Il Milan ai raggi X

Christian Montanaro

Molto sembra ancora dipendere da Inzaghi e Pato. Ronaldinho non sta sfruttando la sua occasione

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Da quando ha concentrato molte delle sue attenzioni al mondo della politica, lì, a Milanello, l’amore incondizionato per Silvio Berlusconi ha quasi ceduto il passo all’odio. Il Milan ormai in Italia non domina più da anni, e solo il “sirenico canto” della musica e delle serate da Champions risveglia ogni tanto la squadra dal suo torpore. Chiusa l’era Ancelotti si è ricominciato da un altro uomo della società, Leonardo, uno degli artefici dello scudetto targato Alberto Zaccheroni.
Una idea azzardata secondo molti, una scommessa che pagherà per qualcuno. Galliani e Berlusconi amano il rischio. Anche Sacchi e Capello, all’epoca, furono scelte rischiose, anche se loro una, seppur minima, esperienza in panchina l’avevano maturata. Leonardo invece no. Per lui parla la cultura (conosce tante lingue) e l’intelligenza. L’esperienza la farà sul campo, questo si era detto, sperando forse di ripercorrere quanto di buono aveva fatto la scorsa stagione Pep Guardiola sulla panchina di un Barcellona vinci tutto.

Quest’anno poi c’era anche forse la tentazione di vincere una battaglia personale contro la Juventus, che ha fatto sostanzialmente lo stesso con Ciro Ferrara. Stilare giudizi dopo appena cinque giornate sarebbe ingeneroso. I numeri dicono, però, che Leonardo sta attraversando maggiori difficoltà del previsto, battuto da una non insuperabile Udinese e travolta dalla schiacciasassi Inter in uno dei derby dal passivo più pesante della storia milanista. A tutto questo si aggiunga un precampionato da dimenticare e un gioco che ancora oggi fatica a decollare. Il Milan è un cantiere aperto, e non potrebbe essere diversamente. Si è dovuto operare un taglio netto con il passato. Via Ancelotti e via la leggenda vivente Paolo Maldini, arresosi all’età, ma soprattutto via anche Ricardo Kakà, l’uomo che, anche quando non era in giornata, regalava comunque spicchi di bel calcio. Fiducia totale all’ex pallone d’oro Ronaldinho, finalmente libero di giocare a suo piacimento, senza dover spartire le lodi con il nuovo asso del Real Madrid.

Risultato: il codino brasileiro si divide tra formazione titolare e panchina. Dopo la gara di apertura contro il Siena, in cui ha dimostrato parte del suo valore, scena muta, preferito nelle ultime gare ad un Seedorf, come sempre meno spettacolare, ma assai più funzionale alla causa rossonera. E’ stato quello rossonero un mercato strano, in cui tutti i principali obiettivi sono sfumati – Cissosko e Dzeko – e ne sono arrivati altri (Huntelaar e Oniewu su tutti) non si sa veramente quanto graditi al tecnico. L’acquisto più convincente (ma era presente, pur non potendo giocare, già dallo scorso campionato) ci è sembrato sin qui il difensore brasiliano Thiago Silva, che sta aiutando peraltro Alessandro Nesta a recuperare la miglior condizione fisica. A centrocampo è rimasto Pirlo, e meno male. Fosse andato via anche lui, sarebbe scomparso quel minimo di geometria che il centrocampo rossonero già fatica ad imbastire.

Il Milan ha tentato di ringiovanire la squadra, ma è rimasta vittima da un lato dell’anagrafe di alcuni giocatori (Dida e Favalli per esempio), e dall’altro di rebus tattici (Jankulovsky e Kaladze in difesa a sinistra non funzionano) che ne condizionano tuttora lo schieramento tattico. Molto sembra dipendere ancora dalla vena realizzativa dell’irriducibile Inzaghi (Leonardo era partito col buon Borriello titolare) e dagli spunti del “papero” Pato, un talento assoluto sì, che però non può, con l’uscita in scena di Kakà, essere caricato di troppe responsabilità. Quelle responsabilità che, semmai, dovrebbero caricarsi sulle spalle Ronaldinho o Pirlo. Il Milan è tuttavia una gran bella squadra, intendiamoci, e se il complesso funziona, può contare sui colpi di singoli che personalmente non si discutono. Al momento manca una precisa identità, però. Sulla fascia destra il titolare era Zambrotta (sempre più “spompato” purtroppo, e sicuramente non più ai livelli di qualche anno fa), poi Oddo (che la società ha cercato di vendere quest’estate) e ora il positivo Ignazio Abate, giovane che merita fiducia. Allo stesso modo in porta titolare è ufficialmente l’infortunato Abbiati, ma sta giocando Storari, sorprendente per rendimento, che ha scalzato Dida, solo qualche anno fa considerato miglior portiere del mondo dopo Buffon. Quel Roma comprato al termine della sessione estiva di calciomercato a cosa serve allora?

Il Milan è il Milan, questo sia chiaro. Formazione in grado di vincere contro chiunque. Forse Leonardo stupirà, come fece Allegri la scorsa stagione. Forse arriveranno acquisti pesanti a gennaio (Toni?). Forse non succederà nulla di tutto questo. La squadra c’è, i singoli pure. Latita il gioco e non sono state adeguatamente colmate alcune lacune, che come ogni anno, nei momenti decisivi si fanno sentire, lasciando presagire una possibile imminente rivoluzione. Tutto ciò, cioè, che non sarebbe mai capitato nel Milan di Sacchi, in quello di Capello, e anche nel primo Milan di Ancelotti, nelle quali la continuità era il minimo comune denominatore.

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