Il tempo, un ‘capitale’ che non si svaluta

La Redazione

Nella II Facoltà di Giurisprudenza il progetto-pilota dell’iniziativa in ambito universitario

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Il tempo è un capitale che non si svaluta. E’ un diritto, una libertà, una risorsa. E’ anche una “merce di scambio”. Ci ha spiegato come la presidente della Banca del tempo “Vola in Tempo – Bari”, Serafina Gelao, durante un incontro nella Sala del Fortino che ha celebrato a Bari la Giornata nazionale delle banche del tempo italiane. Il tema, “Tempo: se recupero non spreco”, è stato l’occasione per dare concretezza ai tanti modi del fare economia, promuovendo attività di recupero, riciclo, riuso, compostaggio, che costituiscono di per sè un’alternativa ai modelli di sviluppo economico e sociale a cui siamo abituati.

Le Banche del Tempo sono vere e proprie banche in cui però non si investe e deposita denaro ma si scambia tempo. Chiunque può diventare “correntista”, avere così il proprio conto corrente, con un carnet di assegni e un monte-ore. Si barattano saperi, competenze, conoscenze dedicando il proprio tempo agli altri. Un’istituzione solidaristica che non pretende di fare volontariato ma che offre l’opportunità di scegliere come sfruttare e investire le ore libere della giornata. “Se ad esempio – spiega la presidente – io conosco l’inglese, offro ‘ore’ di lezione potendo poi ricevere in cambio da lui o da altri lezioni di sassofono o di ballo”. Dunque non scambi necessariamente bilaterali, piuttosto un cerchio di prestazioni assolutamente libere e non professionistiche, non lesive dunque delle attività di chi quel lavoro lo fa con un titolo riconosciuto.

L’esperienza si è sviluppata in Europa con sperimentazioni che si chiamano Sistemi di scambio locali. Alcuni dei Paesi che hanno aderito all’iniziativa hanno creato anche una moneta di sistema che permette di valutare la merce o la prestazione. In Italia ci sono BdT presso Comuni e Regioni, da Roma in su, con qualche esempio di Bdt universitaria. Ha voluto sviluppare un progetto-pilota di questo genere la II Facoltà di Giurisprudenza (Taranto) dell’Università degli Studi di Bari. E lo hanno testimoniato durante l’incontro il rettore Corrado Petrocelli e il preside della facoltà Antonio Uricchio. “Si tratta di uno scambio paritario di ore fondato sui bisogni e sulle risorse degli individui”, racconta il preside. Nella facoltà jonica già esisteva un humus sul quale poter lavorare. Infatti gli studenti, volontariamente, grazie alle piccole dimensioni della struttura e al numero non troppo elevato di iscritti, hanno potuto creare un sistema spontaneo che li ha poi portati ad aderire con entusiasmo all’iniziativa. “L’Università di Bari, sotto questo aspetto, ha fatto tantissimo negli ultimi tre anni – precisa Petrocelli – tanto da sviluppare servizi ai disabili incredibili. Stiamo redigendo, per la prima volta in un’università pubblica italiana, un Bilancio sociale, che quest’anno porterà alla luce già la sua seconda edizione. Nel documento ci sarà anche la lettera della mamma di uno studente diversamente abile, inizialmente scettica nell’iscrivere il figlio alla nostra università per paura che non fosse aiutato. Adesso ci ringrazia”. Ma l’esordio del suo intervento è preludio ad un’annosa polemica che il rettore ha innescato già da tempo con i media, interessati solo alle vicende che ‘macchiano’ l’immagine dell’ateneo barese. “E’ vero, mancano i fondi ma io non ho la Zecca di Stato – aggiunge ironico – però facciamo comunque quello che possiamo. A Mola, ad esempio, un’associazione ci sta traducendo gratuitamente tutti i tipi di libri in versione vocale per gli studenti non vedenti, abbiamo servizi di accompagnamento e tutoraggio per i diversamente abili, solo per citare alcune cose. Non sono notizie anche queste?”. E giù duro: “Non sono solo i buchi in bilancio le notizie da raccontare. Vanno raccontati anche i sacrifici dell’Università e le iniziative che creano modelli culturali diversi da quelli che vediamo in tv”.

La giornata è stata l’occasione anche per la presentazione ufficiale di un nuovo periodico sui temi dell’economia sociale, ambiente ed ecologia, focalizzato sul nostro territorio e il gruppo creativo del “Post” ha realizzato, ad hoc, una serie di oggetti creati con materiale di recupero.

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