Public Camp, della rete protagonisti

Antonella Ardito

Chiusa la cinque giorni di incontri a villa Romanazzi Carducci: il bilancio di Eugenio Iorio

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Mille “contatti unici”, cioè mille persone, in gran parte pugliesi che hanno seguito in maniera attenta e puntuale il Public Camp, il meeting dei comunicatori pubblici conclusosi a Bari venerdì scorso. I master diffusi e i workshop con più di cinquanta relatori pronti al confronto con numerosi studenti in scienze della comunicazione e con gli “addetti ai lavori” saranno presto on line sul sito del Public Camp e in parte sono già disponibili su Facebook. A conclusione della cinque giorni dedicata alla comunicazione pubblica abbiamo chiesto una riflessione ad Eugenio Iorio, dirigente del settore comunicazione istituzionale della Regione Puglia che per il secondo anno ha organizzato questa interazione a più attori sotto l’egida dell’interattività 2.0

Cosa lascia il Public Camp 2009 in dote alla Puglia?
Resta l’idea che qui al sud e in Puglia è possibile avere una visione altra della strategicità della comunicazione come elemento essenziale per far crescere il territorio, oltre a poter mantenere i cervelli sul territorio e creare sviluppo a 360 gradi. Abbiamo messo in comune confronti e visioni di persone che a titolo accademico, professionale, nazionale e internazionale rappresentano il top di coloro che lavorano negli ambiti della comunicazione. Da queste lezioni prenderemo spunto per rilanciare il nostro modo di interpretare la pubblica amministrazione e il ruolo della comunicazione che in essa deve avere.

Chi è stato colpevolmente assente al Public Camp?
Mancano i Media in un sud che vuole comunicarsi in modo differente: sono un elemento essenziale. Dalla loro dinamica di relazione con la pubblica amministrazione e con il mercato si articolano i processi di trasformazione. Se non si presta attenzione a guardare come si anima il proprio territorio non si riesce a interpretare il fermento, il cambiamento che si genera. Questo è grave: diventerà un peso che sprofonderà in una polarizzazione tra coloro che vedono il sud incapace di esprimersi e coloro che guardano al sud con nostalgia per una sfida che non è stata colta.

La Regione Puglia si è distinta per aver ottenuto premi nazionali nell’ambito della comunicazione pubblica. Ma tanti relatori arrivano dal nord Italia. Quando i nostri esperti saranno protagonisti lassù?
Molti sono i pugliesi che abbiamo ritrovato come relatori: io sono attento a delle dinamiche particolari. Oggi non esiste una capitale della comunicazione pubblica in Italia, non è Roma, non è Milano, non è Bologna, non è al sud. Ma qui c’è un fermento speciale: noi abbiamo provato a ragionare con qualcuno che ci può arricchire. Quando in una società tutti sono abituati a parlarsi addosso questo fattore è difficile da riconoscere. La contrapposizione tra nord è sud non bisogna né ricercarla né vantarla. Molti di noi sono già ospitati al nord. Anche io sono stato chiamato la settimana scorsa al Comlab di Bologna dove è stato premiato Nichi Vendola.

Qual è il prossimo passo per la comunicazione istituzionale della Regione Puglia?
Il dominio della politica è necessario, la comunicazione politica vive di respiri corti, la comunicazione pubblica di respiri lunghi: ma oggi è necessario ricercare piattaforme di comunicazioni integrate. Un cittadino che va in un comune non può non avere informazioni su ciò che fa la provincia, la regione, i ministeri o l’Unione Europea. Ecco perché abbiamo lanciato il network Urp di Puglia (vedi lato). Bisogna spingersi più avanti con le nuove geometrie di relazione, bisogna capovolgere i domini di potere tra politica e cittadini. Loro che sono detentori del consenso sovrano devono poter avere una funzione forte.

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