Bloccato traffico di stupefacenti dalla Svizzera a Bari, nove gli arresti

Danilo Calabrese

Ordinazioni tramite chiamate da cabine telefoniche o cellulari e poi tramite incontri al confine: mai nessun contatto tra corriere e acquirenti

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Importavano marijuana skunk dalla Svizzera attraverso un metodo quasi infallibile. Lo stupefacente veniva ordinato tramite telefonate da cabine telefoniche e cellulari, utilizzati esclusivamente per ordinare la sostanza, la “lista” veniva scritta su fogli di carta e l’ordine consegnato manualmente al corriere che non aveva alcun contatto con gli acquirenti. Un sistema particolare, degno di un’esperta organizzazione criminale.

Il collegamento Canton Ticino-Bari è stato così intercettato e interrotto questa mattina all’alba da un blitz di 50 uomini e dell’unità cinofila della Guardia di Finanza barese. Dieci i chili di marijuana sequestrati, di cui 7,5 di skunk (erba geneticamente modificata, probabilmente coltivata in Olanda), uno di hashish di qualità pachistana e 32.000 euro in banconote da 50 e 100 euro per nove ordinanze di custodia cautelare per traffico di sostanze stupefacenti, emesse dal gip Parisi.

Quattro di loro sono in carcere, cinque agli arresti domiciliari. Quasi tutti incensurati, hanno tra i 26 e i 34 anni (eccetto il corriere cinquantenne) e sono di Bari e Triggiano (eccetto il fornitore, un giovane trentenne svizzero per il quale è stato emesso un mandato di arresto europeo). La mente era un trentunenne di Triggiano, Massimo Poligneri soprannominato Ferrari, da cui il nome dell’operazione ‘Ferrari bis’.

Questo il sistema: le ordinazioni avvenivano prima tramite chiamate da cabine telefoniche o utenze cellulari svizzere e poi tramite incontri di persona al confine italo-svizzero. ‘Ferrari’ e un complice prendevano accordi con il fornitore, gli lasciavano gli appunti su carta e i soldi per l’acquisto. Di seguito, lo ‘svizzero’ incaricava il corriere, residente a Como, di portare in Puglia la marijuana, senza prendere contatti con gli acquirenti. Arrivato nei pressi del casello Bari Nord, infatti, era solito chiamare da un apparecchio pubblico il fornitore per comunicargli l’arrivo. Di conseguenza, quest’ultimo avvisava Ferrari indicando la presenzaa Bari della skunk con termini convenzionali come ‘pasta’ o ‘pesce appuzzolito’.

Lo spaccio avveniva su tutto il territorio provinciale barese. In particolare, nel capoluogo pugliese, contava su una rete ben collaudata nei quartieri Japigia, San Giorgio e Libertà. Ma si era esteso anche a Lecce grazie all’attività di una giovane donna barese, di 26 anni, che aveva il compito di venderlo nel Salento.
Lo stupefacente veniva confezionato sottovuoto per eliminare ogni possibile odore e trasportato in auto, molto spesso nascosto nella ruota di scorta. Ma il comando della Guardia di Finanza di Bari lavorava alle indagini già da più di tre anni.

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Commenti

  • musicalbox (utente non verificato)

    Peccato…quanto ben di Dio andato in fumo…in fumo??? HaHaHa…