Usura: arresti eccellenti della Mobile

La Redazione

Piccole somme prestate a strozzo, grandi giri di affari con 150 famiglie sul lastrico

15 commenta

All’alba di oggi agenti di polizia hanno dato esecuzione alla misura della custodia cautelare in carcere disposta dal G.I.P. Anna Polemio nei confronti di Saverio De Carne, Riccardo Carlucci  e Giuseppe De Carne. Gli arresti domiciliari sono stati disposti nei confronti di Annunziata Laforgia, Immacolata Celebre,  Anna De Carne e Vincenzo Bartoli, tutti incensurati ad eccezione di Saverio De Carne.
I reati contestati sono l’associazione per delinquere finalizzata all’usura e all’estorsione.
Le indagini sono state avviate nel maggio 2008 nei confronti della compagine, operativa prevalentemente nel capoluogo pugliese e capeggiata da Saverio De Carne e  Riccardo Carlucci, entrambi dipendenti con mansioni ausiliarie presso il Policlinico di Bari.

Le indagini hanno avuto impulso a seguito della repentina ed inaspettata chiusura da parte di una coppia di un negozio di abbigliamento intimo ed uno di detersivi  al quartiere Carrassi. I due coniugi sono stati costretti a cessare le attività imprenditoriali per le continue pressioni esercitate dagli aguzzini, sfociate, da ultimo, nello svuotamento del negozio di abbigliamento intimo, compiuto personalmente dai due ausiliari del Policlinico

In accordo con Eugenia Pontassuglia della Direzione Distrettuale Antimafia, gli uomini della Mobile hanno avviato servizi tecnici finalizzati all’individuazione delle ulteriori vittime dell’organizzazione e all’acquisizione di elementi probatori rilevanti anche per le future esigenze processuali.
Nel contempo la famiglia che aveva subito lo spossessamento dei beni ha beneficiato di un programma provvisorio di protezione ed è stata trasferiti in località protetta, a cura del Servizio Centrale di Protezione.

Le intercettazioni, gli appostamenti e i pedinamenti, le riprese video, hanno consentito di appurare l’effettiva esistenza e concreta operatività di un’associazione per delinquere dedita con impressionante continuità all’usura e all’estorsione.

A capo dell’organizzazione c’è Saverio De Carne, 47 anni, ausiliario del Reparto di Ginecologia presso il Policlinico di Bari ed il socio Riccardo Carlucci di 52 anni, anch’egli dipendente del Policlinico di Bari, presso l’Area Gestione Tecnica.
I due soci disponevano di una fitta rete di clienti usurati. Talora, ovviamente, i clienti del primo diventano anche clienti del secondo e viceversa. Tra loro esiste un patto: quando si presenta un problema, ed è necessario darsi man forte (magari per intimidire i clienti insolventi), l’intervento è deciso e congiunto.
Anche la concessione dei crediti da parte di ciascuno di loro si compie evidenziando, alle future vittime, che i soldi saranno concessi da un’ampia organizzazione, e non da una singola persona, sì da far comprendere (immediatamente) che le conseguenze, in caso di insolvenza o di ritardo nei pagamenti, saranno gravi ed inevitabili.

Titolati all’elargizione del credito usuraio sono esclusivamente Saverio De Carne e Riccardo Carlucci, previa istruttoria ed attenta verifica sulla futura solvibilità delle vittime. In ordine alla riscossione dei ratei usurari settimanali o mensili, Saverio De Carne oltre a provvedervi personalmente si avvale della costante collaborazione del figlio Giuseppe di 28 anni, della moglie Annunziata Laforgia di 45 anni e della mamma settantenne Immacolata Celebre.

Inoltre il “Bar Shaday”, intestato alla sorella Anna De Carne, 42 anni e nel quale lavora anche il marito Vincenzo Bartoli di 49 anni, fungeva scondo le indagini della polizia da vero e proprio sportello per l’erogazione e la riscossione dei crediti usurai. 

Dalle indagini della Mobile è memerso anche che il De Carne e il Carlucci utilizzavano il Policlinico di Bari come una base operativa: loro stessi lo hanno denominato “ufficio”, ove conservano i libri mastri, gli assegni forniti dalle vittime a garanzia dei futuri pagamenti ed il danaro contante destinato ai nuovi debitori.

Dal punto di vista delle vittime, le indagini hanno acclarato l’esistenza di più di 150 nuclei familiari e commercianti assoggettati alle pretese usurarie dei due.
Il tasso d’interesse applicato, linea di massima va dal 66% del capitale (su base annua) se la restituzione avviene in dieci ratei mensili, al 120% (su base annua) se la restituzione del danaro, capitale + interesse, avviene in trenta giorni. Talora, valutate le vittime il tasso d’interesse applicato cresce in maniera esorbitante, giungendo persino alla punta del 500% su base annua.
I crediti concessi vanno da poche centinaia di euro ad alcune migliaia di euro.
Il ritardo nel pagamento anche di una sola rata comporta l’accrescimento del debito, ovvero una ulteriore somma a titolo di interesse sull’interesse (cosiddetto “anatocismo”), corrispondente al 10% della “rata”, che determina la ricapitalizzazione dell’ammontare, con conseguente aggravio della somma da restituire.

Nel corso dell’operazione sono state compiute indagini patrimoniali che hanno consentito il sequestro preventivo di 6 appartamenti, una tenuta con villa padronale con piscina con annessi altri sei appartamenti, 13 autovetture, due ville al mare, un motociclo, un locale commerciale, un box auto, una cantinola, quattro fondi rustici, tutte le somme e /o disponibilità di valori mobiliari (assicurazioni , polizze , titoli etc.) di danaro che all’atto della esecuzione delle misure cautelari personali risultino nella disponibilità degli indagati.
Il patrimonio immobiliare e mobiliare al momento sotto sequestro risulta pari a 7 milioni di euro a fronte di un guadagno medio pro capite dei principali indagati di poco superiore ai 1200 euro mensili.
Durante le perquisizioni, allo stato sono stati sequestrati contanti e titoli pari ad oltre 200.000 euro.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!