Passi: ecco la radiografia della salute della Regione Puglia
Salvatore Barbuti ricorda dalla sua cattedra di igiene: “Noi dieci anni fa abbiamo fatto prevenzione contro l’Epatite A, quando ci accusavano di essere l’Africa per i tanti casi che avevamo”
Si chiama PASSI, un acronimo che sintetizza i progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia. Non è un robot ma un report di alto livello prodotto dall’Osservatorio Epidemiolgico regionale pugliese diretto da Cinzia Germinario in collaborazione con l’assessorato regionale alla salute. Lo studio è aggiornato a giugno 2009 ed è stato effettuato su 2,9 milioni di pugliesi in età compresa tra i 18 e i 69 anni. Dal primo gennaio 2008 al 30 giugno 2009 gli operatori dell’Oer hanno effettuato un indagine telefonica a campione su 2833 pugliesi, divisi per sesso e fasce d’età. Ne viene fuori una fotografia preoccupante dello stato di salute generale: il 69% degli intervistati giudica positivamente il proprio stato di salute ma il 15% degli intrevistati è afflitto da patologie severe (tumori per esempio). Inoltre più le condizioni economiche sono indigenti più aumenta la percezione negativa del proprio stato di salute. Rispetto al rapporto PASSI 2005 inoltre diminuisce la percentuale di persone dedite ad una moderata attività fisica (38% quattro anni fa, 33%oggi). A questo dato si affianca il dato dell’obesità e del sovrappeso: la stima per la Puglia vede 300 mila obesi e ben un milione e 300 mila persone tra i 16 e i 69 anni in sovrappeso. Questo è il primo grande problema che genera le patologie dell’apparato cardiovascolare: sono 560 mila gli ipertesi stimati in Puglia, 780 mila coloro con livelli superiori alla norma di colesterolo nel sangue, 140 mila i diabetici.
Altro grande fronte di rischio sono i tumori: "Ancora troppo basso il numero di donne che esegue la prevenzione contro il cancro al collo dell’utero – spiega Cinzia Germinario, dirigente dell’Oer Puglia – con 480 mila donne che non hanno fatto un pap test negli ultimi tre anni. Questo nonostante i programmi di screening gratuito portati avanti dalla Regione Puglia". Migliore invece il dato sulla prevenzione del tumore alla mammella: "Il 51% delle donne tra i 50 e 69 anni ha riferito di aver effettuato la mammografia negli ultimi due anni ma il livello desiderabile di prevenzione previsto dal Ministero della salute è del 75%. Impressionante invece la mancanza di prevenzione contro il cancro del colon-retto, seconda causa di morte in Italia e la percentuale del 38% di donne in età fertile che nel 2009 non conosce il proprio stato immunitario in merito alla rosolia". Troppo pochi in Puglia gli intervistati (13%) che han fatto un esame tipo il sangue occulto nelle feci o una colonscopia per prevenire questo tipo di tumore al colon mentre il 38% di donne in età fertile non sa se ha preso la malattia esantematica o se ne è stata vaccinata. Questo comporta rischi per i nascituri di malformazioni e grossi problemi di sviluppo. Comunicare e prevenire quindi sono due verbi che dovrebbero viaggiare di pari passo per una Puglia più sana e per ospedali più vuoti.
Commenti
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Già,prevenire! Era la parolina magica della 883/78 ovvero legge di Riforma Sanitaria che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale e che il mondo ci invidia. La scommessa cruciale era costituita dalla Prevenzione appunto.A distanza di 30 anni il bilancio è molto deludente. In Puglia poi ci voleva Tedesco,il meglio che si potesse trovare da queste parti,secondo il fuori onda di Vendola a Report,magari con Fiore consulente.Per noi il lupo a tutela dell’ovile!Risultato:le pecore mangiate.






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