Matarrese story

32 anni ripecorsi celermente tra gioie e dolori
Dopo 32 anni è finita oggi l’era Matarrese. L’attuale Presidente Vincenzo (che formalmente resterà alla guida della società sino al prossimo 31 ottobre) aveva rilevato la società dal fratello Antonio, succeduto a sua volta al Prof. De Palo il 13 settembre 1977. L’inizio di Don Vincenzo non è malvagio e nel 1985 arriva la prima promozione nella massima serie con Bruno Bolchi in panchina e Edy Bivi finalizzatore di un gruppo estremamente compatto. Si apre l’era degli inglesi in un campionato che contempla ancora due soli stranieri per squadra. Gordon Cowans, regista di classe, proveniente dall’Aston Villa e il semisconosciuto Paul Rideout, abile nel gioco aereo.
Non riesce però l’obiettivo salvezza e il Bari comincia quel lungo peregrinare tra serie A e serie B. Si ricomincia da Enrico Catuzzi e dai giovani, come diversi anni prima. Viene fuori bella gente come Brondi e Laureri e si consacra gente dal temperamento battagliero come Giovanni Loseto, Giorgio De Trizio e Angelo Terracenere. La compagine di Catuzzi esprime un bel gioco, tra i più moderni in circolazione, ma poco fruttifero in termini di risultati. Intanto emerge il talento di Carletto Perrone e Pietro Maiellaro, sicuramente i più dotati elementi in rosa. Si passa all’era Salvemini, quella più suggestiva forse, per via della vittoria nel 1988-89 della Mitropa Cup contro il più che positivo Genoa di Eranio, Ruotolo e Fontolan. Sono gli anni in cui i tifosi stravedono per il brasiliano Joao Paolo, mai realmente dimenticato, nonostante i recenti miraggi di Paulo Vitor Barreto. La squadra è valida e necessita di una cornice migliore. Ci pensa Renzo Piano a realizzarla costruendo l’Astronave dei sogni, il San Nicola, che ospita i mondiali del 1990 e soprattutto la finale per il 3 posto vinta dall’Italia di Azeglio Vicini.
Il Bari pensa in grande e arrivano altri campioncini presunti come il rumeno Raducioiu e il fluidificante Jarni. Inevitabilmente, però, i suoi talenti attirano le mire di squadre più ambiziose e così devono partire Pietro Maiellaro (sponda Fiorentina, per rimpiazzare un certo Roberto Baggio) e Carletto Perrone (sponda l’Atalanta di Giorgi e Guidolin). La squadra, invece di smembrarsi, sembra rafforzarsi ancor più con l’arrivo dell’inglese David Platt e di Zvonimir Boban. E invece ecco arrivare la grande delusione: l’inaspettata retrocessione con Zibì Boniek in panchina. Si ricomincia prima da Beppe Materazzi e poi da Eugenio Fascetti, uno che aveva allenato con profitto il Lecce in passato, che, pur non dimostrandosi un mostro di simpatia, ottiene in bella sinergia con Carlo Regalia, risultati sorprendenti per quattro anni. Per il Presidente in quegli anni diverse soddisfazioni: da Igor Protti, primo capocannoniere italiano di una squadra retrocessa, all’ascesa di giovani stelle: Ventola, Zambrotta e Cassano in ordine sparso. E’ quest’ultimo a ridimensionare con un goal da cineteca le ambizioni dell’Inter di Marcello Lippi, beffando con un’unica azione il mostruoso trittico difensivo composto da Panucci, Blanc e Peruzzi.
Il ritorno alla cadetteria segna la fase peggiore, quella dell’altalena e dell’ascensore tra serie B e A. Il segno peggiore della crisi arriva il 19 giugno 2004. Il Bari perde i play out contro il Venezia e finisce in serie C1. A ripescarla è il fallimento del Napoli. Il ritorno in B non porta a risultati esaltanti. Si susseguono gli allenatori fino a che Vincenzo Matarrese decide di fidarsi ciecamente di Giorgio Perinetti come direttore sportivo. Via Beppe Materazzi dopo la pesante sconfitta nel derby d’andata. Al suo posto la scommessa Antonio Conte, ex leccese, inizialmente beccato dal pubblico, che l’anno seguente, ed è storia recente, in occasione del centenario della società, centra il primo posto, sciorinando un gioco a tratti spettacolare, guidata dai goal del carioca Vitor Barreto e dall’input nel finale dell’esterno Guberti. Diversi i record centrati: su tutti quello per numero di risultati utili consecutivi (16 come nel 1988-89) e quello del numero di vittorie in trasferta (10). L’8 maggio il Bari conquista con quattro giornate di anticipo la promozione tornando in A dopo 12 anni di attesa. Jean Francois Gillet alzala Coppa Ali della Vittoria il 30 maggio 2009 per il delirio di una città in festa. Sembra l’inizio di una epopea felice, ma non è così, anzi. Inizia un lungo tiramolla con Antonio Conte che, pur lusingato dalla corte tiepida della Juventus, accetta di rimanere il 2 giugno sulla panchina biancorossa per un altro anno. La sorpresa è però ancora una volta dietro l’angolo e così il 23 giugno del corrente anno società e tecnico rescindono consensualmente il contratto, ufficialmente per divergenza di opinioni sul potenzialmento della squadra. La squadra viene affidata a Giampiero Ventura, ma ancora una volta non si può stare tranquilli. Dopo Di Vella, Gazzaniga, Sanz e Stancarone c’è un nuovo potenziale acquirente alle porte, Timothy Barton, imprenditore texano, con il quale la società biancorossa annuncia il 6 agosto di aver trovato un accordo per la cessione completa del pacchetto azionario sulla base di 25 milioni di euro. Oggi la firma del contratto preliminare e l’annuncio in Comune, come da nostro articolo in home page. Da dicembre a gennaio partirà veramente la nuova era con Barton Presidente, ma il domani è già cominciato.
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