Mustapha in fuga dal Gambia, ma con la voglia di tornarci

Gianpietro Occhiofino

La storia di un giovane militante politico costretto a scappare dal suo Paese per evitare la morte

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“Avevo un lavoro, una casa, una famiglia e tanti amici a cui volevo bene. Oggi, dopo tre anni, tutto è cambiato: vivo da solo in una stanza molto piccola a Madonnella, non ho un’occupazione stabile e mi mancano tanto i tramonti di Banjul ”.
Mustapha è nato nel maggio del 1975 in Gambia. Rimasto orfano, sin da piccolo, ha vissuto con sua madre e il fratello più piccolo. “Mio padre morì quando avevo cinque anni. Devo tutto a mio zio che si prese cura di me trattandomi come un figlio. Mi ha cresciuto, permettendomi di frequentare la scuola fino all’età di 15 anni”.

Subito dopo, Mustapha trovò un impiego come falegname in un mercato di Banjul.
Attività, questa, che ha svolto, ininterrottamente, per numerosi anni. “A febbraio del 2001, feci la tessera del partito UDP (United Democratic Party, ndr.)”. La conserva ancora e ce la mostra con tanto orgoglio. “Il mio impegno politico consisteva nell’attività di sensibilizzazione della popolazione e di supporto al nostro candidato, l’avvocato Ousainon Barboe”. Mustapha, come tanti suoi amici, prese parte alla campagna elettorale del settembre 2006.

“Il nostro sogno era poter vivere in un Gambia libero e democratico. Ricordo che durante quel periodo ci furono una serie di arresti indiscriminati, effettuati dalla polizia politica. L’avvocato Barboe era un personaggio pubblico molto scomodo e qualcuno voleva metterlo in difficoltà”. Le elezioni, purtroppo, decretarono la sconfitta dell’UDP.
“A gennaio del 2007, il mio partito organizzò diverse manifestazioni di protesta contro il governo. Io presi parte, in particolar modo, a quella che si svolse nella città di Serekunda”.

Quel giorno, ci confessa, la repressione della polizia fu durissima. “Arrestarono centinaia di persone e gli agenti si macchiarono di violenze assurde”. Mustapha porta ancora addosso i segni delle percosse subite. “Fui imprigionato e nuovamente picchiato. Rimasi in carcere per venti giorni. Tra quelle mura nacque in me l’idea di fuggire dal Gambia. Capii che la libertà non era raggiungibile nel mio Paese”.

Rilasciato dopo la detenzione, Mustapha riuscì a imbarcarsi su di una nave cargo in partenza per l’Europa. “Appena sbarcato in Italia, nel marzo 2007, presentai la domanda di asilo politico”.
Oggi vive a Bari, dove fortunatamente ha ottenuto la protezione umanitaria dal Governo.
Anche se ci auguriamo che un giorno possa tornare, da uomo libero, a rivedere i tramonti di Banjul, in un Gambia finalmente libero e democratico.

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