Migrantes: a Bari fatti e non parole

Claudia Attolico

Un programma articolato per andare oltre gli inutili cliché e per affermare che sul serio a Bari nessuno è straniero

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Mai come oggi, a pochi giorni da una delle più crudeli manifestazioni di intolleranza (per usare un eufemismo) nei confronti degli immigrati, la vergognosa caccia al nero d Rosarno, sono importanti proposte che favoriscano l’incontro e l’integrazione tra italiani e stranieri. L’episodio di Rosarno è solo la punta dell’iceberg di un annoso problema che riguarda l’intero stivale e che assume forme e modi sempre più agghiaccianti. C’è chi parla di intolleranza, ma bisogna essere realisti e coerenti. Qui si tratta di vero e proprio razzismo.
Quanto mai essenziali, quindi, si rivelano le iniziative volte a sensibilizzare la gente sul problema degli immigrati nel nostro paese, mettendo a confronto uomini di diverse etnie, con differenti esperienze di vita, in un proficuo e paritario scambio di idee. Ne si può uscire nient’altro che arricchiti.
La fondazione Migrantes di Bari, che da ormai quattro anni fa capo a Don Gianni De Robertis, ha in programma per il 17 gennaio la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Quali siano le energie, gli impegni e la mobilitazione di questa fondazione già se n’è parlato in una intervista di qualche mese fa.
Stavolta a meritare attenzione è invece questa manifestazione, che testimonia con i fatti quello che di fondamentale viene fatto ogni giorno per le innumerevoli comunità di filippini, somali, eritrei, nigeriani che, è bene ricordarlo, vivono nella nostra stessa città ed affrontano i nostri stessi problemi.
“La giornata mondiale del migrante non è un congresso, anzi: va fuori da ogni clichè. – sottolinea Don Gianni De Robertis – Cominceremo con un pranzo: gli odori, i sapori tipici di ogni terra creeranno un clima particolare, un clima di famiglia in cui poter tirar fuori le proprie emozioni.” La giornata evolverà poi in un momento di ascolto, previsto per le ore 16, durante il quale, attraverso le esperienze di tre ragazzi extracomunitari, verrà sviscerato il tema principale: ‘il minore migrante e rifugiato, una speranza per il futuro’. Particolare interesse riveste proprio il ruolo dei più piccoli, che, come tiene a sottolineare il parroco “per la maggior parte sono nati in Italia, ma per la legge italiana sono ancora stranieri.” Diventa difficile, in queste condizioni, sentirsi italiani a pieno titolo.
L’iniziativa avrà luogo nella parrocchia del Preziosissimo Sangue in San Rocco (Via S. Visconti, 57), e non a caso. Questa è infatti l’unica chiesa in cui la Santa Messa viene recitata anche in inglese, grazie alla presenza di quattro sacerdoti: due italiani, un indiano e uno proveniente dalla Tanzania. Quale luogo migliore di integrazione e fratellanza, in una giornata tutta dedicata all’arricchimento reciproco e alla condivisione di emozioni ed esperienze?
Davvero interessante, ancora una volta, si rivela l’incontro con Don Gianni, che più che una conferenza stampa si trasforma in una piacevole chiacchierata. Illuminante, direi, alla luce del clima di paura e diffidenza che affligge un po’ tutti. Conclude infatti: “Ciò che sento spesso dire dagli immigrati è ‘noi qui ci sentiamo stranieri’. Bisogna smetterla di considerarli sottouomini e ridar loro rispetto e dignità.”

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Commenti

  • zagreo555 (utente non verificato)

    Quoto l’iniziativa: diamogli la più vasta risonanza possibile!

  • nicola20 (utente non verificato)

    Plaudo all’iniziatia e condivido il suggerimento di zagreo555.