“La pietra scartata è divenuta testata d’angolo”

Antonio Scotti

Fare impresa aiutando gli ultimi: da Rimini una sfida al modello industriale del Capitale

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Un ex tossicodipendente, un detenuto agli arresti domiciliari, un diversamente abile. Storie diverse, difficili da trasferire perché si riescono a leggere solo nelle pieghe del viso e negli occhi di chi oggi sente crescere dentro di sé una speranza.
Siamo a Rimini, in una delle cooperative sociali fondate dalla comunità Giovanni XXIII, straordinario esempio di come “dagli ultimi” si possano far nascere storie d’impresa innovative.  “La pietra scartata” è il nome del laboratorio da dove sorge la cooperativa. Un nome emblatico di per sé perché contenente quella rievocazione evangelica (Matteo 21, 42) che racchiude la tensione spirituale ed emotiva da cui trae origine e sviluppo l’intera organizzazione dell’impresa.

Una volta entrati nella cooperativa si ha subito l’impressione di non aver fatto ingresso in un posto qualsiasi. Ci si aiuta, le catene di montaggio sono composte da persone di diversa capacità e nessuno viene lasciato solo.
L’obiettivo è quello di condividere la vita con gli ultimi: tossicodipendenti, ragazzi con handicap fisici e psichici, ragazze fuoriuscite dalla morsa della prostituzione, volontari. Il lavoro consiste nella trasformazione e commercializzazione di prodotti biologici.  Un scelta non casuale, ma ispirata dalla volontà di rispettare i cicli naturali del creato. In questi giorni si stanno producendo le passate di pomodoro e le confetture di marmellata. Il marchio presente sui prodotti è Madre terra. La rete distributiva è quella del commercio equo-solidale. Non ancora capillare, quindi, anche se alcuni negozi e catene della grande distribuzione alimentare del Nord cominciano a fare richiesta dei prodotti.

Nell’azienda lavorano una trentina di persone, di cui almeno la metà sono accolti. Arrivano perché inviati dalla rete dei servizi sociali e lavorano in cooperativa dalle 8.30 alle 17. Alle 13 c’è il pranzo, allestito in una stanza accogliente, familiare. Qualche minuto prima, chi vuole, può fermarsi per pregare all’interno di una cappella. Poi si ritorna a lavorare avendo cura che ciascuno cooperi con l’altro e che tutti siano in grado di svolgere l’attività assegnata.

La maggior parte di loro ricevono un assegno educativo.  Alcuni ragazzi svolgono alla “pietra scartata” parte del loro programma terapeutico di recupero dalla tossicodipendenza. Non mancano inoltre dimessi dal carcere in semilibertà. Così capita che mentre stai pranzando con loro qualcuno decida di aprirsi e raccontarti la sua vita. Storie dimenticate, abrase dalla violenza e dalla solitudine di un percorso cieco e sordo alle loro necessità. Dietro c’è tutta la voglia di riscatto che anima gli uomini che sanno di vedere la luce in fondo a quel tunnel dove, pochi anni prima, pensavano di morire.

Un gruppo di persone rappresenta l’equipe dei responsabili. Gente che vive l’esperienza lavorativa nella dimensione di fede e si sforza ogni giorno per rimuovere le cause dell’ingiustizia sociale. Al termine del lavoro o nei giorni festivi i ragazzi possono vivere momenti di svago e fraternità tra cui uscite, passeggiate, vacanze insieme.

Tutto ciò fa sì che, oggi, “La pietra scartata” sia una vera e propria proposta economica, alternativa a quella capitalistica in cui in nome del profitto tutto è ammesso, giustificato, sacrificato ed accettato. Dopo anni di sacrifici, oggi la cooperativa può vantare un fatturato in positivo e un patrimonio umano che, rinnovandosi, riesce a far del lavoro uno strumento di libertà ed emancipazione vera.

Alla base di tutto c’è la fede e la voglia di non conformarsi alla logica capitalistica di questo mondo. L’insegnamento viene da un apostolo di Dio che due anni fa ha lasciato la Terra dopo aver annunciato Cristo ad ogni sofferente: Don Oreste Benzi. Dalle case famiglia alle comunità terapeutiche, dalle cooperative ai centri di prima accoglienza. Un brulicare di realtà solidali che ci possono far dire che un altro mondo è possibile. Tutto sta nel volerlo davvero.

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