A caccia di capolavori
Paolo Stancarone si racconta
La promozione in serie A della Bari, che non è mai uscita dal suo cuore di tifoso, lo ha reso felice e, forse, gli ha fatto sentire ancora più acutamente la nostalgia per la sua città natale.
Dalla Spagna, dove vive ormai da diversi lustri, si è fatto raccontare la gioia della città in festa anche per il patrono. Forse un pensierino di tornare per vedere con i suoi occhi e sentire con le sue orecchie il tripudio generale,lo ha anche fatto ma non gli è stato possibile: da antiquario qual è, è ben probabile che fosse sulle tracce di qualche altro capolavoro, magari un Utrillo o un Canaletto, Chissà.
Paolo Stancarone è un barese purosangue che come tanti nostri concittadini, a un certo punto è andato via portando altrove l’intraprendenza, il coraggio e quella buona dose di incoscienza così frequente da queste parti. Un mix che spesso poi fermenta e diventa fertile terreno di coltura per passioni che possono rivelarsi redditizie e socialmente appaganti.
Come quella dell’antiquario, che Stancarone vive come cacciatore di capolavori nascosti. “Il primo l’ho inconrtrato quasi trent’anni fa” racconta Stancarone “quel quadro mi parlava, mi diceva qualcosa”. In effetti, quel Canaletto aspettava solo che qualcuno lo scoprisse e lo riportasse alla luce per tornare a vivere. Stellare la rivalutazione di quella tela, una volta autenticata e riconosciuta come autentica. Ma non è solo questo. Insomma non è una faccenda limitata alla vile moneta.
“Scoprire un capolavoro è come far nascere un’esistenza nuova” afferma Stancarone ” in ogni opera c’è tutta la vita del suo Autore: è come far rivivere a distanza di decenni o anche secoli quella scintilla irripetibile che ha fatto di un essere umano qualsiasi, un genio inarrivabile”. Per Paolo Stancarone l’arte classica può essere ovunque e lo stesso concetto di classico sarebbe forse da rivedere e allargare. “Chi ama la bellezza finisce per trovarne ovunque, ha fatto dire Marguerite Yourcenar al suo Imperatore Adriano, ed è davvero così: e per me ogni volta è un’emozione fortissima, un piccolo grande innamoramento che presto si infiamma di autentica passione quando capisco d’essere di fronte al prodotto di un genio. Alla vita del genio”.
Fra i grandi successi di Paolo ci sono, oltre a Canaletto e Murillo, anche Dürer e persino l’immenso Rubens, di cui Stancarone ha riscoperto uno splendido San Pietro, in lacrime che sembra angosciato dall’immensità del compito che attende la Chiesa. Niente e nessuno poteva dare certezza a Paolo che si trattasse davvero di un Rubens, ma le ricerche successive e soprattutto l’accurata analisi della tela hanno confermato l’intuizione.
“E’ un dono, non c’è dubbio, quello che ti guida verso l’identificazione dell’autore di un capolavoro, lo riconosco” ammette l’antiquario barese “ma io penso che anche l’opera abbia una forza sua propria che ti parla, ti chiama, quasi ti avverte e che ti conduce poi con certezza alla sua identificazione. E c’è ancora tantissima arte vera da trovare, da scoprire, da restituire alla comune conoscenza e fruizione. I mercatini ne sono pieni, le collezioni private e le abitazioni di tanti appassionati sono altrettanto ricche di sorprese. In fondo la mia gioia più grande è prorpio la scoperta, il riconoscimento di qualcosa che ci arricchisce tutti, ci fa tutti migliori”.
E’ proprio vero: chi ama la bellezza, finisce davvero poi per trovarla, ovunque sia nascosta e in attesa di ricongiungersi con l’umanità da cui è stata troppo tempo divisa.
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