Riforma fiscale e virtù cardinali
Diciamocelo,
stiamo attraversando momenti di grande rilevanza teologica. Invidiosi della sharia che regola la politica nei paesi di stretta osservanza islamica anche noi dobbiamo ricorrere ai principi fondamentali del bene e del male per valutare le riforme del nostro sistema politico.
Per scarsa frequentazione volevo evitare questi nuovi criteri discriminanti per stimare la politica fiscale proposta dal nostro ministro Tremonti. Ma debbo dare valenza conformistica a queste mie povere valutazioni per cui mi rifarò alle virtù cardinali. O meglio alla virtù più importante delle quattro (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza): la prudenza.
La prudenza mi permette di inserirmi nelle modalità del dibattito di questi giorni perché deve essere intesa come capacità di discernere il vero bene. Cominciamo dai propositi del nostro Ministro espressi in occasione della conferenza stampa di fine anno. E’ arrivato il momento di guardare al Paese nella prospettiva delle riforme.
La riforma fiscale è una riforma fondamentale perché intorno al sistema fiscale ruota il rapporto fra l’economia, i cittadini e lo Stato. Così parlò Tremonti. Stupendi propositi tutti condivisibili. Ma in omaggio al nuovo clima cerchiamo di utilizzare il principio della Prudenza nell’accezione già descritta. Dobbiamo discernere il vero bene che può contenere questa riforma. Non è molto teologico ma un modo di esaminare cosa contengono le proposte del Ministro è quello di visitare il suo sito. Sulla home page del Ministro è stato pubblicato in contemporanea con l’intervista un libro bianco contenente in 200 pagine il dettaglio delle proposte. Chi ha elaborato questo libro deve avere pensato immodestamente che non lo avrebbe letto nessuno
o che sarebbe stato valutato esclusivamente sulla base di valori teologici aprioristici del bene e del male perché contiene una serie di cose strane .
Cominciamo dalle nuove aliquote IRPEF.
Il nostro Ministro si propone di ridurle a tre (lo stesso numero delle virtù teologali).
Poi conia 4 nuove sigle fiscali (come le virtù cardinali).
Il TIL : tributo locale immobiliare
Il TRAU : tributo sull’automobile
Il TGS : tributo generale sulle società
Il TGR: tributo generale sull’energia
Le nuove aliquote dell’IRPEF prevedono il 27% fino al reddito di 50 milioni di lire. Il 40% per chi supera i 100 milioni di lire. Lo so, siete sorpresi perché avete letto in lire. Si! È proprio così, i tetti di reddito sono valutati in lire.
Non si tratta di un refuso. Si tratta della riproposizione copia ed incolla dello stesso documento del Ministro elaborato nel dicembre del 1994.
Ci proiettiamo nel futuro con uno sguardo nel passato. Ricordo anche il clima politico nel quale venne elaborato il documento oggi riproposto come nuovo .
Il clima politico del tempo era ispirato alla proposta di Reagan che era animata dal seguente principio.
A che serve alleggerire il carico fiscale ai morti di fame. Molto meglio far risparmiare le tasse ai ricchi che utilizzeranno le risorse risparmiate per investimenti.
Principio che ha una valenza logica ma che non ha avuto nessuna applicazione pratica. La riforma di Reagan è passata negli annali degli studiosi di economia come quella che ha generato il maggior deficit di bilancio USA. Ci sono anche interpretazioni contrastanti che varrebbe la pena di approfondire. Ma chi scrive pensa che ammesso che sia proponibile una politica fiscale del genere in USA non credo che possa applicarsi ad un sistema fiscale come quello italiano con 250 miliardi di evasione fiscale. Un sistema fiscale che anche nel lessico è degenerato. Pensate che come qualità di questa nuova finanziaria viene utilizzato un termine improponibile in qualsiasi paese civile. Questa finanziaria è buona perché non mette le mani in tasca agli italiani.
Un principio osceno per il quale il fisco non viene più inteso come un mezzo per ridistribuire la ricchezza ma solo un prelievo immotivato ed ostile.
Ad applaudire questo principio non sono i grossi contribuenti ma i morti di fame e tutti quelli che alle proposte fiscali di maggiore tassazione non hanno più la cultura per rispondere a chi ? A chi far pagare più tasse? Ma questo quesito non è più proponibile. Bastano le valutazioni teologiche del bene e del male.
A che serve entrare nel dettaglio.
Commenti
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La riforma fiscale di Reagan poggiava sull’assunto della cosiddetta curva di Laffer. La scommessa fu ardita (diciamo pure pazzesca), ma portò i suoi frutti: il deficit federale toccò un picco nel 1982 (-5.45% del PIL), complice anche una feroce recessione, ma migliorò costantemente per tutti gli anni ’80 e ’90. Nel 2000 gli USA sono entrati in surplus. Nel frattempo hanno sperimentato un boom economico senza precedenti.
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Il deficit federale USA è in tendenza discendente sin dal Dopoguerra.
Prima della riforma Reagan, il picco peggiore è stato raggiunto nel 1975, al -6.6% del PIL (errato dunque affermare che il deficit federal del 1982 è stato il peggiore della storia).
Oggi, con Obama al governo, e con la revisione in atto delle aliquote, il deficit è salito al 9.3% del PIL, ed è previsto un ulteriore crescita. -
Anche il delirio economico dilaga come e più di quello politico!
Circa il “mettere le mani in tasca agli Italiani”, direttamente potrebbe essere vero, ma indirettamente e furbescamente è la più grossa balla che l’attuale Governo recita sul palcoscenico del Teatro Italia!
Ritengo,inoltre,che la migliore riforma fiscale sia di alleggerire il prelievo sulle classi medie (25/35.000€)le uniche che possono alimentare i consumi.Le classi “ricche”,i vantaggi fiscali li usano solo “pro domo sua”. -
Se mi è concesso, però, in America c’è una cultura diversa(non è per nulla retrò definirla “calvinista”) che rendeva l’azzardo di Reagan poco azzardo e molto realistico. In Italia i ricchi, invece, fanno di tutto per far sparire i loro soldi all’estero, altro che investimenti! Ci siamo dimenticati dei vari Valentino Rossi ecc.ecc.?
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L’italiano tende a mettere i soldi sotto il mattone e a non dichiararli: questo è il motivo principale per cui, a mio modestissimo parere, il paese reagisce alla crisi meglio della GB e di tanti altri paesi. Ovviamente a rimetterci è sempre la povera gente ma occhio a non fare di tutta un’erba un fascio: ci sono tantissimi poveri, soprattutto al sud, che poi si scopre possiedono case e rendite dignitose.






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