Operazione fiumi, nuovo dossier di Legambiente
A rischio i comuni del Subappenino Dauno
Puglia in pericolo e con gravi ma recuperabili insufficienze sul piano idrogeologico. Questo il risultato dell’analisi di Legambiente nell’ambito di Ecosistema Rischio 2009, il piano di monitoraggio che in tutta Italia coinvolge la Protezione Civile in attività di controllo e prevenzione di frane, alluvioni e di tutte le catastrofi che possono derivare da un uso sbagliato del suolo. In Puglia sono 48 i comuni a rischio idrogeologico, situati in buona parte nell’area foggiana. “Hanno risposto alla nostra richiesta dati 19 comuni – ha sottolineato Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – ma abbiam trattato 17 comuni, perché Poggiorsini e Presicce hanno dichiarato di non avere strutture in aree a rischio”. I comuni che sono soggetti a rischi di carattere idrogeologico devono attuare azioni di delocalizzazione di fabbriche e abitazioni, oltre ad avere piani di emergenza in caso di sciagura e prevedere nei piani regolatori vincoli di inedificabilità per lame, corsi dei fiumi, canali. “Al contrario di altri rapporti di Legambiente come Ecosistema incendi o Comuni ricicloni – rileva Tarantini – che possono contare sui dati di Prefetture, Anci e Regione Puglia, per Operazione Fiumi ci sono solo i questionari compilati dai comuni. La Puglia è penultima in Italia per numero di comuni a rischio idrogeologico ma si regsitra una percentuale elevata di abitazioni, fabbriche e strutture ricettive nelle aree a rischio. Non abbiamo bandiere nere ma abbiamo solo due sufficienze (Chieuti e Roseto Valfortore) ma per fortuna comuni come Canosa, Sant’Agata di Puglia e Castelnuovo Monterotaro stanno avviando un lavoro serio di mitigazione del rischio”.
Per attuare piani, spostare infrastrutture e fabbriche però servono soldi: i piccolissimi comuni dell’Appennino Dauno non li hanno ed è qui che interviene la Regione Puglia. “Abbiamo stanziato 17 milioni di euro con l’autorità di bacino per mitigare i rischi, perché ogni comune pugliese ha problemi di tipo idraulico mentre le frane sono concentrate nel foggiano. Dalla carta geomorfologica redatta dall’Autorità di bacino si vedono canali e lame ostruite o tombati, altri invece, come nel comune di Leuca, dove un canale entra dal garage di una casa ed esce da dietro”. Aspettiamo però ancora i 100 milioni contemplati dai fondi Fas che dovebbero moltiplicarsi per due. A chi ancora blocca questi soldi destinati alla Puglia dovremmo imputare un delitto tentato per cause elettorali”. Serve quindi oltre all’impegno dei comuni per le proprie competenze un investimento forte nella difesa del suolo, che senza lo sblocco dei Fas da parte del governo Berlusconi sarà notevolmente dimensionato in Puglia: “Pensiamo per davvero, senza retorica alle generazioni future – ha concluso Amati – e serve una responsabilità condivisa e il superamento degli individualismi. Un terreno sottoposto a vincolo idrogeologico non è una iattura, è una ricchezza delicata da preservare”.
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