Scoppia la protesta nel carcere di Bari

Danilo Calabrese

Cattive condizioni di lavoro anche per gli agenti penitenziari sottodimensionati rispetto alle reali esigenze

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La protesta dei detenuti tocca anche Bari. Dopo le manifestazioni nelle case circondariali di Trani e Foggia, da oggi i 560 detenuti del carcere del capoluogo pugliese, insieme ai 1400 di Lecce, manifestano contro il sovraffollamento detentivo, l’insalubrità degli ambienti, le cattive condizioni igieniche. La situazione generale è persino aggravata dall’esiguo numero di agenti penitenziari.
Da stamani, quindi, via a manifestazioni nei padiglioni detentivi, con battitura incessante di oggetti contro le sbarre, piccoli incendi e lancio di materiali di ogni specie ed escrementi nei reparti detentivi.

Questo è quanto sta accadendo in Puglia. Cronaca di un malfunzionamento dell’intero settore che da anni è abbandonato a se stesso, come testimoniano le parole di Domenico Mastrulli, vice segretario nazionale O.s.a.p.p., Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria. “Lo avevamo previsto e annunciato con congruo anticipo”, ha scritto in una nota, “ma nulla è stato fatto per contrastare o limitare le proteste che mettono a dura prova la vivibilità delle prigioni e la sicurezza delle medesime”.

Preoccupazione anche per quanto riguarda l’incolumità e le condizioni di lavoro dei baschi azzurri. In Puglia, infatti, si registra un sovraffollamento nelle carceri del 50% rispetto alla reale capienza, con un deficit di agenti pari a 400 individui, 100 dei quali soltanto nella casa circondariale di Bari. In più, vi sarebbe anche un utilizzo improprio delle unità lavorative. “Mentre i pochi agenti mantengono alta la professionalità e l’attenzione dimostrando coraggio, abnegazione e spirito istituzionale di Corpo”, ha denunciato Mastrulli, “mezzi, uomini e stanziamenti economici, tra straordinario e missioni, verrebbero impiegati per alcuni funzionari della Magistratura del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ndr) in vacanza in Puglia da circa una settimana”. Si tratterrebbe di “almeno 15 uomini a rotazione tra loro, prelevati dal carcere di Lecce e dal PRAP Bari”.

Dunque, emerge un quadro generale non particolarmente felice sia per i detenuti, i diritti dei quali si stanno ridimensionando con il passare delle ore, sia per gli agenti penitenziari, che da tempo segnalano carenze infrastrutturali e di servizi. “Effettuerò a breve e a tappeto”, ha concluso il dirigente sindacale, “visite ispettive in tutte le carceri di adulti, minorili ed ex case mandamentali, nei reparti detentivi di Tribunali e ospedali per rendermi conto di persona dell’attuale situazione che vive la polizia penitenziaria femminile e maschile”. E, in attesa che il Governo prenda provvedimenti che rimedino alle ormai evidenti lacune, la protesta dei detenuti continua a oltranza.

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Commenti

  • LUREAL (utente non verificato)

    Tante cose vanno male in Italia,quindi anche nelle carceri.Pero’,con tutta la doverosa cristiana attenzione per i reclusi,non sono loro la priorita’.Dovrebbero venire prima gli ospedali,i cronicari,gli asili nido,le vittime della malavita (compresi i loro familiari).Certo in un paese civile e serio si procederebbe di pari passo,con partecipazione e responsabilizzazione di TUTTI…ma noi italiani siamo serii e civili?LUREAL