Rifiuti e altro sul lato sud della costa barese

Fabio Fanelli

Una grata di ferro arrugginito, contenente rifiuti di ogni genere, deturpa la costa barese tra Torre Quetta e Pane e Pomodoro

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Lungomare quant’è bello, spira tanto sentimento. Sensazione di calma nel respiro affannato di una corsa. Footing, per dirla all’americana. Il sole di un pomeriggio di mezza estate barese che cala lento dietro il campanile della Cattedrale in lontananza. I getti delle fontane tra gli scogli, intenti a schizzarlo come i liquidator dei bambini. A sinistra il respiro si fa ampio come il parco sorto dalle macerie di un ecomostro che non c’è più.

Sempre dritto il passo intuisce la profondità dello spazio, come una pallina su un piano inclinato. D’improvviso a destra un colpo di tosse, un vista sgradita, come d’inciampo. Una grata ingrata disturba respiro e passo disarmonizzandoli. Ferro. Arrugginito, corroso, tetanico. Plastica. Multicolore, multimisura, multiforma. Griglia che lascia intravedere un mare che d’improvviso sembra in gabbia. Tra Torre Quetta e Pane Pomodoro, tra la spiaggia fantasma e il lido (speriamo anche lindo) cittadino, un muro di ferro e plastica (con cammei di ogni altro genere di materiale), accompagna le pedalate, le corsette e le passeggiate di chi entra in città per la “porta Perotti” proveniente da San Giorgio direzione Centro.

Un muro a prima vista quasi curioso, con quelle sue bottiglie colorate e contenitori di ogni sorta incastrati tra i rettangolini di ferro come pesci in una rete. Effetto visivo di sicuro impatto. Più o meno consapevole momento ecologista (o semplicemente di civiltà?) di ancor più forte effetto. Sfregio di un litorale che prova a riconsegnarsi nella sua bellezza a una città che non ne ha mai goduto appieno. Sfregiato da una cittadinanza (istituzionale o civile che sia) che troppo spesso rivendica o crea spazi che non si rivela poi disposta a curare, custodire, tutelare, come i bambini con i giocattoli nuovi.

La bocca mastica e ingoia il boccone amaro di questa ricetta tutta nostra di “Gratatouille”, zuppa zeppa di ingredienti rifiutati da cucine, frigo e minifrigo di locali, ombrelloni e case baresi. Un colpo di tosse a scacciare le tossine, il passo riprende spedito, direzione liquidator, vista campanile. Il pensiero rimane un passo indietro: Lungomare quant’è bello, spira tanto pentimento.

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Commenti

  • Passarill (utente non verificato)

    Purtroppo la natura di gran parte dei baresi è tendente allo….. “sporco”.
    Un lungomare che la sera pare l’osteria di “mange e scitte ‘nderre”.
    Il comune potrebbe tentare di “arruolare” parecchi giovani per la pulizia anche tra la scogliera antistante il lungomare, in attesa di una deterrente vigilanza…

  • BeppeAmaBari (utente non verificato)

    Solo per complimentarmi per il modo in cui è stato narrato quest’ennesimo atto di “odiosa incuria” nei confronti della nostra città.

  • valerya_86 (utente non verificato)

    D’estate il lungomare si trasforma in un campeggio-ristorante a meno di3stelle.Scenario chiamato “folkloristico”,ma ai miei occhi viene più interpretato come degrado sociale e inciviltà.Si sporca costa e libere spiaggie,con rifiuti ornanici e non.Bisognerebbe sensibilizzare la gente e multarla se sorpresa a rilasciare tali rifiuti in posti diversi che dal bidone oltre che,istituire1gruppo di volontari atti a ripulire il lungomare.
    ps: complimenti per l’articolo e per come è stato scritto.

  • Wulfgar (utente non verificato)

    La “grata delle bottigliette” l’avevo notata anch’io, tempo fa, quando con la navetta B del Park and Ride percorrevo quel tratto di lungomare.
    Giusta denuncia e bellissimo pezzo, complimenti.