Stalin, giustificato dalla Storia?
Polemiche sulla nuova visione del leader sovietico proposta dall’autore
Non poche polemiche ha suscitato l’uscita dell’ultimo libro di Domenico Losurdo, filosofo e docente dell’Università di Urbino, "Stalin. Storia e critica di una leggenda nera" (Con un saggio di Luciano Canfora, Carocci, pp.382, euro 29,50), nel quale viene narrata l’ascesa e la caduta del "georgiano di ferro". A scatenare violente ma stimolanti discussioni una recensione firmata da Guido Liguori su "Liberazione". Le lettere di protesta arrivate alla redazione accusavano infatti Losurdo e di conseguenza Liguori di "giustificazionismo" nei confronti di Stalin. Dalle accuse l’autore si difende poco, sostenendo di aver scritto questo volume traendo notizie da fonti tutt’altro che giustificazioniste: "ho letto il materiale scritto da ‘anticomunisti’, da alcuni autori che hanno redatto il libro nero del comunismo. Dunque, non da chi Stalin lo trova un eroe", ha spiegato ieri alla libreria Laterza durante la presentazione del suo lavoro insieme ai filosofi e docenti universitari baresi Nico Perrone e Franco Fistetti, coordinati da Andrea Catone (Centro studi sulla transizione socialista).
Le tesi a fondamento del fenomeno staliniano come letto da Losurdo si attagliano alla lunghezza storica della Russia sovietica, alla Guerra fredda, alla lotta politica interna al partito comunista. Dopo il trattato di Locarno, l’affratellamento della Francia con la Germania, le relazioni commerciali interrotte con il Regno Unito e l’indebolimento della Polonia, i sovietici capirono la necessità di rendersi più forti. E cercarono di farlo, dal punto di vista dell’industrializzazione, da quello economico, dalle risorse delle campagne. E nel tripudio di confusione, la "notte di San Bartolomeo" per piegare i contadini. Ma per Stalin, secondo Losurdo, era stato fatto tutto per lo Stato, poi ritenendo di poter ripristinare l’ordine. E contro di lui si scagliò invece Trockij. Da lì, nonostante i suoi sforzi di creare una nuova Costituzione, di combattere l’egualitarismo per aumentare la produttività del Paese, tutto andò a scatafascio. Un dittatore stretto nella morsa della storia, sembra quasi spiegare l’autore.
Nei trent’anni di stalinismo, tante volte il leader avrebbe voluto tornare allo stato di normalità, eppure tutto ciò che gli girava intorno sembrava remasse contro la pace del suo Paese.
Naturalmente Losurdo non condivide e anzi condanna la svolta violenta che successivamente entrò a far parte del modo di governare di Stalin.Ma tiene anche, d’altro canto, a sottolineare che “a partire dallo scoppio della guerra fredda, per decenni la campagna anticomunista dell’Occidente ha ruotato attorno alla demonizzazione di Stalin”.
La figura di Stalin occupa una posizione centrale nella storia del Novecento. Dittatore sanguinario ma anche organizzatore di un impero dalle dimensioni immense, creatore dei gulag e distruttore dei lager nazisti, cinico manipolatore degli ideali di rinnovamento sociale e oggetto di un culto della personalità senza precedenti, il giudizio sul "georgiano di ferro" ha seguito da vicino la fortuna del suo personaggio fino alla condanna definitiva dopo la caduta del muro di Berlino.
Un cameo del lavoro è considerata la postfazione, un saggio nel saggio, del celebre.Luciano Canfora, la cui interpretazione del dittatore georgiano non è esente da critiche e polemiche.
Infine, un particolare della presentazione de libro: un uomo di mezza età è entrato in libreria con un cartello con su scritto "Stalinismo assassino". Quando la storia di un leader, nel bene o nel male, resta viva. E spesso è anche attuale.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito