Balotelli, i fratelli di Rosarno e quel filo di razzismo

Reverendo

In mezzo a tanta furia violenta e indicibile, non una parola dal Pd che dovrebbe costituire la classe politica di alternativa di governo

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C’è una relazione tra gli insulti razzisti gridati a Verona a Mario Balotelli, con la conseguente dura risposta del calciatore, e quanto è avvenuto a Rosarno, dove alcune centinaia di migranti–lavoratori stagionali della terra hanno risposto con una rivolta al ferimento di tre di loro?
Quale nesso intercorre tra destini così enormemente diversi, tra la vita di un giovanissimo sportivo già miliardario e la vita di miserabili africani, suoi coetanei, costretti a lavorare per pochi spiccioli in condizioni disumane?

Più di quanto siamo disposti ad ammettere. In un paese italiano, dove il consiglio comunale è stato sciolto d’autorità perché sospettato di infiltrazione mafiosa, a pochi chilometri da Reggio Calabria, dove recentemente hanno depositato una bomba intimidatoria presso la Procura, è possibile scorgere quello che è già il nostro presente di banlieue.
In un territorio, quale quello veneto, profondamente solcato da rigurgiti fascisti e razzisti (alimentati da certa stampa irresponsabile e marcatamente neofascista), è possibile “apprezzare” il risultato di vent’anni di propaganda del neo partito nazionalsocialista, dal nome Lega lombarda.

È la pelle che accomuna i destini di Balotelli e dei lavoratori stagionali della terra, vera e propria forza lavoro nomade, sfruttata, odiata, massacrata come nel 2008 a Castelvolturno. Ed è la politica che gioca sulla loro pelle, che li condanna.
Il primo, osteggiato in maniera profonda e viscerale perché la sua faccia da “negro che non sa stare al suo posto” non corrisponde al suo portafoglio da “bianco”, e quindi, se pur siamo abituati a sopportare e invidiare quei moderni Re Mida che sono i calciatori, che almeno siano bianchi come noi.

I secondi perché ci vengono a togliere il lavoro, e perché con la loro aria da morti di fame ci ricordano della nostra ancora recente fame, sepolta sotto tonnellate di cibi ed escrementi culturali ingurgitati a forza. Quanto ci aveva visto lontano Pierpaolo Pasolini.
Gli italiani brava gente hanno rispolverato l’orbace.
A chi importa che gli africani di Rosarno vivano come animali, a chi degli insulti e dei cori carichi di odio rivolti a giocatori di colore ogni domenica? È o non è gran parte delle curve degli stadi italiani frequentata e politicamente diretta da gruppi fascisti?

E’ o non è la bella Verona una città razzista, ieri con i terroni oggi con i terroni e gli africani?
E la vergogna di certi approfondimenti pseudo giornalistici delle varie trasmissioni televisive sportive fa tutt’uno con quella degli articoli del Battista o Panebianco di turno sul Corriere.
Tutti che giurano di no, che l’Italia non è razzista, che quei cori non hanno nulla a che vedere con il colore della pelle, che la caccia all’africano a Rosarno oggi, e a Castelvolturno ieri, come riferisce il nostro Ministro degli Interni, è tutta colpa della criminalità degli immigrati irregolari. O dei musulmani che non si integrano.

In mezzo a tanta furia non una parola del Partito Democratico. Veltroni che doveva andare in Africa scrive libri, Bersani è troppo impegnato a costruire alchemiche e indecenti coalizioni, la Binetti che pure è cattolica, è angosciata dalle unioni tra omosessuali e intanto si chiede se andarsene o meno dal partito. D’Alema, lasciamo stare.
Rimangono solo alcuni sacerdoti di frontiera, che hanno il coraggio di dire che si è una vergogna e un crimine che grida vendetta.
Che Maroni fosse solo un leghista, lo sapevamo, così come sappiamo che la Calabria e la Puglia e la Campania sono rette da amministrazioni del centro-sinistra.

Ma Loiero, Vendola e Bassolino vedono cosa succede sotto i loro occhi? Vedono migliaia di uomini vivere in condizioni di indicibile sofferenza e squallore? Sanno che i caporali assieme alla criminalità italiana e straniera controllano questo mercato? Hanno il coraggio di dire che è il capitale con il suo volto più feroce a costringere generazioni di neo schiavi al lavoro in queste condizioni?
Molti odiano Saviano perché ha insegnato che Gomorra è anche la nostra terra, le nostre responsabilità tradite, il nostro tenore di vita, i privilegi che difendiamo con il manganello.
Gomorra siamo anche noi.

