Filippine: troppa retorica e pochi affari
‘Incontro di approfondimento sul mercato del sud est asiatico’ si rivela sottotitolo fin troppo ottimistico per l’evento organizzato dalla Camera di Commercio Italo-Orientale di Bari in occasione della nostrana manifestazione fieristica. ‘Filippine: commercio, investimenti e turismo’, vista dall’esterno, è nulla più che una futile riunione di figuranti, e parole tanto poco significative.
I saluti introduttivi si traducono in un fortunatamente rapido catalogo dei soliti topoi encomiastici della Fiera del Levante: rinnovata centralità del Mediterraneo, Bari come crocevia dei traffici con l’Oriente, la Fiera come occasione di scambio e business per le imprese, cultura e svago per i cittadini…
Giuseppe La Macchia, oltre a recare i saluti del presidente Lacirignola, ricorda all’auditoria ‘la ricchezza potenziale delle Filippine quanto a materie prime e mano d’opera’ – che proprio sconosciuta non ci era…
Anche l’intervento dell’ambasciatore filippino Philippe J. Lhuillier non entusiasma: tra arditi excursus storici sull’inconscia e secolare collaborazione dei due paesi, e discutibili ricostruzioni etimologiche, la sua dissertazione sul concetto di ‘sinergia’ pare troppo filosofica, e molto poco concreta…
L’unica scalfittura alla piatta monotonia dell’incontro giunge per voce di Silvio Panaro, presidente della CCIO, che si esibisce in una ‘wikipedica’ presentazione del mondo delle Filippine, sconcertante nella sua banale sommarietà; raggelano d’imbarazzo la piaggeria e la sintassi della sua riflessione conclusiva, di rara stereotipia etnografica: ‘Tutti conosciamo che in Italia ci sono troppi extracomunitari. Però i Filippini sono i migliori!’. Dopo l’incipit disastroso, Panaro muove quindi a più miti consigli e saggi argomenti, concentrandosi sull’operato della Camera di Commercio Italo-Orientale: ‘Il nostro lavoro in passato è stato fondamentale perché gli imprenditori italiani e pugliesi potessero moltiplicare in maniera esponenziale i propri traffici in Cina; ora l’augurio è che lo stesso miracolo si ripeta anche nelle Filippine. Certo però l’apporto fornito dagli operatori economici è davvero scarso: del resto, è questo il nostro limite più grave, siamo tenacemente individualisti…’.
Quello che doveva essere un incontro di approfondimento delle grandi potenzialità di un paese affascinante, e di straordinaria dinamicità come le Isole Filippine, una delle sorgenti potenze economiche dello straripante Oriente trainato dalla forza motrice dei Quattro Dragoni, si è risolto in un nulla di fatto: la barriera della retorica non è stata oltrepassata. Più che all’esposizione dei comuni programmi futuri pianificati tra amici, è sembrato d’assistere ad una presentazione, simpatica e cordiale, tra sconosciuti…
Quanto alle iniziative concrete? Magari ve ne saranno anche in abbondanza; oggi però, neppure un accenno…
La notizia più significativa è stato l’annuncio, invero generico, di imminenti aperture all’Italia per gli investimenti diretti di capitale da parte di una legislazione fin qui piuttosto restrittiva…Davvero troppo poco, per giustificare una spedizione nella caotica bolgia fieristica…
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