Grande Mike, omaggio a un pezzo di storia italiana

Fabio Fanelli
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Mio padre si alza in piedi ed inizia ad applaudire, non deve spiegare il perché a mia nonna. Mia nonna si alza in piedi e fa lo stesso, non deve spiegare il perché a me. Io mi alzo in piedi e applaudo, non devo spiegare il perché a mia cugina più piccola, che pur si alza ed inizia ad applaudire convinta. Starete pensando che nella mia famiglia le standing ovation esistano per una sorta di vincolo di sangue. Ne avreste il diritto. Eppure mio padre applaude per un ricordo in bianco e nero che sapeva di status symbol acquisito. Mia nonna, per un flash in bianco e nero che aveva il sapore della rivoluzione, della novità assoluta, dell’inizio di una magia formato scatola.

Io, provando a dare una soluzione al vostro dubbio circa il mio applaudire, giro una ruota e scopro 15 anni di caselle e di lettere (dall’89 al 2003). Mia cugina forse non sarà un “genius”, ma ha anche lei il suo ottimo motivo per cui battere le mani. Clap clap clap, è il rumore di quasi quattro generazioni di pubblico che rendono omaggio a una costante che le unisce tutte. Una costante che aveva inscritto nel cognome, il suo destino di pioniere, di un qualcosa che da e ha inizio. Una costante che aveva nel nomignolo, quel senso di a-mike-vole che la rendeva da subito interessante, estranea ma al tempo stesso familiare, come un parente emigrato appena conosciuto. Mike Bongiorno è stato un po’ tutto questo.

Una sorta di parente alla lontana che tutti, dalla nonna alla nipotina, hanno conosciuto e conoscevano. Un parente mai sgradito, perché entrava in casa sempre e solo quando lo decidevi tu. Un parente elegante con i suoi smoking eppure terribilmente “popolare” con le sue gaffe. Istituzione e mostro sacro per ciò che rap-presentava, Zio d’ America per ciò che raccontava. Nei prossimi giorni, speciali televisivi, report giornalistici, editoriali, filmati, interviste e talk show di ogni sorta, si spenderanno nel raccontare la storia della storia, nella convinzione che l’eroe per esser tale debba essere conosciuto anche per quel che era a telecamere spente.

E allora si dirà della giovinezza da staffetta partigiana e della sua cattura e fucilazione sfiorata ad opera dei nazisti. Si racconterà dell’uomo oltre lo smoking, affinché l’altro abito possa aiutare a conoscere meglio il monaco (facciamo guru), televisivo. Eppure mio padre, mia nonna, io e mia cugina siamo in piedi adesso, prima ancora del palinsesto rimodellato causa “edizione straordinaria”. Omaggio semplice e spontaneo a una costante che per 55 anni ha abitato ad un click da casa nostra, che ha parlato da microfoni a giraffa, da gelati e da “pulci”, che ha attraversato l’etere, il via cavo, il digitale sino a farsi intravedere nel satellitare.

Una costante partita dal bianco e nero e che poi ha avuto tutti i colori. Una costante che spesso di tutti i colori ne ha fatte e dette. Una costante quotidiana come l’augurio che il suo cognome suggeriva. Chiedersi se fosse nato prima Mike Bongiorno o la tv è un po’ come chiedersi se fosse nato prima l’uovo o la gallina. La tv non avrebbe avuto senso senza quel volto (1954, Mike Bongiorno presenta “Arrivi e partenze” la prima trasmissione in onda dalla Rai), e quel volto non avrebbe avuto senso senza la tv. Si potrebbe facilmente concludere con un “Buonanotte Mike”, ma c’è chi dice che il sole sorga ogni giorno, e ad ogni nuovo giorno qualcuno dirà “buongiorno”. Alla sua TV basterà tacerne la “u” per ricordarlo. Mia cugina piccolissima, mi tira la manica e mi chiede il perché siamo tutti in piedi, qualcuno dovrà spiegarglielo, ma nell’era dei video di you tube, sono sicuro non ci vorrà molto tempo.

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Commenti

  • Cobain (utente non verificato)

    bell’articolo, complimenti! addio mike, sei stato un grande!