Cie, Ginefra interroga il governo
Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre nel C.I.E. di Bari due cittadini magrebini, sarebbero rimasti feriti a seguito di un pestaggio avvenuto nell’infermeria della struttura stessa, tanto si apprende dal racconto che i due uomini avrebbero riferito al loro avvocato. A sostegno della loro testimonianza verbale, vi sarebbe un filmato che uno degli “ospiti” del C.I.E. sarebbe riuscito a girare, e a diffondere sul web. Tutto sarebbe cominciato a causa di un malessere che avrebbe colto gli “ospiti” mentre erano nel loro modulo;
• uno dei due avrebbe accusato un forte mal di testa; l’altro non sarebbe riuscito a dormire e, esasperato dalla penosa situazione in cui è costretto a vivere, è ricorso ad atti di autolesionismo finalizzati al ricovero in una struttura ospedaliera;
• gli altri “ospiti” dello stesso modulo, vista la situazione dei due uomini, avrebbero provato ad avvisare il personale battendo le mani e la testa sulle porte di cemento armato e di ferro che “proteggono” i moduli in cui sono divisi gli ambienti all’interno della struttura;
• all’arrivo del personale di servizio, quindi, entrambi i cittadini magrebini avrebbero richiesto di essere portati in infermeria perché venissero loro somministrati medicinali idonei a lenire tali malesseri, e proprio nel luogo di cura sarebbe avvenuto il pestaggio che gli “ospiti” imputano ai militari presenti all’interno della struttura;
• nulla di più preciso, se non i particolari riportati dagli organi di stampa (La Gazzetta del Mezzogiorno numeri del 25 e 26 settembre u.s.), si è riuscito a sapere dei feriti perché impeganti in un colloquio con il loro avvocato, non mi è stato possibile incontrarli di persona e le loro condizioni di salute, apprese attraverso le schede mediche, si riferivano all’intervento medico dello scorso 4 settembre. Nei referti, peraltro, non venivano riferite le dinamiche che avevano portato al ferimento dei due cittadini magrebini;
• il C.I.E. di Bari è presidiato da carabinieri, polizia, e dai militari del Battaglione San Marco;
• purtroppo i motivi per i quali gli “ospiti” della struttura hanno motivo di protestare sono molteplici, soprattutto da quando lo scorso agosto, con il pacchetto sicurezza, è entrata in vigore la normativa che ha esteso da 60 a 180 giorni il termine massimo di permanenza per le identificazioni necessarie.
Tale prescrizione ha mandanto al collasso una struttura che, sempre di più, rivela ambienti inidonei, una condizione igienico- sanitaria allarmante, l’insufficienza di personale necessario per fornire un sostegno psicologico idoneo ad affrontare problematiche rese più complesse dal suddetto novellato disposto normativo;
• gli “ospiti” del C.I.E. di Bari mi hanno manifestato, durante la suddetta visita al Centro, un profondo disagio determinato da: legali incaricati d’ufficio che non garantirebbero una continuità nell’assistenza legale; atti di autolesionismo e tentati suicidi per cercare una via di fuga che si ripeterebbero ormai settimanalmente, la presunta presenza di minori;
• a tali testimonianze si aggiungono elementi da me personalmente accertati: bagni privi di porte e in condizioni penose con la presenza diffusa di muffe, docce fatte con bottigliette d’acqua rovesciate, letti sbrindellati e privi di coperte, condizioni igienico- sanitarie insufficienti e peraltro altamente rischiose alla vigilia della prevista ondata di influenza “H1N1”;
• a seguito della modifica legislativa, l’inadeguatezza della struttura, che era stata concepita per una breve permanenza, oggi risulta ancora più evidente. Nonostante l’abnegazione degli operatori presenti nel Centro e dell’Ente gestore, gli “ospiti” non hanno la possibilità di contare su un’adeguata assistenza psicologica che li sostenga a superare una situazione che li pone comunque come veri e proprio reclusi. Tale disagio li spinge, come già ricordato e confermato dai medici operanti nella struttura, a compiere gesti estremi contro la propria persona pur di riuscire ad abbandonare il centro.
Per sapere:
– quali misure l’amministrazione intenda adottare al fine di fornire un maggiore sostegno psicologico agli “ospiti” della struttura resesi ancor più urgenti a seguito delle modifiche alla normativa che hanno esteso a 180 giorni il termine massimo di permanenza;
– se ai fini della prevenzione sanitariasi intenda procedere alla somministrazione del vaccino a tutti gli “ospiti” e al personale presente nella struttura, affinché venga evitata una possibile epidemia di influenza “H1N1;
– se intenda verificare i fatti sopra richiamati anche per mezzo di un’ispezione ministeriale;
– come lo stesso Ministro, alla luce di quanto rendicontato dalla stampa, intenda procedere per evitare il ripetersi di ogni episodio di violenza all’interno del C.I.E. di Bari.
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