Scusa…ti voglio sposare

Silvia Dipinto

Quando una casa editrice si mette ad organizzare matrimoni…

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Un matrimonio in perfetto stile meridionale, con tanto di buffet, confetti, torta nuziale e bomboniera finale: ecco cosa è capace di fare la macchina dell’industria culturale quando si mette in moto. A maggior ragione quando si tratta di uno dei cavalli vincenti ( quanto a vendite) della scuderia Rizzoli, l’idolo delle teenager e degli inguaribili romantici, Federico Moccia.
Per presentare il suo ultimo romanzo “Scusa ma ti voglio sposare”, in libreria da luglio 2009, la RCS libri ha organizzato tre autentiche feste di matrimonio rispettivamente a Roma, Bari e Milano, con la collaborazione della testata “Chèrie Sposa” e della maison “Giovanna Sbiroli”di Putignano. Quest’ultima, infatti, in occasione dell’appuntamento di ieri sera a Villa Romanazzi, ha fornito gli abiti per le ragazze che hanno sfilato e partecipato al concorso “La sposa più bella”, cui hanno potuto accedere semplicemente con l’iscrizione online sul sito www.scusamativogliosposare.it: la più bella delle nove (ironia della sorte, l’unica single a sfilare), scelta dalla giuria presieduta da Federico Moccia, si è aggiudicata un cofanetto di prodotti di bellezza, oltre ad essersi guadagnata la piccola soddisfazione di lanciare il bouquet verso il gruppetto delle “non maritate” presenti alla festa.
La “Giovanna Sbiroli” ha inoltre presentato “Rève d’amour”, l’abito ispirato al romanzo “Scusa ma ti voglio sposare”, del quale riprende i colori pastello della copertina: realizzato interamente in tulle, “Rève d’amour” richiama sul corpetto la frase di Moccia “Amare vuol dire avere il piacere di sognare”, ricamata in strass multicolori, ed è pensato per spose giovani e spigliate, che vogliono osare una gonna un po’ mini nel giorno del fatidico “sì”.
L’abito, autografato durante la serata dall’autore, sarà messo all’asta su Ebay e il ricavato della sua vendita sarà devoluto in favore di“Telefono Rosa Onlus”, l’associazione nazionale che tutela e difende le donne vittime di violenza fisica, psicologica, economica e sessuale.
Il libro resta volutamente in secondo piano: non servono presentazioni, il nome dello scrittore che ha lanciato la “moda del lucchetto” definisce ormai uno stile, nessuno si aspetta grandi rivoluzioni. L’amore come tema (quasi) unico e file rouge della serie di successi che Federico Moccia colleziona a partire da “Tre metri sopra il cielo” (Rizzoli 2004).
Trama “alla Moccia”, insomma, che stando alla quarta di copertina lascia immaginare una riduzione cinematografica (prevista per gennaio 2010) con ambientazione un po’ alla Muccino de “L’ultimo bacio”, con una serie di nevrotici e insoddisfatti quarantenni alle prese con crisi esistenziali e coniugali. I due protagonisti, Niki e Alex, già conosciuti nel precedente “Scusa ma ti chiamo amore” (Rizzoli 2007), riusciranno a superare le difficoltà che anche la loro storia perfetta dovrà affrontare? Si sposeranno? E quindi, ci è concesso credere, almeno fino alla fine delle cinquecentosettanta pagine del libro, che l’amore possa essere eterno? Queste le curiosità e i dubbi dei lettori che Moccia, ovviamente, lascia in sospeso, invitando tutti a soddisfarli correndo alla libreria Roma, in piazza Aldo Moro, che dai sondaggi del sito è risultata essere la prima a Bari per numero di copie vendute.
A chiudere la serata il tradizionale “ballo lento” e i racconti delle cinque coppie finaliste del concorso “La favola più bella”, che ha premiato con un viaggio alle Mauritius gli innamorati con la storia più emozionante: a vincere la coppia definita “letteraria” dalla giuria per l’incredibile somiglianza delle loro vicissitudini sentimentali con quelle di Niki e Alex. “Vent’anni di differenza nella realtà, però, sono un problema serio se vieni da una famiglia siciliana”, precisa Lei, “a maggio 2010 ci sposiamo, ma i miei per due anni mi hanno fatto la guerra. Federico, nella vita non è come nei tuoi libri”.

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