Gli Stadio, da trent’anni nella storia della musica
Il forlivese Curreri e la sua band vantano collaborazioni con Dalla, Guccini, De Gregori, Vasco Rossi
Un successo con il contagocce, a centellinare più generazioni di italiani. Le “generazioni di fenomeni”, per dirla alla Gaetano Curreri, voce e testi degli Stadio, ieri sera sul palco del Teatroteam di Bari. Trentacinque brani che hanno raccontato il loro “Diluvio universale”, un tour che ha racchiuso l’omonimo album uscito lo scorso marzo e la storia della loro vita artistica dagli anni ’70 a oggi. Centoquaranta minuti di sound squisitamente ‘vascorossiano’ hanno tentato di mascherare il peccato originale del teatrotenda, quello della pessima acustica, seppure non l’unica critica da muovere al concerto. Le luci, infatti, non illuminavano il leader, la scenografia era squallida e l’interpretazione dei brani troppo vicina alla star di Zocca, quasi a doppiarla. Scherzo del destino che ha previsto due date consecutive in Puglia (ieri a Bari e stasera a Lecce), la voce di Curreri rotta dall’influenza. Il teatro non era pressato dal tutto esaurito e la galleria permetteva l’ingresso di un altro centinaio di spettatori, magari più partecipi dei presenti.
Eppure Gaetano Curreri, Roberto Drovandi, Giovanni Pezzoli e Andrea Fornili, insieme con Maurizio Piancastelli ai fiati, si sono esibiti con la naturalezza di chi sa che queste cose possono capitare, e hanno suonato, chiacchierato e cantato senza che il pubblico meno attento si accorgesse che persino Curreri non suonava davvero il piano. Machissenefrega di tecnicismi quando poi si drizzano i peli nell’ascoltare il pezzo “E mi alzo sui pedali”, dedicato a Marco Pantani. Certo, un po’ di retorica nella chiacchierata tra una canzone e l’altra, troppo Grande fratello, troppo disquisire di nuove tecnologie (“L’i-pod, l’i-phone, il pc…trent’anni fa il Pci era un partito”), ma certamente meglio di altri artisti che quando si esibiscono nelle città dicono solo, ad esempio stile Madonna al suo primo concerto torinese, “Ciao, siete tutti caldi?”.
Da annotare tra i momenti più divertenti della serata il racconto di come sono nati gli Stadio, e della bella amicizia-collaborazione con Vasco. “Trent’anni fa non era mica come ora che c’è la De Filippi – ha spiegato il cantautore al pubblico – allora si girava nelle case discografiche e bene che ti andava ti dicevano che ti avrebbero fatto sapere. Finchè un giorno, dopo decine di produttori da cui andavamo a chiedere aiuto io e Vasco, portando la canzone Albachiara suonata da me al piano e da Vasco alla chitarra, Paolino Borgatti, noto nell’ambiente del ballo liscio e autore della Mazurka dell’uccellino, ha scommesso su di noi. Pensate, la mazurka dell’uccellino era un brano ritenuto scabroso per i doppi sensi. Per questo forse ha voluto sponsorizzarci”.
Sornione, ha ricominciato a cantare le vecchie canzoni come “Ballando al buio”, anche colonna sonora della fiction I ragazzi del muretto, “Grande figlio di puttana” e “Acqua e sapone”, con alle spalle i video dei film di Carlo Verdone accompagnati proprio dalle musiche del gruppo.
Poi i successi di Sanremo e la canzone con Vasco Rossi virtuale “La faccia delle donne”. Il voto è quello che merita chi sa che può fare di più: una sufficienza più che abbondante grazie alla storia che li lega a Dalla, De Gregori, Guccini, Patty Pravo, etc. E grazie alla voce, seppure non in forma, di Gaetano. Raschiata, unica.
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