Riequilibrio di genere: a Bari è emergenza democratica

Centro di Documentazione Donne et aliae*
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Il tema del riequilibrio di genere in giunta è in queste ore un punto politico di criticità, non avendo nessun partito o lista fornito indicazioni di donne. Pensiamo che vada sostenuto e scelto il criterio del 50%, rimettendo in discussione il meccanismo fin qui praticato e costruendo un percorso diverso che coinvolga le realtà di donne.
Il percorso non è però disgiunto dalla proposta di nuovi criteri di selezione per competenze e pratiche riconosciute per donne e per uomini. Questa impostazione consente di tener conto della ricchezza di interventi e di saperi delle donne negli ambiti più disparati già presenti da tempo nella realtà cittadina. Per questo, ciò che ci interessa non è reiterare il meccanismo di cooptazione delle donne da parte dei partiti.
Il Consiglio comunale che il risultato elettorale ci ha consegnato – nessuna donna eletta – pone un problema di agibilità e credibilità democratica che riguarda tutti. E’ importante, dunque, che in accordo con l’amministrazione e le forze politiche si costruisca una pratica “coraggiosamente” innovativa.
Per questo avanziamo alcune proposte:

1. Costituzione della Consulta delle donne così come previsto dallo Statuto del Comune.

Art. 3, co. 9, Statuto Comune di Bari: “il Comune … promuove azioni per favorire pari opportunità per le donne e per gli uomini. Promuove il coordinamento di tempi e modalità della vita urbana per rispondere alle esigenze dei cittadini/e, della famiglia, dei lavoratori e delle lavoratrici, con particolare riferimento alla disciplina degli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici e degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche. A tal fine il Comune si avvale dell’apporto partecipativo della Consulta delle donne e opera in concertazione con le organizzazioni sindacali, con le associazioni imprenditoriali e con quelle rappresentative degli utenti e dei consumatori. Ispira la propria attività all’affermazione di pari opportunità professionali, sociali, culturali e politiche e, in particolare, al superamento di qualsiasi forma di discriminazione etnica, religiosa, fra i sessi e nei confronti delle diverse comunità.”
La Consulta non dovrà ripercorrere il modello degli organismi di pari opportunità, perché non dovrà essere nominata dai partiti, ma composta dalle rappresentanti delle associazioni di donne della città che ne facciano richiesta, da donne singole che vogliano dare il loro contributo, dalle assessore, consigliere comunali e di quartiere, da donne dei sindacati e di ordini professionali e di categoria.

2. Apertura delle commissioni consiliari alla presenza di esperte esterne.
Questa scelta – già sperimentata nel funzionamento della Consulta Pari Opportunità (CPO) – consentirebbe di portare e rappresentare il punto di vista di genere nelle scelte e negli orientamenti dell’amministrazione

3. Composizione paritaria della C.P.O.

4. Composizione paritaria di Enti e Municipalizzate.
Fermo restando il fatto che il criterio del 50% deve valere in tutti i consigli di amministrazione delle municipalizzate ed Enti vari, per ogni presidenza di Municipalizzata/Ente deve essere prevista una vicepresidenza da attribuire in maniera alternata uomo-donna/donna-uomo.

5. Costituzione dell’Ufficio Politiche di Conciliazione e di Genere.
Questo Ufficio, che pensiamo debba afferire direttamente al Gabinetto del Sindaco, uscendo da una logica tutta assessorile, deve lavorare a integrare competenze di diversi assessorati e diversi contesti di riferimento (sindacati, organizzazioni di categoria, scuole, municipalizzate, ecc.), coordinare il lavoro della Consulta e delle esperte nominate nelle Commissioni consiliari, con particolare riferimento all’intervento nel piano strategico Bari 2015, nella prospettiva di Bari città metropolitana e alla proposta di Bilancio di Genere.

*Un Desiderio in Comune – lista Sinistra per Bari
Coordinamento Donne del PD
ARCA

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Commenti

  • avanpopolo (utente non verificato)

    Compagne va tutto bene(in teoria) ma sta di fatto che proprio l’esperienza che voi stesse citate della commissione “pari opportunità” della passata consigliatura è risultato un fallimento se solo si leggessero nei verbali gli interventi(pochi e miseri) delle esperte intervenute, una delle quali in evidente conflitto d’interesse poichè moglie dell’assessore Dirella. Per non parlare della tristezza delle donne elette in Consiglio Comunale e mai intervenute in 5 anni..

  • LUREAL (utente non verificato)

    Statisticamente le donne sonoun poco di piu’ degli uomini,quindi il problema non sussisterebbe se le donne,leggera maggioranza,si interessassero di politica e votassero per altre donne.Quindi si attivino,se lo ritengono.Poi il maschilismo seguita ad imperare,sia pure meno di ieri,infatti i segretari,i presidenti,i mammasantissima assortiti sono tutti maschi (almeno apparentemente!).Di una in gamba si dice:ha le palle.No,bisogna amarle e apprezzarle proprio perche’ non le hanno.LUREAL

  • maxx63 (utente non verificato)

    Non è vero che nessuna lista della maggioranza al comune abbia fornito nomi di donne per la composizione della Giunta.
    La lista REALTA’ PUGLIESE ha da subito risposto all’appello di Michele Emiliano senza tentennamenti, indicando solamente donne quali rappresentanti della lista in Giunta.

  • daniel56 (utente non verificato)

    Tutto giusto, ma bisognava pensarci prima. Questa storia sulle quota rosa è solo una strumentalizzazione per ripescare candidate sonoramente bocciate dalle urne, nonostante visibilità ed incarichi. Qualcosa vorrà pur dire…. o dobbiamo anche digerire la retorica che nasconde gli interessi dei poteri (semi) forti di Bari ? Vero maxx63 ?

  • minosse (utente non verificato)

    Non giova a nessuno generalizzare sul fatto che le donne siano o no più capaci degli uomini e viceversa. In questo momento delicato di scelta, sarebbe più opportuno indirizzare l’attenzione su chi risponde ai criteri politici ed amministrativi più attuali, non importa se uomini o donne. Anche tutte donne o tutti uomini, se fosse necessario.

  • liberalamente (utente non verificato)

    maxx63: il problema non è indicare solo donne. Le politiche di genere hanno altre radici per chi sa cosa vuole dire tale indicazione.
    Fortunata perchè non apri un forum su questo tema? forse scopriremo che gestire il potere, qualunque esso sia, nell’ottica della conservazione fine a se stessa o seguire le logiche delle spartizioni non aiuta ad attivare politiche di genere. Che ne pensi?