino Sgaramella

La legge elettorale con la soglia minima al 4% resta intatta: niente parità di genere

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Il Consiglio regionale aveva come piatto forte del proprio menu, la legge elettorale. Una questione che si trascinava stancamente sin dal mese di dicembre, quando la componente Emiliano del PD fece l’impossibile per approvare una norma che avrebbe consentito ai sindaci di candidarsi alla presidenza della Regione. C’era poco da discutere, questa volta. Il 10 febbraio si chiude la legislatura. Non ci sono margini, con i partiti in campagna elettorale, per aggirare 4 mila emendamenti presentati dall’opposizione cui sta bene l’attuale legge elettorale in vigore, quella che impedisce ai partiti minori, con meno del 4% di essere rappresentati in Consiglio regionale. Rocco Palese aveva presentato nel Consiglio regionale del 19 gennaio scorso un proprio ordine del giorno da sottoporre a votazione in Aula. In esso si legge che “il Consiglio regionale decide di non procedere all’esame della proposta di legge di modifica della legge elettorale e di sospenderne l’esame”. In Aula, ad onor del vero, abbiamo registrato un clima di fibrillazione pre-elettorale. La testa è altrove, ormai. Il presidente del gruppo PD, Antonio Maniglio, in piedi, molto attento a ciò che avveniva sui banchi della minoranza, alzava tra i primi la mano, per indicare il voto favorevole. Hanno votato contro i consiglieri Lomelo, Mita, Pellegrino, Sannicandro. Quattro, i consiglieri astenuti.

Il Presidente del consiglio, Pietro Pepe: “Questo significa che per questo provvedimento è finita”. Quindi, addio anche ad una presenza più equilibrata, paritaria, di genere, nella composizione delle liste. Tra gli altri argomenti in discussione, ricordiamo quello riguardante la sigla da adottare nei documenti amministrativi per la provincia Barletta-Andria-Trani. Ossia, Ba non è possibile, essendo quella di Bari, At è quella di Asti, per cui viene confermata la sigla BT. Escludendo la A di Andria, si urtano suscettibilità residue e nervi ancora scoperti tra le tre città della sesta Provincia. Il problema nasce per la denominazione della ASL e la sigla nelle prescrizioni sanitarie. Insomma, si comincia da qui per giungere, lemme lemme, ad una esclusione di Andria dai centri istituzionali? Il consigliere andriese del PD, Pina Marmo, ha ricordato la legge regionale n. 10 del 16 aprile 2007. Il comma 2 dell’articolo 28 recita: “Le ASL della regione Puglia sono indicate numericamente, precedute dalla denominazione ‘ASL Puglia’, secondo una numerazione progressiva dal numero 1, a partire dalla ASL con popolazione superiore sino a quella con popolazione inferiore". La Marmo ha affermato che “non c’è un testo unico delle leggi sanitarie. Presidente, se questa legge non viene abrogata, come possiamo approvarne un’altra? A mio avviso, la legge deve tornare in assessorato e poi in Commissione”. Il consigliere del PdL, l’andriese Nino Marmo, ha riversato le responsabilità sull’Assessore alla salute. “Come mai l’Assessore alla salute ha disapplicato una norma del Consiglio regionale?”. Unanimità. Altro argomento che ha visto un consenso unanime ha riguardato una proposta di legge approvata che trasferisce la marina di Casalabate in territorio di Squinzano, Trepuzzi e Campi Salentina. Quasi tutti I consiglieri salentini di entrambi I poli hanno chiesto la parola per sostenere il provvedimento. La marina di Casalabate era fino a ieri in territorio del comune di Lecce che la cede senza opposizione ai tre Comuni che dovranno amministrare la località marina. Inevitabili I riflessi sul piano turistico.

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Commenti

  • michele78 (utente non verificato)

    Altra presa per fondelli: Perchè non si è discusso nel 2009 della L. Elettorale?
    Col cavolo la votavano Ds e Sn. in quanto le 73 Poltrone fanno comodo a “tutti”, oltre 10 mila € mensili, pensione agiata, liquidazione di fine mandato ecc.
    Mentre ai cittadini poveri viene vietato (da alcuni giorni) finanche di raccogliere il ferro vecchio (cosa che i Politici non fanno) per racimolare 10 – 15 € al giorno per sbancare il lunario. Luigi Cipriani

  • pintra (utente non verificato)

    Vorrei lanciare una provocazione: se invece che al 4% si alzasse all’8% la soglia di sbarramento?
    Qui ci dobbiamo mettere in testa che non si può essere schiavi di minoranze, ormai il governo Prodi dovrebbe averlo insegnato. Credete a me, quelli che vogliono abbassare la soglia, non lo fanno perchè è giusto che tutti siano rappresentati, ma semplicemente per i tanti benefici che i partiti ottengono con le leggi in vigore.