Nè santi prima, nè asini ora

Christian Montanaro

Più del risultato, fa male la prestazione. Ci voleva una variante tattica

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Nè santi prima, nè asini ora. Piano con le etichette. Dopo quattro giornate il Bari si inceppa. Il Cagliari sbanca il “San Nicola”, guadagnando la prima vittoria stagionale. Persa l’imbattibilità. Più del risultato, fa male la prestazione. I galletti hanno meritato la sconfitta. Si sapeva, il Cagliari era altra cosa rispetto all’Atalanta. Il campo lo ha confermato. C’è voluta, tuttavia, la rete del nuovo entrato, l’oggetto misterioso Nenè, per scardinare la resistenza degli uomini di Ventura. Molle la reazione. Barreto e Meggiorini là davanti non hanno inciso. L’ex Cittadella, preferito a Kutuzov, non ha mai legato con il brasiliano, rimanendo in pratica un corpo avulso alla manovra.

Il più propositivo è stato ancora una volta Rivas, nuovamente schierato a sinistra, due o tre volte al tiro dalla distanza. Il 4-2-4, decisivo solo tre giorni fa, oggi ha mostrato il suo limite intrinseco: bloccate le ali, rotta la “magia”. Successe anche la scorsa stagione con Conte. Per esempio contro il Parma. Allora bastarono cinque centrocampisti, questa volta ne sono bastati tre, Dessena, Parola, Lazzari, dei demoni in fatto di mobilità, supportati da quell’ago della bilancia chiamato Cossu, ora attaccante aggiunto, ora centrocampista di contenimento.

L’uomo rossoblu in più a centrocampo si è visto nelle tante volte che hanno decretato le conclusioni dalla distanza di Lazzari e Dessena. I poveri Gazzi e Donati si sono sfiancati per rincorrerli, ma senza i ripiegamenti di Rivas e Alvarez era ed è stata dura. Al di là del risultato, ci saremmo aspettati una variante tattica. L’abbandono del 4-2-4 e il passaggio ad un più solido 4-4-2, o uno modulo speculare a quello di Allegri. Non è successo. Ventura ha solamente rimescolato le carte sulle corsie esterne, con gli ingressi di Kutuzov e Langella, e il contemporaneo spostamento di Meggiorini in luogo di Alvarez.. La fiducia sconfinata in un unico schema può risultare masochistica a lungo andare. Il Cagliari non ha rubato nulla. Era un ostacolo temibile, lo ribadiamo, e si può perdere in un campionato tanto lungo, figuriamoci, specialmente se ciò accade dopo quattro giornate e il soprannome di “squadra rivelazione”.

Dispiace soltanto farlo in un contesto che non ha aggiunto nulla di nuovo a quanto già si sapesse. E cioè che il Bari gioca in un modo, e il Cagliari in un altro completamente diverso. L’incontro è stato deciso da un episodio, il “liscio” di Ranocchia. Le conclusioni a distanza di pochi minuti di Dessena e di Lazzari hanno legittimato una sconfitta meritata e probabilmente educativa. Nè santi prima, nè asini ora, dicevamo. Lo ribadiamo con convinzione. Non instauriamo processi anzitempo.

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