La Fibronit continua a uccidere

Nicola Brescia*
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Si riesce a stare in silenzio e ad aspettare, si riesce a credere che prima o poi qualcuno manterrà la parola data e si attiverà, lavorerà, farà il possibile per dare giustizia a chi ha pagato e paga per una colpa non sua; ma poi, quando perdi una persona cara, un’amica la cui dignità anche nella sofferenza è stata superiore a qualunque arroganza umana, allora non accetti più la parole vuote e insignificanti di chi utilizza la tua speranza o sottovaluta o, ancor peggio, dimentica la tragedia che questa interminabile vicenda porta con se.

La Fibronit ha fatto un’altra vittima innocente; il mesotelioma pleurico ha ucciso ingiustamente un’altra concittadina; un’altra fiaccola si è accesa sulla coscienza di chi dovrebbe fare e non fa. Ma ora l’attesa può bastare. Ora non c’è più spazio per capire, sondare, valutare. Ora è il momento di avere rispetto di queste vittime. E quindi, come un tormentone ormai consolidato in 10 anni di lotta, noi cittadini di Japigia, Madonnella, San Pasquale che continuiamo a sopportare il peso più drammatico della convivenza con l’ex fabbrica di Via Caldarola, ribadiamo l’assoluta necessità di sapere a che punto siamo nella definizione del progetto di messa in sicurezza definitiva dell’area Fibronit; quanto dobbiamo ancora attendere per trasformare quell’area in uno spazio verde che ci aiuti a sopportare le ingiuste tragedie umane che ogni giorno provoca e si consumano nella nostra città?

 E allora, ci rivolgiamo agli amministratori di questa città: è ormai trascorso il tempo in cui si è utilizzata la vicenda Fibronit come fiore all’occhiello in ogni occasione pubblica per parlare con orgoglio di un problema ormai risolto. Se non si passa ad una nuova fase, fatta di interventi destinati a chiudere definitivamente quella maledetta officina di morte, allora sarà come non aver fatto nulla e avremo solo perso tempo prezioso. Oggi siamo profondamente tristi per aver perso una nostra amica, un altro spicchio di speranza che si perde. Ciao Angela.

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Commenti

  • sanspapier (utente non verificato)

    Andare e sostare a lungo sotto il domicilio del sindaco Emiliano con grandi cartelli: “Pensa meno al PD e pensa di più a noi cittadini, uccisi ancora dalla Fibronit.- Per quanto tempo ancora, sindaco Emiliano, ci farai stare sotto il tiro di questo killer??”.”

  • vogliadigridare (utente non verificato)

    Posso gentilmente sapere quale sarebbe la colpa di Emiliano in tutto questo?
    il mesotelioma pleurico ha un’incubazione di 30 anni….ora dobbiamo dare a lui anche la colpa di quanto avvenuto 30 anni fa?
    Emiliano ha fatto quanto doveva,questa polemica continua…inizia seriamente a stancare!
    A me dispiace per quanto accaduto e per le perdite e i danni che la fibronit ha fatto…ma prendetevela con chi di dovere!

  • sanspapier (utente non verificato)

    E’ compito degli amministratori di una città, se sono consapevoli dei loro doveri, intervenire, nelle modalità più consone e radicali, per estirpare una bomba a cielo aperto che continuerà a fare vittime.L’incubazione dei 30 anni del mesotelioma è interessante, ma qui non c’entra. Il sindaco non dovrebbe dormire tranquillo, sapendo che nella sua città l’asbesto continua a colpire da killer invisibile.

  • sanspapier (utente non verificato)

    Non siamo noi, ma è lo stesso Emiliano ad aver detto che la “messa in sicurezza” non basta, ma sono necessari “supplementi di indagini e nuove analisi”.E allora? Non c’è “insensato accanimento”, ma soltanto volere sicurezza per la salute altrui. E’ chiedere troppo?

  • vogliadigridare (utente non verificato)

    non basta la messa in sicurezza fatta se ci si vuole costruire sopra,ma per ora così com’è non fa male a nessuno,è stato fatto un concerto nella fibronit,pensi che si possa essere tanto pazzi da organizzare un evento in un posto tanto pericoloso?
    c’è chi, probabilmente,si è probabilmente ammalato 20 anni fa,e non lo sa ancora, ma questa è una colpa che non appartiene al presente e non ci si può far nulla,purtroppo!