Federalismo senza numeri e senza memoria
Diciamocelo,
quando sento parlare di provvedimenti del governo, mi sento di far parte degli smemorati di Collegno in compagnia di tutta la classe politica italiana.
Abbiamo perso la memoria, non ricordiamo più niente. Inseguiamo come nati ieri qualsiasi notizia ci venga propinata.
Un argomento che dovrebbe essere fatto sopratutto di numeri come il federalismo fiscale viene proposto in forma asettica. Come se non comportasse nuove distribuzioni di prelievi fiscali e nuove ripartizioni degli stessi. Più si procede nel tempo più diventa una cosa vaga alla quale attribuire la soluzione di tutto. Guai a fare una simulazione numerica dei flussi, si scopre il giochino. Potevamo contare in qualche filtro informativo nei dibattiti parlamentari . Ora il Parlamento è diventato qualcosa di folcloristico.
Come ad un museo ci mandano le scolaresche a visitare quello strano posto dove una volta si discutevano ed approvavano le leggi .
Avevamo anche i partiti che avevano una loro organizzazione ed un minimo di democrazia interna e osservavano una ideologia di fondo con la quale filtrare gli accadimenti di rilevanza politica. Avevano molte colpe nella loro gestione ma li abbiamo sostituti con qualcosa di peggio.
I partiti sono diventati delle organizzazioni personali. Abbiamo dato delle norme ai loro bilanci per recuperare un minimo di credibilità contabile alla loro gestione ed alle loro fonti di finanziamento. Ma queste strutture sono diventate strutture personali. In aggiunta per evitare che possano risorgere nel loro ruolo costituzionale i più furbetti dei politici hanno creato le Fondazioni. Le Fondazioni con la loro contabilità spiritosa permettono di incanalare risorse non più ospitabili nelle organizzazioni di partito e di personalizzare la dotazione finanziaria.
Chi comanda nelle fondazioni, chi gestisce le risorse finanziarie? In questo panorama, transitare da un partito all’altro è diventato una consuetudine. Non c’è nessun obbligo né etico né morale nel cambiare casacca . Ritengo questa categoria di politici peripatetici come cani che orinano dappertutto nel tentativo di marcare il proprio territorio. Non comprendo come facciano a raccogliere adesioni. Ma li raccolgono per assuefazione di noi tutti. La mancanza di filtri culturali rende queste persone refrattarie alla memoria ed alla coerenza.
Guarda caso in questi giorni, due fondazioni che fanno riferimento a due politici di lungo corso D’Alema e Fini hanno trattato in un convegno il progetto del federalismo fiscale. Progetto che sembrava appannato dalle incongruenze e contraddizioni delle scelte politiche.
Insieme hanno proposto di costituire una bicamerale per le riforme istituzionali delle quali il federalismo dovrebbe essere il carburante finanziario.
Speriamo di non essere i soli a ricordare che il progetto originale di Calderoli sul federalismo fiscale è passato da tante rielaborazioni da essere completamente stravolto e da essere confinato in un limbo di affermazioni generiche nelle quali predomina l’effetto taumaturgico.
Il federalismo come soluzione di tutti i problemi. Alla faccia del federalismo si è annullata l’unica tassa federalista che era l’ICI, sono state premiate le amministrazioni più disastrose come quella di Roma e di Catania con i soldi di tutti i contribuenti.
Ma soprattutto si è fatto un lavoro di cancellazione della memoria. Si è riproposto in questi giorni ed in questi convegni nientemeno che la bicamerale dimenticando l’esperienza precedente.
Sono state cancellate dalla memoria collettiva una serie di provvedimenti che almeno avrebbero dovuto spingere i nostri rappresentanti ad un minimo di rossore.
Cominciamo da D’Alema.
Non solo ha cancellato la prima esperienza di bicamerale ma anche un suo provvedimento: Il Decreto legislativo n. 56 del 2000.
Cosa diceva questo decreto. Con questo decreto senza bicamerale e senza parlare di federalismo fiscale veniva attuata la più grande riforma in senso federalistico della storia repubblicana. Venivano cancellati gran parte dei trasferimenti dallo Stato alle Regioni.
Senza pronunciare la parola federalismo veniva attuato un trasferimento di risorse dal centro alla periferia molto più innovativo della proposta di Calderoli.
Chi fece in modo di annullare questa proposta ?
Udite! Udite ! Gli oppositori a questa proposta furono la Lega di Calderoli e l’allora Presidente della Regione Puglia Fitto.
Udirli ora nel ruolo di entusiastici fautori del federalismo fiscale mi commuove. E a voi?
Commenti
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Io alzerei la Ghigliottina!
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Quando vedo le facce dei personaggi che siamo riusciti a mandare al governo mi si ribolle il sangue. Il 06/11/2009 il CIPE presieduto dal sire Ill.mo cav. Berlusconi e nullità di contorno varie ha stanziato 8.655 mln di euro per le infrastrutture eccole:
PEDEMONTANA LOMBARDA 4.166 mln; LECCO – BERGAMO 130.5 mln;METRO M4 MILANO 910 mln; METRO M5 MILANO 781 mln; TERZO VALICO DEI GIOVI (asse ferroviario genova Milano) 500 mln; PONTE SULLO STRETTO 1300 milioni; -
PONTE SULLO STRETTO (autorizzata la quota di) 1300 milioni OPERE PICCOLE (prima fase) 413 MILIONI TANGENZIALE NAPOLI POZZUOLI (asse stradale) 153 milioni
TORRE DI CONTROLLO AEROPORTO PALERMO 58 milioni
INTERVENTI NODO DI BARI (ferrovie) 44 milioni
INTERVENTI RIPRISTINO EDIFICI PUBBLICI CITTA DELL’AQUILA 200 milioni
Vogliamo commentare! ben il 3% circa di investimenti in infrastrutture concrete! -
Se quel tipino in foto lo avreste ripreso a figura intera lo avremmo visto scodinzolare… Anche in questo caso ogni commento è superfluo.






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