Riforme: sì ma quali?

Mariano Leone
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Diciamocelo,
fra il lessico usurato della nostra classe politica c’è un termine che più abusato non si può.

Riforme. Si può ripetere a piè sospinto in tutte le occasioni, tanto non esiste nessun interlocutore che chieda: ma quali riforme?

Riforma del federalismo fiscale
Sentiamo questa parola ripetuta come panacea per guarire da tutti i mali. Tutti vogliono il federalismo fiscale.
Non trovo nessuno che replichi che non solo non si è fatto niente di concreto ma tutte le azioni del governo si sono mosse nel segno opposto a quello ancorché fumoso del federalismo fiscale.
Ma non c’è nessuna voglia di realizzare il federalismo fiscale altrimenti perderebbero l’unico argomento della lega dopo quello del separatismo e di Roma ladrona.

Riforma della giustizia
Tutti i provvedimenti di questo governo e anche dei governi precedenti sono indirizzati ad appesantire la macchina della giustizia. Credo che nessun orientamento politico voglia effettivamente snellire le procedure giudiziarie. Tutti sembrano indirizzati ad una bella e santa amnistia con formule diverse e con beneficiari diversi.

Riforma della costituzione
Non si comprende come dei nani politici possano pensare di modificare quello che dei giganti hanno prodotto. Si tratta del progetto più pericoloso. La nostra costituzione è nata affinché non si riproponesse l’ipotesi autoritaria del fascismo. Ci sono una quantità di problemi correnti ai quali i nostri rappresentanti possono dedicarsi con un minimo di costrutto. Possono benissimo lasciare in pace la costituzione, ci sarebbe già molto lavoro da fare. Lasciando quello che è stato fatto da gente di qualità superiore alla loro.

Riforma fiscale
Questa è la grande riforma. Si può proporre come una cosa nuova e rivoluzionaria. Tanto chi si ricorda che è dal 1994 che si ripropone pari pari. Addirittura come abbiamo già scritto su queste pagine senza modificare il riferimento alle vecchie lire come si legge nella home page del Ministro.
Il fascino della semplificazione, della riduzione a poche aliquote dovrebbe comportare la seguente replica da parte dell’opinione pubblica: ma questo accorpamento di aliquote a favore di quali categorie di reddito si propone ? Non esistono soluzioni neutre. O è favore dei redditi alti o dei morti di fame.
Capisco che argomentazioni di questo genere comportano elaborazioni complesse non alla portata di tutti . Non tutto è possibile ridurre a formule semplici. La traduzione di questi provvedimenti in termini concreti dovrebbe essere gestita dai partiti da una informazione almeno decente.
Non c’è neppure da fare la fatica di fare simulazioni nuove, basterebbe riandare alle elaborazioni prodotte nel 1994. La valutazione rimane la stessa. Il progetto di accorpamento delle aliquote favorisce i redditi alti .

Riforma spesa pubblica
A dispetto dei propositi la spesa pubblica nel 2009 è cresciuta di almeno 5 miliardi e soprattutto è cresciuta per acquisti di beni e servizi. Bisognerebbe re-intervenire, ma intervenire con il bisturi non con la scure. C’è bisogno di essere Ministri per prendere i provvedimenti della Gelmini o di Brunetta?
Se qualcuno li ha nominati per quel ruolo e per quei provvedimenti evidentemente sapeva che certi interventi grossolani di contrazione della spesa potevano essere eseguiti da chi non aveva dignità di ruolo.
Non ricordo di ministri che proclamano l’obbligo del grembiulino come provvedimento ministeriale o ministri che definiscono i propri dipendenti, non i propri dirigenti, come fannulloni pensando che l’insulto sia un provvedimento ministeriale.

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