C’era una volta l’amuchina

Fabio Fanelli

Dopo due talk show e tre telegiornali è diventato un prodotto introvabile

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Voltandosi ai suoi servi Pilato chiese dell’amuchina. “E’ terminata”, gli fu risposto. “Butterfly effect”, effetto farfalla. Chissà come sarebbe cambiata la storia se il prefetto romano non si fosse potuto lavare le mani dal suo giudizio a cuor leggero. Chissà, magari col senno di poi, si potrebbe dire che la mancanza dell’amuchina avrebbe da quel giorno influenzato il corso degli eventi. Dietro questa eretica riscrittura biblica, si nasconde una parabola assai attuale: “non si sa se l’amuchina avrebbe influenzato la storia, ma di sicuro si sa che l’influenza ha cambiato l’amuchina”.

E già, perché i Pilati di oggi (ma anche i capelloni) si voltano di continuo a caccia del gel che possa disinfettarli dai loro contatti a cuor leggero: sedili di autobus, passamano di scale mobili, bottoni di ascensori, giornali copia gratuita nei bar, banconote e resti mai diventati mancia. Non molto tempo fa, quando da una borsa spuntava quella boccetta dagli appariscenti quadratini rossi, alta quanto una mignon di Glenn Grant ma diversa nello spirito, gli sguardi degli astanti si dividevano tra il curioso e lo “sprezzante”. “Esagggerato!!!”, sembravano dire quelle fronti aggrottate come cartone ondulato.

I mani-aci dell’amuchina erano mani-aci dell’igiene personale, non senza un non so che di “fanatico” e quasi “razzista”. Avevano la puzza sotto il naso, e il disinfettante tra le dita. E’ come se se ne volessero lavare le mani del mondo globale. Poi sono arrivate le sigle. Prima quelle dei telegiornali, poi quella H1N1 che con le sue coordinate ha colpito e affondato le corazzate da battaglia virale. “Virus A”, pandemia prima ancora di essere starnuto. Sfornati vaccini come biscotti cinesi della fortuna, ognuno con dentro la sua ricetta antivirale. Gongolano i sostenitori dell’influenza dei media sulla società.

“In 15 milioni a letto tra novembre e dicembre” si sente e si legge. C’è chi si è già avviato mesto in camera col cuscino sotto braccio, optando per la cosiddetta “indigenza intelligente”, quella che ti fa evitare le code ai caselli dei termometri. “Lavarsi ripetutamente le mani” è il primo dei comandamenti post suina. L’accesso di massa alla puzza sotto il naso la trasfigura in strizza nei pantaloni. L’agenda setting la chiamerà “prevenzione”, vestito “nobile” per definire l’allarmismo generalizzato. Il Gel che non Gel più.

Esaurite le scorte, come per le mascherine antipolvere negli States ai tempi dell’antrace. Sino al loro ritorno nelle farmacie e nei supermercati, nessuno più si stringerà la mano, sui passamano non passeranno mani, gli ascensori rimarranno fermi e tutti i resti diverranno mancia. L’amuchina superflua (come se l’igiene prima fosse una questione di “gusti” personali) si è fatta necessaria (meglio tardi che mai!) nel giro di due talk show e tre telegiornali. Lo sappiamo noi e lo sa anche Pilato, che però non se ne lamenta, pensa alla Veronica ed al suo velo. Senza Amuchina…brutta storia.

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Commenti

  • aziendabari (utente non verificato)

    La società produttrice della “Amuchina” è stata travolta dalle richieste mondiali ed è andta in tilt.Dovrebbe tornare in farmacia verso la fine di Ottobre.
    Intanto ci sono prodotti alternativi disinfettanti sempre sotto forma di gel (senza bisogno di risciacquo), chiedete al vostro farmacista.

  • alfonsoderuggieri (utente non verificato)

    aziendabari, finalmente un tuo commento utile 🙂

  • chiabra (utente non verificato)

    molto divertente questo articolo…bravo

  • mursie (utente non verificato)

    FaFà!

  • arco (utente non verificato)

    Bravo. Come scrive bene questo Signore. Simpatico. Bravo 🙂

  • valerya_86 (utente non verificato)

    L’inconfondibile stile di Fafà!
    Complimenti, davvero.