Pd, che fare dopo le primarie?
Minervini: “Il 24 gennaio in Puglia è venuta fuori una forte autonomia della società rispetto alla politica”
Dopo le primarie nulla è più come prima. La vittoria di Nichi Vendola nella sfida contro Francesco Boccia ha superato ogni previsione. E’ fuor di ogni dubbio, infatti, che il successo dell’attuale governatore regionale nelle consultazioni del 24 gennaio scorso abbia riconsegnato ai cittadini la legittimità di una scelta che va ben al di sopra delle tattiche a tavolino confezionate nel chiuso di una stanza romana.
Ma se il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, comunica che la Puglia non metterà in alcun modo in discussione il progetto nazionale di una coalizione larga con l’Udc, dal territorio pugliese emerge una domanda di partecipazione che ha bisogno di essere accolta se non si vuole perdere, ancora una volta, l’appuntamento con la storia.
L’interrogativo su quale direzione il Partito democratico debba percorrere all’indomani delle primarie, è stato al centro dell’incontro organizzato dall’area democratica del Pd al Fortino Sant’Antonio. Tra i promotori l’assessore regionale alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva, Guglielmo Minervini, da sempre sostenitore delle primarie per scegliere il candidato del centrosinistra alle prossime regionali.
Presenti all’incontro anche l’assessore regionale alle Opere Pubbliche Fabiano Amati oltre che i parlamentari baresi Cinzia Capano, Giusy Servodio e Gero Grassi. Dopo aver espresso il desiderio di mettere a dimora pensieri utili a cambiare il Pd dopo la campagna elettorale, Minervini ha spiegato che “l’errore che è stato commesso dal partito negli scorsi mesi è stato quello di non riconoscere il patrimonio di governo di cui il Pd è stato coprotagonista e di non averlo valorizzato subito”. “Oggi – ha continuato – viene facile tradurre il risultato delle primarie nel simbolo che lo ha interpretato: Nichi Vendola. Ma questa non è l’unica spiegazione. Il fenomeno non sarebbe stato possibile se accanto a una leadership forte e riconosciuta, i pugliesi non avessero sentito il dovere di fare ciò che era giusto fare per difendere questa esperienza di governo, esprimendo un giudizio sulle cose che sono accadute in questi anni”.
Parole condivise anche da Gero Grassi che ha parlato anche della solitudine che molti dell’area democratica hanno dovuto subire per la loro scelta di sostenere da principio la scelta delle primarie. L’invito che il parlamentare ha fatto a Nichi Vendola è quello di entare nel Pd per trovare una forza partitica che lo consenta di uscire “dalla sua nicchia” per divenire riferimento di una area larga “di vero centrosinistra”.
“La Puglia – ha continuato Minervini – ha attirato l’attenzione nazionale perché ha dimostrato una forte di autonomia della società rispetto alla politica, la capacità di strappare la decisione al ceto politico e rimetterla ai cittadini come mai nessuna regione italiana”.
Ora l’obiettivo è vincere le elezioni, dando continuità alla scelta espressa dalle primarie. Se vittoria sarà, anche il partito dovrà assumersi la responsabilità di dare ascolto al desiderio dei cittadini di partecipare attivamente (partendo dai quartieri) alla vita politica del territorio. Scelte basate solo sull’autoreferenzialità della gerarchie rischierebbe di generare un ennesimo vuoto di rappresentanza. “Alle primarie con Nichi Vendola ha vinto la forza del Pd che vogliamo ma non abbiamo ancora costruito”, ricordono i politici. I cittadini ci sono.
Commenti
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Minervini i pugliesi aspettano ancora il difensore civico regionale. Un pò del tempo che dedichi al ricambio degli organi del partito potresti dedicarlo a quello. E alla trasperenza, e ai commissari esterni sorteggiati per i concorsi:che c’erano una volta, e che l’ultima legge ha cancellato! O alla regione vuoi continuare a fare l’antivendola organizzato coma hai fatto finora?
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Provate a ricordare all’Assess. Trasparenza, “da sempre sostenitore delle primarie..” che, a Molfetta sua città, quando le primarie le vinse Lillino Di Gioia, lui(Minervini)fece come il mio compagno di gioco che, quando toccava a lui andare “sotto”, alzava le mani dicendo “non vale”. Fu per questo che si meritò l’appellativo “Pasquale non vale”. Quando si dice la coerenza!






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