Vogliamo bene a Nichi, da tanto tempo. Amiamo il suo volto pulito, la sua ansia di giustizia, e la sua inquietudine è la nostra. A lui chiediamo in questi giorni difficili parole di civiltà. Chiediamo la chiusura dei Centri di identificazione e espulsione (CIE), una stagione di diritti per i migranti e per i tanti pugliesi precari e sfruttati, la certezza che non una scoria nucleare né tantomeno una centrale possano trovare asilo qui.

Il professor Lugarà, indimenticabile docente di Lingua e Letteratura greca e latina al Liceo Socrate di Bari (poi anche al Flacco), da calabrese orgoglioso quale era, amava ricordare agli studenti che i suoi conterranei inorridivano nel vedere, durante gli anni dell’Olocausto, i vagoni piombati degli ebrei deportati nel più grande campo di concentramento italiano, ubicato a Ferramonti, nel comune di Tarsia, a trentacinque chilometri da Cosenza. E mentre i polacchi, lungo le tradotte, agli ebrei indicavano con un inequivocabile gesto della mano la fine che li aspettava, i calabresi aiutavano quella povera gente, nei limiti del terrore imposto da una dittatura, non volendo essere corresponsabili morali di quello sterminio. Decisero cioè di rimanere uomini.

Oggi il professor Lugarà sarebbe inorridito nel vedere ciò che a Rosarno sta succedendo. Non avrebbe riconosciuto quegli uomini e quelle donne.
Meglio che tutto ciò gli sia stato risparmiato.
Noi, invece, siamo vivi. E non vogliamo diventare corresponsabili. Anche oggi, vogliamo rimanere uomini.

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Commenti

  • wadirum (utente non verificato)

    … vorrei la pelle nera!

  • tans (utente non verificato)

    E´l´articolo piu´serio che abbia letto su questo argomento.
    Grazie.

  • sauro94 (utente non verificato)

    questo e un articolo rosa alto che nero mi ha fatto piangere il finale

  • megadream (utente non verificato)

    qua non si tratta piu’ di razzismo, questa gente viene da paesi lontani e pretende di togliere il lavoro agli italiani. Questa e’ la vera realta’.E’ ora che gli italiani riprendano il loro territorio. Non abbiamo lavoro per noi e dobbiamo farcelo rubare da chi non e’ nato nel nostro paese? Va bene la solidarieta’, aiutare il prossimo, ma qui siamo arrivati a un limite o noi o loro e io scelgo il popolo italiano.

  • VINCI75 (utente non verificato)

    CARO MEGADREAM SCUSAMI, PERCHè ALLORA GLI AGRUMI NON LI VAI A RACCOGLIERE TU IN CALABRIA?, LAVORANDO 12 ORE AL GIORNO PER 20 EURO?

  • bertoldo (utente non verificato)

    Le questioni drammatiche di questi giorni sono l’effettiva risultante di un economia governata da pochi (e sostenuta dai politici) che è oramai cotta.Occorre rapidamente mettere in campo iniziative di giustizia sociale.Levare ricchizza a chi ha tanto (mafie comprese) per redistribuire ricchezza.E’ l’unico modo per uscire realmente dalle crisi mondiali, ridando dignità ai popoli.

  • VINCI75 (utente non verificato)

    Reverendo colpisce nel segno: questi uomini africani ovviamente onesti – sennò mica si spaccherebbero la schiena così – ci insegnano che non bisogna aver paura della mafia, ma rispondere colpo su colpo. Viviamo nel paese più razzista d’Europa. E ora le arance le raccolgano i boss. E poveracci i calabresi onesti e coraggiosi, verso cui va la mia solidarietà.

  • megadream (utente non verificato)

    qua non si tratta di andare a raccogliere gli agrumi a 20 euro al giorno. Questa faccenda e’ decisamente piu’ complessa. Reputo assolutamente giusto e concordo con il ministro Maroni che chi lavora e non ha il permesso di soggiorno va mandato a casa. I centri di accoglienza come quello di Bari devono essere ulteriormente potenziati per aiutare coloro che hanno regolare permesso di soggiorno.